Forza Italia difende il burqa: si oppone a legge Lega che lo vieta
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VENEZIA – Mentre l’Italia affonda sotto l’onda dell’invasione islamica, la Lega prova a dire basta almeno a Venezia. La mozione di Alex Bazzaro e del Carroccio è chiara, netta, di buonsenso: chi entra in città coperto da niqab o burqa paga multa salata e rischia il Daspo. Perché un volto nascosto non è “cultura”, è una bomba a orologeria per la sicurezza, per l’ordine pubblico e per la dignità della donna occidentale.
Ma ecco che spunta Forza Italia, il partito dei “distinguo”, dei “valutiamo caso per caso”, dei “non esageriamo”. Michele Zuin, assessore e segretario metropolitano degli azzurri, getta acqua gelida sulla proposta: «Troppo restrittiva. Siamo contrari al Daspo. Meglio a livello nazionale». Traduzione: lasciamo che le sorelle musulmane continuino a girare come fantasmi neri tra San Marco e Rialto, perché disturbare il politicamente corretto costa voti a Roma.
È lo stesso copione visto in Lombardia: quando si tratta di difendere l’Italia dalla colonizzazione islamica, Forza Italia mette il freno a mano. Preferisce le alleanze di Palazzo ai principi. Preferisce non scontentare la lobby delle moschee e dei centri islamici che proliferano indisturbati mentre i nostri figli imparano a scuola che il velo è “diversità da rispettare”.
Fratelli d’Italia, invece, ha le idee chiare. Maika Canton lo dice senza giri di parole: «Le persone devono essere riconoscibili, come prevede già la legge. Qui si adeguano alle norme italiane o se ne tornano da dove sono venuti». Esatto. In Arabia Saudita o in Iran un cristiano o una donna occidentale verrebbero lapidati per molto meno. Ma da noi il burqa diventa “tradizione religiosa” da proteggere.
La comunità islamica di Venezia ha già risposto con la solita litania vittimista: «La religione non c’entra». Certo, come no. Il velo integrale non c’entra con l’Islam come i roghi non c’entravano con l’Inquisizione. Bugie che ripetiamo da vent’anni mentre i quartieri si trasformano in califfati e le nostre città diventano terra di nessuno.
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Forza Italia oggi dimostra di essere il tallone d’Achille del centrodestra. Quando la Lega e FdI provano a mettere un argine all’islamizzazione strisciante – quella che parte dal velo, passa per le preghiere in piazza e arriva alle sharia zone nei centri storici – gli azzurri si tirano indietro. Temono di essere etichettati “islamofobi”. Temono le solite accuse di razzismo dal Pd e dai giornali di regime. E così svendono la nostra identità.
Il velo integrale non è un pezzo di stoffa. È il simbolo visibile della conquista. È il marchio di una cultura che rifiuta l’integrazione, che considera la donna un oggetto da nascondere, che impone la legge di Allah sopra quella dello Stato italiano. Chi lo indossa (o lo impone) dichiara apertamente: «Non mi riconosco nelle vostre regole». E noi dovremmo rispondere: «Allora non stare qui».
Invece Zuin e Forza Italia dicono: «Valutiamo caso per caso». Caso per caso significa tolleranza zero zero. Significa che domani a Venezia vedremo sempre più burqa, sempre più richieste di stanze di preghiera, sempre più scuole coraniche. E quando arriverà il primo attentato o la prima ragazza picchiata per non essersi coperta, gli stessi azzurri fingeranno sorpresa.
Basta ipocrisia. La mozione della Lega va approvata così com’è: multa, Daspo e pugno di ferro. E se Forza Italia vuole davvero stare nel centrodestra, la smetta di fare da sponda ai buonisti e scelga da che parte stare: con l’Italia o con l’islamizzazione.
Perché Venezia non è La Mecca. Venezia è Italia. E l’Italia non si arrende al velo.


Toglietegli il vino a questi personaggi.