Ce l’abbiamo fatta, il bengalese pro-moschea cacciato da Fratelli d’Italia: «Non sarà candidato»

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By V marzo 9, 2026 15:35

Ce l’abbiamo fatta, il bengalese pro-moschea cacciato da Fratelli d’Italia: «Non sarà candidato»

Se non avessimo portato all’attenzione la vicenda, non sarebbe accaduto.

**Moschea di Venezia a Mestre: il trofeo della comunità bengalese che accelera l’islamizzazione. Fratelli d’Italia molla il “paladino” Prince Howlader, ma il problema resta: l’unico modo per fermare la conquista è AZZERARE l’immigrazione regolare islamica**

MESTRE – Due settimane per trasformare una ex segheria abbandonata, rifugio di senza fissa dimora e tossici, in una spianata perfetta. Pronta per il Ramadan 2026. È la nuova “Moschea di Venezia” in via Giustizia, a dieci minuti dalla stazione di Mestre, proprio accanto ai binari. Il promotore? Prince Howlader, bengalese “perfettamente integrato”, iscritto a Fratelli d’Italia e fino a pochi giorni fa dato per certo in lista alle comunali di Venezia. Cacciato di colpo. Il coordinatore regionale Raffaele Speranzon lo conferma senza giri di parole: «È un bravo ragazzo, ma la moschea non è un tema del partito». Tradotto: nemmeno la destra “sovranista” vuole farsi carico del simbolo più evidente della resa all’islamizzazione.

Eppure la comunità bengalese – tra Mestre e Marghera già 20 mila persone, su un totale di circa 40 mila musulmani nel Veneziano – non molla. Servono 1,5 milioni solo per l’acquisto del rudere (150 mila già versati come anticipo), poi altri 15 milioni per una moschea da 1.500 posti. Soldi che arrivano con “mille euro al metro quadro” dai fedeli, ma soprattutto con “interessamenti dall’estero”. Rendering già in circolazione, pagina Facebook “Moschea di Venezia” che fa il giro del mondo islamico. Area per bambini con giochi, spazio separato per le donne. E un imam che parli italiano, “per essere in regola”. La solita tattica: fingere integrazione mentre si pianta la bandiera della umma.

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Nel frattempo, fuori dai cancelli, arrivano prima l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint («Finché la Lega governerà, nessuna moschea») e poi gli attivisti di Forza Nuova con fumogeni e striscione “No alla moschea targata Fratelli d’Italia”. Polemiche, strumentalizzazioni, polizia. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: mentre i partiti litigano sul “tema”, la moschea avanza. E dietro di essa avanza l’islamizzazione silenziosa di una delle città più belle e simboliche d’Italia.

**I numeri parlano chiaro: non è un caso isolato, è un’invasione legale in piena regola.** Secondo i dati più recenti della Fondazione ISMU (luglio 2025), i musulmani stranieri residenti in Italia hanno superato per la prima volta il 30% del totale degli stranieri, toccando 1,7 milioni. Il numero complessivo di musulmani (inclusi naturalizzati e minori) oscilla tra 2,3 e 2,7 milioni, pari al 4-4,5% della popolazione. Proiezioni realistiche parlano di oltre 3 milioni entro il 2030 e fino al 9,6% entro il 2050 se non si cambia rotta. In Veneto la comunità bengalese è la prima per numero di residenti stranieri nel Comune di Venezia. E continua a crescere grazie a ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno regolari, matrimoni e natalità molto superiore a quella italiana.

Ecco il punto che nessuno vuole dire ad alta voce: l’“integrazione” è una favola. Prince Howlader, “stimato e conosciuto”, iscritto a FdI, non ha esitato un secondo a mettere la moschea davanti a tutto. Perché per un musulmano praticante la priorità non è diventare italiano, ma affermare l’islam sul territorio. Le moschee non sono semplici luoghi di preghiera: sono centri di aggregazione, di proselitismo, di finanziamento estero (Qatar, Arabia Saudita, Turchia e reti dei Fratelli Musulmani), di imposizione graduale della sharia. Spazi separati per donne, sermoni (anche in italiano) che rafforzano l’identità islamica, zone “no-go” che nascono intorno. È successo a Monfalcone, a Bologna, a Milano, a Roma. Ora tocca a Venezia.

Forza Nuova e Lega protestano, FdI fa marcia indietro su un candidato scomodo. Ma tutto questo è inutile se non si colpisce la radice. **L’unico modo reale, concreto e non negoziabile per evitare l’islamizzazione dell’Italia è AZZERARE IMMEDIATAMENTE l’immigrazione regolare dai Paesi islamici.** Stop a tutti i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, studio, ricongiungimento familiare, protezione umanitaria o “speciale” provenienti da nazioni a maggioranza musulmana. Stop alle naturalizzazioni facili. Stop ai flussi “regolari” che in realtà sono la vera porta d’ingresso della sostituzione demografica.

Perché l’immigrazione clandestina si può (e si deve) respingere. Ma quella “legale”, quella che riempie le scuole di bambini musulmani (fino al 43% in alcune classi di Mestre), che crea comunità parallele da 20 mila persone e che oggi pretende una mega-moschea a due passi dalla stazione di Venezia, è molto più pericolosa. È lenta, silenziosa, irreversibile. Ogni bengalese, marocchino, pakistano o tunisino che arriva regolarmente porta con sé non solo sé stesso, ma una famiglia numerosa, una religione incompatibile con la nostra civiltà e una fedeltà assoluta alla umma, non alla Repubblica italiana.

Fratelli d’Italia ha fatto bene a scaricarlo, Howlader. Ma ora deve fare di più: smettere di fingere che il problema siano solo le moschee abusive o i “cattivi ragazzi”. Il problema è l’immigrazione islamica regolare. Senza di essa non ci sarebbero 20 mila bengalesi a Mestre. Senza di essa non ci sarebbe nessuna moschea in via Giustizia. Senza di essa Venezia resterebbe italiana.

L’islamizzazione non è un’opinione. È un fatto matematico e demografico. E si ferma solo in un modo: chiudendo i rubinetti dell’immigrazione regolare islamica. Tutto il resto è chiacchiera. O, peggio, resa.

Ce l’abbiamo fatta, il bengalese pro-moschea cacciato da Fratelli d’Italia: «Non sarà candidato» ultima modifica: 2026-03-09T15:35:42+00:00 da V
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By V marzo 9, 2026 15:35
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1 Comment

  1. S.C. marzo 9, 17:05

    Urca allora veramente sono riusciti a togliere dalle mani il fischietto di vino ai dementi di forza Italia.

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