Iran prepara controffensiva totale: attaccherà impianti petroliferi e gas nel Golfo

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By V marzo 8, 2026 17:21

Iran prepara controffensiva totale: attaccherà impianti petroliferi e gas nel Golfo

I mercati petroliferi riaprono tra 4 ore:

Nel frattempo, questo fine settimana abbiamo assistito a una diffusa escalation in Medio Oriente.

I depositi di petrolio e gli impianti di desalinizzazione dell’acqua sono presi di mira da entrambe le parti.

Ore fa, l’Iraq ha confermato che la produzione di petrolio è interrotta per 3 MILIONI di barili al giorno.

Questa cifra è già superiore alla temuta perdita di offerta russa all’inizio del 2022, che ha fatto salire i prezzi del petrolio verso i 130 dollari al barile.

E i timori di un’interruzione del petrolio russo nel 2022 non si sono mai realizzati.

Per finire, il Qatar prevede ora che i prezzi del petrolio saliranno a 150 dollari al barile.

Qualcosa deve cambiare, questa situazione è diventata completamente insostenibile.

**Iran si prepara alla controffensiva totale: attaccherà impianti petroliferi e gas nei Paesi vicini. La coalizione USA-Israele ha già ridotto del 55-65% i bombardamenti. L’America non ha più munizioni né radar. L’Italia affonda nelle bollette mentre Trump grida “Mission Accomplished”**

**Roma, 6 marzo 2026** – La guerra che l’oligarchia atlantista ha scatenato contro l’Iran sta entrando nella fase più pericolosa e imprevedibile. Non è più solo uno scontro militare: è diventata una guerra di logistica, di resistenza e di costi insostenibili. E mentre Trump continua a twittare “Mission Accomplished”, la realtà sul campo racconta una storia completamente diversa.

L’Iran, con l’industria petrolifera sotto attacco e i vicini del Golfo sempre più coinvolti, si prepara alla rappresaglia più dura: **colpire direttamente gli impianti petroliferi e del gas di Arabia Saudita, Kuwait, Emirati e Qatar**. Lo scenario è chiaro: se Teheran decide di estendere gli attacchi alle infrastrutture energetiche dei Paesi limitrofi, i prezzi del petrolio e del gas schizzeranno a livelli mai visti. Gli analisti parlano apertamente di **raddoppio del prezzo del greggio** (150-180 dollari al barile) e di un’inflazione globale che potrebbe far precipitare il mondo in una recessione profonda.

Questa non è un’ipotesi lontana. È la logica conseguenza di una guerra che l’Iran non può vincere in campo aperto, ma che può far perdere all’Occidente sul piano economico.

### La coalizione USA-Israele ha già rallentato drasticamente: -55/65% di colpi al giorno

I dati ufficiali e le analisi indipendenti sono impietosi.

Secondo il report dell’Institute for the Study of War (ISW) del 5 marzo e le conferme del CSIS e di Airwars, la campagna aerea combinata USA-Israele ha subito un crollo verticale:

– **Primi 48 ore**: USA da sole hanno colpito **1.250 target**.
– **Prime 72 ore**: **1.700 target** totali.
– **Primi 100 ore**: picco di **2.000 target** colpiti da munizioni americane.

Poi il crollo. Dal 4 marzo in poi il volume quotidiano è precipitato. Israele, che il primo giorno aveva compiuto la più grande operazione aerea della sua storia (500 target in 24 ore), è sceso a una media di **300-425 attacchi al giorno**. L’accumulo totale israeliano al 7 marzo è di 3.400 strike, ma il ritmo è calato del 15-20% rispetto all’inizio.

Per gli USA la riduzione è ancora più drammatica: da una media iniziale di **1.250 strike al giorno** si è passati a **300-400**. Una diminuzione stimata del **76%**. Complessivamente, il volume combinato della coalizione è sceso del **55-65%**.

I think tank occidentali parlano di “fase naturale” dopo la soppressione iniziale delle difese aeree. Ma la realtà è un’altra: l’Iran **non è stato decapitato**. Le sue difese aeree continuano a operare in diverse zone, il comando è stato decentrato e i Pasdaran continuano a lanciare missili e droni. Solo ieri l’Iran ha abbattuto **due droni ad alto valore** americani. L’America non riesce più a mantenere il ritmo per problemi di manutenzione degli aerei e, soprattutto, per **scorte di munizioni troppo basse**.

