Partite posticipate per Ramadan a Bologna
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**Posticipate le partite per il Ramadan a Casalecchio: non integrazione, ma pura sottomissione all’islamizzazione dello sport italiano**
Casalecchio di Reno (Bologna), 10 marzo 2026. Mentre l’Italia continua a fingere di “integrare”, la realtà urla il contrario: siamo noi a doverci piegare. La società calcistica dilettantistica **Real Casalecchio** ha ottenuto dalla FIGC lo spostamento delle partite della squadra Juniores dalle 17.15 alle 18.30. Il motivo? Consentire a quattro ragazzi musulmani di giocare **dopo il tramonto**, rispettando il digiuno del Ramadan.
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Quella che La Repubblica definisce “scelta di buon senso” è in realtà l’ennesimo atto di resa culturale. L’allenatore Gianni Gandolfi dichiara: «Questi ragazzi fanno sport per integrarsi e per stare alle regole. Il gruppo va incontro anche a chi ha culture ed esigenze diverse. Massimo rispetto per chi ha le proprie tradizioni». La presidentessa Francesca Bertacchi rincara: «Viviamo in una società multietnica. Non si può non dare la possibilità a chi ha una religione diversa da quella cattolica di giocare e di avere una tutela sanitaria». Nessuna protesta, ovviamente. Tutto “normale”.
**Francesca Totolo** ha centrato il bersaglio con un tweet lapidario: «Questa non è integrazione ma sottomissione». E ha ragione da vendere. L’integrazione vera sarebbe pretendere che chi arriva in Italia rispetti i nostri orari, le nostre regole, la nostra tradizione sportiva secolare. Invece assistiamo al contrario: la maggioranza italiana deve adattarsi al calendario religioso di una minoranza che cresce a ritmi vertiginosi.
Non è un caso isolato. È il meccanismo dell’islamizzazione graduale che avanza in ogni settore:
– Scuole che spostano interrogazioni e verifiche per non “stressare” gli studenti digiunanti;
– Mense con menu halal obbligatori;
– Palestre e piscine che riservano orari “donne musulmane”;
– Piazze trasformate in moschee a cielo aperto.
A Bologna, città simbolo della sinistra, il processo è ancora più evidente. Ma il messaggio è chiaro ovunque: l’Islam non si integra. Pretende, esige, conquista. E noi, anestetizzati dal politically correct, gli consegniamo lo sport giovanile su un piatto d’argento.
Lo sport non è neutro: è identità, è comunità, è trasmissione di valori occidentali. Modificarlo per compiacere il Ramadan significa riconoscere che la sharia ha già vinto sul campo. I quattro ragazzi musulmani non si adeguano: sono gli altri 20 compagni di squadra – italiani – a dover cambiare vita. È questo il “buon senso”?
Basta ipocrisia. L’Italia non è terra di conquista. Chi sceglie di vivere qui deve accettare le nostre regole, non imporci le sue. Altrimenti non si chiama convivenza: si chiama sottomissione.
Difendiamo i nostri figli, i nostri campi da calcio, la nostra civiltà. Prima che il fischio d’inizio del prossimo Ramadan arrivi troppo tardi.
**#IslamizzazioneItalia #RamadanSottomissione #StopResa #RealCasalecchio**


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