Ridotto su una sedia dai migranti, lo Stato vuole 44mila euro di tasse

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By V marzo 8, 2026 23:55

Ridotto su una sedia dai migranti, lo Stato vuole 44mila euro di tasse

**L’INFERNO CONTINUA: PAOLO SARULLO, PICCHIATO QUASI A MORTE DAGLI IMMIGRATI, ORA DEVE PAGARE 44.000 EURO DI TASSE ALLO STATO SU UN RISARCIMENTO CHE NON VEDRÀ MAI**

Albenga-Sanremo, 9 marzo 2026 – È una storia che grida vendetta al cielo. Una storia di violenza brutale, di ipocrisia mediatica e di un sistema che punisce le vittime mentre lascia impuniti i carnefici. Parliamo di Paolo Sarullo, il giovane di 25 anni ridotto in tetraplegia dopo essere stato massacrato da un branco di immigrati di seconda generazione. Lo hanno usato come testimonial a Sanremo per parlare di “bullismo” e “violenza giovanile”, nascondendo con vergognosa omertà la nazionalità degli aggressori. Ora, come se non bastasse, lo Stato italiano ha il coraggio di pretendere da lui 44.000 euro di tasse su un risarcimento da 1,27 milioni che non ha mai incassato e che probabilmente non incasserà mai.

Ricostruiamo i fatti senza filtri, perché la verità non si può più nascondere. Era la notte tra il 18 e il 19 maggio 2024, tra Alassio e Albenga. Paolo e un amico escono dalla discoteca Le Vele. Quattro immigrati – Amine Hilali (19 anni, origini maghrebine), Gabriel Da Silva (20 anni, origini portoghesi), Myslim Cela (18 anni, origine albanese) e un quarto minorenne – decidono che quel monopattino può essere il loro divertimento. Lo rubano, lo usano per “fare un giro”. Paolo va a riprenderselo. Risultato? Un pugno in faccia sferrato da Hilali che lo manda a sbattere la testa sull’asfalto. “Se l’è cercata”, dicono ridendo. Tre mesi di coma, parte del cranio rimossa, tetraplegia irreversibile. Oggi Paolo respira da solo grazie a un miracolo della riabilitazione, parla, mangia, ma la sua vita è distrutta: vive in un centro specializzato a La Spezia, la madre Miranda ha abbandonato il lavoro per assisterlo 24 ore su 24, la casa popolare è inagibile. Spese folli, assistenza continua, un calvario senza fine.

A Sanremo, durante la terza serata del Festival, lo hanno fatto salire sul palco per un appello commovente contro la violenza sui giovani. “Stop alla violenza”, ha detto Paolo. Ha persino dichiarato di aver “perdonato”. Ma la conduttrice Carla Conti e tutti i media mainstream hanno parlato solo di “bullismo” e “branco di coetanei”. Nemmeno una parola sul fatto che si trattava dei soliti immigrati di seconda generazione, residenti nell’area di Torino, arrivati qui da chissà dove e cresciuti in un contesto che evidentemente non ha insegnato loro il rispetto per la vita altrui. Un depistaggio vergognoso, un tentativo di non “rovinare la narrazione” mentre l’Italia intera guarda il Festival.

E adesso arriva il colpo di grazia, quello che fa rabbrividire chiunque abbia ancora un briciolo di senso di giustizia. I tre maggiorenni sono stati condannati: Hilali a 6 anni per lesioni gravissime e rapina aggravata, Da Silva a 3 anni e 6 mesi, Cela a 8 mesi per omissione di soccorso. La Corte d’Appello ha confermato tutto e ha disposto un risarcimento provvisionale di 1 milione e 270 mila euro a Paolo più 200 mila alla madre. Soldi che però non arriveranno mai: i carnefici sono nullatenenti. Liberi di girare (o quasi) e senza un euro da dare. Paolo, invece, deve pagare allo Stato 44.000 euro di tasse su quel risarcimento fantasma. Tasse su soldi che non ha visto, su una giustizia che non esiste, su una vita che gli è stata rubata per sempre.

Questo è il paradosso italiano del 2026: gli aggressori immigrati picchiano, quasi uccidono, rovinano un ragazzo per “divertimento” e se ne vanno con condanne leggere e zero conseguenze economiche. La vittima, paralizzata a vita, viene tartassata dallo Stato come se avesse incassato un tesoro. Intanto le televisioni e i politici di sinistra continuano a blaterare di “integrazione” e “giovani in difficoltà”, nascondendo la realtà che urla dai nostri quartieri: l’immigrazione incontrollata ha portato violenza, degrado e branchi che considerano gli italiani carne da macello.

Paolo non molla, lo ha detto chiaro: “Non mollo un cazzo”. Ma noi italiani non possiamo più tacere. Quante altre vittime dovranno finire tetraplegiche prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta? Basta con l’immigrazione che non si integra. Basta con i media che censurano le origini degli aggressori. Basta con uno Stato che protegge i criminali stranieri e spolpa le vittime italiane.

Paolo Sarullo è il simbolo di un Paese allo sbando. Il suo dramma non è solo personale: è la prova schiacciante che l’Italia sta pagando a caro prezzo la sua ingenuità sull’immigrazione. E se non ci svegliamo adesso, domani potrebbe toccare a vostro figlio. O a vostra figlia.

Ridotto su una sedia dai migranti, lo Stato vuole 44mila euro di tasse ultima modifica: 2026-03-08T23:55:30+00:00 da V
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