### L’Iran ha ancora il 50% dei missili e droni e può combattere almeno altri 6 mesi

Il New York Times lo ha scritto nero su bianco: **l’Iran è ancora in grado di combattere a pieno regime per almeno altri 6 mesi**. Ha ancora circa il **50% dell’arsenale di missili balistici e droni** con cui ha iniziato la guerra. Le scorte non sono finite. E mentre la coalizione rallenta, Teheran continua a produrre e a nascondere asset.

L’Iran ha creato un vero e proprio **“Iranian Drone Belt”**: un corridoio di droni e UUV (veicoli subacquei senza pilota) che rende impossibile per USA e Israele dominare il Golfo per i prossimi 4-6 mesi. Si parla di **fino a 4.000 droni subacquei** letali, molti con intelligenza artificiale integrata, contro i quali l’Occidente non ha praticamente contromisure. Anche gli USV (veicoli di superficie) iraniani, usati finora in modo limitato, rappresentano una minaccia costante.

Nel cielo gli USA-Israele mantengono la **superiorità aerea**, ma **non la dominanza**. Possono colpire dove e quando vogliono in determinate finestre temporali, ma l’Iran continua a opporre resistenza. Solo un lanciatore Tor-M1 è stato distrutto in tutta la guerra (contro i 5-6 persi nel 2025). Teheran ha ancora decine di sistemi a corto raggio nascosti in bunker e ha appena importato **5.000 nuovi MANPAD**. L’Iran sta giocando una partita lunga: nasconde, decentra, resiste.

### L’Italia sta pagando il prezzo più alto di questa guerra infinita

Mentre l’Iran resiste e la coalizione rallenta, noi italiani stiamo già affondando:

– Benzina oltre **2,29 €/L** al self (pieno da 50 litri a 115 euro)
– Gas TTF oltre **64 €/MWh** (+11% in una settimana)
– Alluminio a **3.418 dollari/tonnellata** e in forte rialzo
– Fabbriche energivore sull’orlo del baratro

Abbiamo chiuso i gasdotti russi (energia stabile a 15-25 €/MWh) per dipendere dal Golfo che oggi è un campo di battaglia. Abbiamo permesso che **Sigonella** diventasse la piattaforma di lancio di questa follia. Abbiamo seguito ciecamente Washington mentre Arabia Saudita e Qatar ci vendevano energia a prezzo di ricatto e finanziavano l’islamizzazione.

Ora il rischio è chiaro: se l’Iran attacca gli impianti dei Paesi vicini, i prezzi del petrolio e del gas esploderanno e l’Italia – già strozzata dalle bollette – entrerà in recessione piena.

### Basta con questa follia suicida

Questa guerra non è contro l’Iran.
Questa guerra è contro l’Italia e contro l’Europa.

L’oligarchia atlantista ha scelto il caos per mantenere il controllo. Ha preferito bombardare invece di negoziare. Ha sacrificato la nostra industria e le nostre famiglie sull’altare di interessi che non sono i nostri.

L’Iran sta dimostrando di poter resistere per mesi.
L’America sta scoprendo di non avere munizioni né radar sufficienti.
E noi italiani continuiamo a pagare il conto più salato.

**Riaprire immediatamente i gasdotti russi** non è tradimento.
È l’unico atto di intelligenza e di sovranità nazionale rimasto.

Dobbiamo vietare l’uso delle nostre basi per guerre non approvate dal Parlamento.
Dobbiamo uscire da questa trappola prima che il prezzo del petrolio raddoppi, prima che le fabbriche chiudano per sempre, prima che la guerra si allarghi ancora di più.

L’Italia deve scegliere: o la pace e la sovranità energetica, o continuare a morire di bollette per una guerra che non ci appartiene.

**L’Italia prima di tutto.**
L’energia per gli italiani prima di tutto.
La pace prima di tutto.

Il tempo delle bugie è finito.
Ora tocca a noi decidere.

Iran prepara controffensiva totale: attaccherà impianti petroliferi e gas nel Golfo ultima modifica: 2026-03-08T17:21:49+00:00 da V
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