Referendum: 1,5 milioni di musulmani diventati ‘italiani’ voteranno no
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**L’islamizzazione passa dal passaporto italiano: 1,5 milioni di musulmani pronti a decidere i nostri referendum (e le nostre leggi)**
Piccardo (Ucoii) lo ha detto senza giri di parole: “Ci conviene mantenere l’ordinamento così com’è. Votate No al referendum sulla giustizia”. E ha aggiunto un dettaglio che dovrebbe far scattare l’allarme rosso in tutto il Paese: in Italia ci sono 3 milioni di musulmani, **metà dei quali già in possesso della cittadinanza italiana**. Tutti maggiorenni andranno a votare il 22 e 23 marzo. Senza quorum, bastano loro per fare la differenza.
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È la stessa “guerra santa al referendum” che denunciavamo già nel nostro articolo di pochi giorni fa: “La guerra santa al referendum: ‘Il no conviene agli islamici’”. Allora sembrava un’ipotesi, oggi è una dichiarazione ufficiale di uno dei massimi esponenti dell’Ucoii, l’organizzazione che ancora oggi rifiuta di firmare un’intesa con lo Stato italiano perché evidentemente preferisce rimanere fuori dal controllo delle nostre leggi.
Roberto Hamza Piccardo non parla a titolo personale. Parla a nome di una comunità che ha capito perfettamente come funziona la democrazia italiana: **acquisire il passaporto rosso significa acquisire il potere di cambiarla dall’interno**. E lo stanno facendo. Mentre noi discutiamo di integrazione, loro accumulano cittadinanze, figli nati qui (ius soli di fatto), ricongiungimenti familiari e matrimoni che moltiplicano i voti islamici. Il risultato? Un esercito elettorale silenzioso che oggi si mobilita contro la riforma della giustizia voluta dal Governo e domani potrà decidere su immigrazione, diritti, sicurezza e – perché no – sull’introduzione di elementi di sharia nei nostri tribunali.
L’arresto dell’imam di Torino Mohamed Shahin, considerato un pericolo per la sicurezza nazionale, non è stato un caso isolato. È la punta dell’iceberg. La stessa comunità che difendeva quell’imam oggi invita i suoi fedeli a votare contro l’esecutivo italiano. Il messaggio è chiaro: **la nostra lealtà non è all’Italia, ma all’umma**. E per difendere l’umma usano proprio gli strumenti che noi gli abbiamo regalato: la cittadinanza e il diritto di voto.
È ora di dirlo senza ipocrisie: **l’islamizzazione dell’Italia non arriva solo con i barconi o con le moschee abusive**. Arriva soprattutto attraverso la facile concessione della cittadinanza. Ogni passaporto dato a un extracomunitario musulmano è un voto in più per chi vuole cambiare la nostra civiltà dall’interno. È l’arma più potente perché è legale, silenziosa e irreversibile.
Per questo serve un’inversione di rotta immediata e radicale: **tornare al puro ius sanguinis**. Cittadinanza solo per chi ha sangue italiano, o almeno per chi dimostra un legame profondo e storico con la nazione, non per chi nasce casualmente sul nostro suolo o per chi fa domanda dopo qualche anno di residenza. Basta con lo ius soli mascherato, basta con le sanatorie che regalano voti a chi non ha alcuna intenzione di diventare italiano nel cuore.
Se non blocchiamo subito questa deriva, il prossimo referendum non sarà sull’ordinamento giudiziario. Sarà sull’introduzione del velo nei luoghi pubblici, sulla poligamia, sul divieto di critica all’islam, sulle zone no-go dove la sharia vale più della nostra Costituzione. E quei 1,5 milioni di nuovi “italiani” (e i loro figli, e i figli dei loro figli) saranno la maggioranza decisiva.
Piccardo lo ha spiegato con chiarezza disarmante: “Ci conviene”.
A noi invece conviene svegliarci. Subito. Prima che il “no” islamico diventi il nostro futuro.


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