Giudici ordinano alle imprese di assumere i futuri clandestini: “È un gruppo protetto”

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By V marzo 10, 2026 17:09

Giudici ordinano alle imprese di assumere i futuri clandestini: “È un gruppo protetto”

**“Assumete anche se scade il permesso di soggiorno”: condannata Adecco dalle toghe pro-clandestini – l’ennesima beffa che trasforma le aziende in complici del “gruppo protetto”**

È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la magistratura è diventata il braccio armato del buonismo ideologico e dell’immigrazione incontrollata, mentre le imprese oneste e i lavoratori italiani pagano il conto con multe, rischi penali e posti di lavoro rubati. Il Tribunale di Milano ha appena condannato Adecco, colosso mondiale della somministrazione di manodopera, per “discriminazione indiretta” verso il **“gruppo protetto”** degli stranieri extra Ue con permesso di soggiorno in scadenza. La sentenza? L’azienda deve adottare una direttiva interna che obbliga i selezionatori a **ignorare del tutto la data di scadenza del permesso** e assumere lo stesso, anche se il contratto durerà più a lungo del permesso stesso.

I fatti sono da film dell’orrore per chi ancora crede nello Stato di diritto: Adecco, per evitare di ritrovarsi con lavoratori irregolari sul posto di lavoro (e quindi perseguibili penalmente), escludeva o limitava i candidati extra Ue quando la richiesta del cliente superava la scadenza residua del permesso. Una prassi di puro buon senso, dettata dalla legge italiana che punisce chi occupa stranieri senza permesso con reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa di 5.000 euro a testa (art. 22, comma 12, D.Lgs. immigrazione). Risultato? La Cgil Lombardia – sempre in prima linea quando si tratta di difendere chi arriva senza regole – ha fatto causa. E il giudice del Tribunale di Milano ha dato ragione al sindacato rosso.

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La motivazione è da brividi: «Secondo il diritto Ue, anche una misura apparentemente neutra, che produce effetti sfavorevoli anche minimi ma sistematici verso un **gruppo protetto** – in questo caso gli stranieri con permesso di soggiorno – può costituire discriminazione indiretta». Traduzione per i cittadini italiani che pagano le tasse e rischiano il posto: gli stranieri (anche quelli con permesso in bilico verso la clandestinità) sono un **gruppo protetto** intoccabile. Le aziende no. Devono assumersi il rischio di far lavorare potenziali clandestini, altrimenti vengono condannate, multate e umiliate con pubblicazione della sentenza sulla home page del sito e su un quotidiano nazionale. Adecco dovrà pagare 5 mila euro alla Cgil e riscrivere le proprie policy “al buio”, come se assumere fosse una lotteria ideologica imposta dalle toghe.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Risarcimento di 700 euro a Redouane Laaleg, algerino irregolare con 23 condanne.
– Risarcimento di 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete che speronò la Guardia di Finanza.
– Risarcimento di 18.000 euro a un pakistano respinto in Slovenia per “trattamenti inumani”.
– Nessun risarcimento per i familiari di Santo Re, ucciso da un irregolare zimbabwese con sei ordini di espulsione ignorati.

Lo Stato italiano può essere chiamato a pagare quando favorisce l’invasione (Ong, clandestini, occupanti abusivi), ma condanna chi cerca di rispettare la legge. Ora tocca alle aziende: assumete anche se scade il permesso, altrimenti siete “discriminatori”. E se poi il lavoratore diventa irregolare? Peggio per voi, andrete in galera. I magistrati pro-clandestini si lavano le mani: loro difendono il **“gruppo protetto”**, costi quel che costi agli italiani.

Giorgia Meloni ha già bollato sentenze simili come «assurde». Qui è peggio: non si regalano solo soldi, si impone alle imprese di diventare complici dell’illegalità immigratoria, con il rischio concreto di trasformarsi in imputati. I dirigenti HR ora dovranno assumere “al buio”, ignorando la scadenza di un documento che la legge considera essenziale.

Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi premia furbetti e lascia impuniti i violenti).

Gli ultimi sondaggi (fino all’11 febbraio) danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante.

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a vedere le toghe trasformare le aziende italiane in agenzie di collocamento per il “gruppo protetto” dei clandestini in pectore, mentre i lavoratori italiani restano senza tutele e le imprese rischiano la galera. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori e clandestini pericolosi, e condanna l’Italia a pagare chi la deruba.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge le sue imprese e i suoi cittadini onesti, non il “gruppo protetto” dei permessi in scadenza. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro chi lavora e produce! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!

Giudici ordinano alle imprese di assumere i futuri clandestini: “È un gruppo protetto” ultima modifica: 2026-03-10T17:09:06+00:00 da V
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