Femministe minacciano di bruciare i pro-vita ma la Digos indaga gli striscioni

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By V marzo 9, 2026 12:46

Femministe minacciano di bruciare i pro-vita ma la Digos indaga gli striscioni

**Digos indaga chi affigge uno striscione innocente ma lascia liberi quelli che vogliono bruciare vivi i Pro Vita. Benvenuti nella dittatura woke a due velocità.**

Latina, striscione ironico: “Donna: quanto t’abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato”.
Risultato? Rimozione immediata, sindachessa in tilt, **Digos** mobilitata come se fosse un attentato terroristico. Indagini, accertamenti, firma “I nativi” sotto la lente. Tutto per una battuta sarcastica, zero insulti, zero minacce.

E ora guardate questo (grazie Francesca Totolo che lo ha postato):

Video di transfemministe in corteo che urlano a squarciagola:
«Le sedi di Pro Vita si chiudono con il fuoco ma con i Pro Vita dentro sennò è troppo poco.
E se un Pro Vita muore: champagne! E se non muore: molotov!»

Chiedono letteralmente di **bruciare vivi** gli attivisti pro-vita. Incitazione all’omicidio, apologia di violenza, odio puro. Roba da codice penale, articolo 415 (istigazione a delinquere) e forse anche terrorismo. Champagne per chi muore carbonizzato. Molotov di riserva. Roba da ISIS in salsa arcobaleno.

E la Digos? Silenzio.
La procura? Zitta.
La sindachessa Celentano e la CGIL che strillavano “oltraggio alla dignità” per lo striscione? Sparite.

Perché? Perché questi sono i “buoni”. Sono le sacre guerriere del femminismo transfemminista. Sono l’ala violenta del pensiero unico woke. Possono invocare roghi umani, feste per morti ammazzati, molotov contro chi difende la vita. È “attivismo”. È “lotta”. È “resistenza”.

Se invece metti uno striscione ironico sul patriarcato, allora sì che scatta l’allarme rosso: fascismo! Misoginia! Indagini!

Questo è il livello della giustizia italiana oggi.
Due pesi, due misure.
Chi difende la vita viene trattato da nemico pubblico.
Chi invoca il rogo viene protetto come “vittima del sistema”.

E non è un caso isolato. È il copione: striscioni innocenti sotto inchiesta, cortei che urlano “bruciamoli vivi” protetti dalla polizia, minacce di morte sui social tollerate, violenze reali contro Pro Vita minimizzate.

Francesca Totolo lo ha definito “l’odio transfemminista che ha lo stesso fetore di quello antifascista”. Ha ragione da vendere.

La Digos ha risorse per dare la caccia a chi appende un lenzuolo bianco.
Ma non ne ha per chi organizza cortei con richieste di omicidio.

È la dittatura woke in versione italiana: censura il buonsenso, protegge la barbarie.

Lo striscione di Latina è ancora lì, nella testa della gente normale.
Le molotov delle fanatiche pure.

E finché le istituzioni faranno finta di niente davanti a chi grida “champagne per i morti carbonizzati”, l’Italia normale continuerà a ridere amaro e a scegliere da che parte stare.

Forza Pro Vita.
Forza chi non chiede scusa per difendere la vita.
E alla Digos: andate a indagare chi vuole bruciare la gente, invece di fare i lacchè del pensiero unico.

Il popolo ha già capito tutto. E non dimentica.

Femministe minacciano di bruciare i pro-vita ma la Digos indaga gli striscioni ultima modifica: 2026-03-09T12:46:13+00:00 da V
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By V marzo 9, 2026 12:46
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1 Comment

  1. Ul Gigi da Viganell marzo 9, 14:02

    Se passassero una sola notte in gabbia con i loro amati baluba, toccando con mano la Realtà, già la mattina dopo invocherebbero il Patriarcato, a gambe larghe…

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