A Bologna asilo vieta ingresso alla Madonna dopo proteste genitori
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**Aule-moschea sì, imam sì, ma niente crocifissi e via la Madonna: l’islamizzazione delle scuole italiane accelera mentre la nostra identità viene cancellata**
L’Italia, culla del cattolicesimo e patria di duemila anni di fede cristiana, sta vivendo un paradosso suicida: si aprono le porte alle preghiere islamiche nelle aule pubbliche, si impone il cibo halal nelle mense, si tolgono i crocifissi “per non offendere”, ma quando arriva la Madonna di San Luca – simbolo millenario di Bologna – deve fermarsi fuori dal cancello come una reietta. È la nuova “laicità” made in Italy: neutrale solo contro i cristiani, arrendevole con l’islam.
A Bologna la polemica è esplosa in questi giorni intorno alla scuola dell’infanzia comunale “Grosso” nella Bolognina. La sacra immagine della Madonna di San Luca, dopo il furto dei gioielli subìto a febbraio, avrebbe dovuto compiere una breve processione e fermarsi nel cortile per salutare i bambini. Niente di più: un passaggio rispettoso, un gesto di devozione popolare che da secoli fa parte del tessuto cittadino. Invece no. Alcuni genitori – invocando la laicità della scuola pubblica – hanno imposto il veto. Risultato? La Madonnina si fermerà davanti al cancello chiuso. Solo i bimbi i cui genitori avranno firmato un’apposita autorizzazione potranno avvicinarsi, accompagnati da un adulto. Una umiliazione simbolica che grida vendetta.
L’assessore comunale alla scuola, Daniele Ara, ha cercato un “compromesso”: la statua resta fuori, i bambini autorizzati si affacciano. Un compromesso che in realtà è una resa. Come hanno denunciato Francesco Sassone, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia e consigliere regionale, e Manuela Zuntini, consigliera comunale: «Usare la laicità per impedire alla Madonna di San Luca di entrare nel cortile è l’ennesima dimostrazione di come questo principio venga piegato a pretesto ideologico. Il risultato è paradossale: la Madonnina fermata davanti a un cancello chiuso. Più che difendere la laicità, qui si nega un pezzo della nostra identità culturale cittadina».
Ma la vera domanda è: dov’era questa laicità ferrea quando in decine di scuole italiane sono state concesse aule-moschea per il Ramadan? Quando gli imam entrano liberamente per guidare la preghiera collettiva degli alunni musulmani? Quando si tolgono i crocifissi dalle pareti per “rispetto” e si sostituiscono i menù tradizionali con cibo halal obbligatorio? Quando in una scuola di Cremona si cancella il Natale «per non urtare nessuno»?
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A Firenze è successo proprio pochi giorni fa: una scuola ha riservato un’aula intera agli studenti musulmani per le preghiere del Ramadan. Tappeti, imam, orari ad hoc. Tutto pagato con soldi pubblici. Niente proteste dei soliti paladini della laicità. Anzi: silenzio complice o applausi. La stessa laicità che a Bologna caccia la Madonna di San Luca diventa improvvisamente elastica, comprensiva, “inclusiva” quando si tratta di islam.
È il copione dell’islamizzazione strisciante: si predica la multiculturalità ma si pratica la monocultura islamica. Si celebra la diversità purché sia la nostra a sparire. Si parla di accoglienza ma si impone la cancellazione di ciò che siamo. Come se per far entrare l’altro fosse obbligatorio cancellare se stessi. Come se i simboli cristiani fossero “impositivi” mentre le preghiere islamiche nelle aule pubbliche siano un diritto sacrosanto.
I genitori contrari alla Madonna di San Luca hanno vinto. Per ora. Ma il messaggio che arriva ai bambini è devastante: la vostra storia, la vostra fede, la vostra Madonna non contano. Contano solo i diritti di chi viene da fuori. E mentre l’Italia si svuota di crocifissi e presepi, l’islam avanza nelle scuole, nelle mense, nei quartieri, nelle piazze.
Questa non è laicità. È suicidio culturale. È islamizzazione per sottrazione: togliamo il nostro per non disturbare il loro. E se qualcuno osa protestare viene subito bollato come “intollerante”.
Bologna, culla della Madonna di San Luca, oggi si inchina davanti a un cancello chiuso. Domani chissà. Forse anche le campane diventeranno fastidiose. Forse anche il nome “Italia” sarà da rivedere.
L’unica vera domanda rimasta è: fino a quando gli italiani accetteranno di essere ospiti in casa propria?


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