Toghe rosse riportano in Italia stupratore spedito in Albania

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By V marzo 10, 2026 12:25

Toghe rosse riportano in Italia stupratore spedito in Albania

**Marocchino stupratore seriale con 20 precedenti (tra cui violenza di gruppo e sequestro di persona) liberato dal Cpr di Gjadër dalla Corte d’Appello di Roma: annullato il trattenimento perché ha chiesto “protezione internazionale” – l’ennesima sentenza-vergogna delle toghe rosse, mentre le vittime italiane restano senza giustizia**

È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la magistratura è diventata uno scudo per i criminali stranieri e un pugnale nella schiena dei cittadini onesti. Un marocchino di 49 anni, **Moustapha Lachger**, clandestino da anni in Italia, con un curriculum criminale da far impallidire: stupro di gruppo, violenza sessuale, estorsione aggravata, spaccio di droga, sequestro di persona, rapina impropria, furto con strappo, lesioni personali aggravate, stalking, resistenza a pubblico ufficiale, evasione da misure alternative, guida sotto l’effetto di alcol e stupefacenti, invasione di edifici e chissà cos’altro. Un mostro che ha seminato terrore tra le donne italiane e che lo Stato aveva finalmente rinchiuso nel Centro di permanenza per i rimpatri di Gjadër, in Albania. Risultato? La Corte d’Appello di Roma lo rimette a piede libero. Motivo? Ha presentato richiesta di protezione internazionale. Traduzione per gli italiani che pagano le tasse: se sei un delinquente seriale, basta una domanda di asilo e le toghe ti aprono le porte del carcere albanese e ti rispediscono in Italia a piede libero. Il fatto non sussiste più, il trattenimento è annullato. Pacchia finita? No, pacchia appena iniziata per lui.

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I fatti sono da brividi e arrivano direttamente dalla cronaca di queste ore. Il 22 gennaio 2026 Lachger entra nel Cpr di Caltanissetta, il 20 febbraio viene trasferito a Gjadër. Pochi giorni e il 9 marzo la Corte d’Appello di Roma annulla tutto: «Mancata convalida del trattenimento». Perché? Perché il marocchino, vissuto per anni in clandestinità tra reati su reati, ha fatto la furba mossa suggerita da chissà chi: chiedere protezione internazionale. E per le toghe romane questo basta e avanza. Non importa il casellario giudiziario lungo come un’enciclopedia, non importa che sia un pericolo concreto per le nostre donne e i nostri figli. Conta solo la richiesta di asilo. Liberato. Di nuovo in giro. Esattamente come i suoi connazionali già graziati prima di lui: Fatallah Ouardi (condannato per spaccio, resistenza, violenza sessuale in concorso e violenza di gruppo), Ahmed Aittorka (violenza sessuale e furto aggravato), Mohamed Errami (resistenza, lesioni, tentato furto, rapina), Abdelkrim Chahine (violenza sessuale su minore di 14 anni), Mehdi El Antaky (omicidio riqualificato in lesioni). Una catena di montaggio di stupratori e delinquenti rimessi in libertà dalle stesse aule che dovrebbero proteggerci.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Il pakistano “cieco assoluto” assolto a Monza perché guidava il SUV: «Il residuo visivo sotto il 3% permette di fare tutto, il fatto non sussiste».
– Risarcimento di 700 euro all’algerino irregolare con 23 condanne perché trasferito in Albania.
– 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete che speronò la Guardia di Finanza.
– 18.000 euro al pakistano respinto in Slovenia per “trattamenti inumani”.
– Nessun risarcimento per i familiari di Santo Re, ucciso da un irregolare zimbabwese con sei espulsioni ignorate.

La magistratura italiana può liberare stupratori seriali con una semplice domanda di asilo, può annullare i trattenimenti nei Cpr voluti dal governo Meloni, ma non riesce a proteggere i cittadini. E chi paga? Sempre noi. Con le tasse, con la paura, con le vittime abbandonate.

Giorgia Meloni ha già tuonato contro sentenze di questo tipo: «Ma come si fa? E dove sono le femministe?». Qui è peggio: non solo si liberano i mostri, ma si premia chi li usa come arma contro l’Italia. La pacchia per i clandestini criminali continua grazie alle toghe che, invece di applicare la legge, la piegano al buonismo ideologico.

Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni immediate per chi libera stupratori e condanna l’Italia a subire). Gli ultimi sondaggi (fino all’11 febbraio) danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante.

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a tollerare giudici che liberano marocchini con stupri di gruppo mentre le nostre donne vivono nel terrore e i veri italiani restano senza sicurezza. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori seriali e clandestini pericolosi, e condanna l’Italia a pagare chi la violentano e deruba.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi li prende in giro e li stupra. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro i contribuenti e contro le vittime! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!

Toghe rosse riportano in Italia stupratore spedito in Albania ultima modifica: 2026-03-10T12:25:24+00:00 da V
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