80% immigrati liberati dai giudici torna a delinquere
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**8 immigrati su 10 liberati dai giudici torna a delinquere: il dossier choc dell’Anticrimine inchioda le toghe rosse – chi li ha scarcerati deve rispondere del sangue e delle lacrime delle vittime italiane!**
È la prova schiacciante, ufficiale, inconfutabile. Non un’opinione, non un tweet di rabbia popolare, ma un **dossier della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato** che fotografa una realtà da incubo: **8 immigrati su 10** (l’80%) fatti uscire dai Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) dai giudici tornano a delinquere nel giro di pochi mesi. Furti, rapine violente, aggressioni selvagge, spaccio di droga, violenze sessuali. Otto su dieci. E chi li ha liberati? Le stesse toghe che continuano a non convalidare i trattenimenti, a premiare i “diritti” dei clandestini pericolosi e a lasciare le nostre strade in mano ai mostri.
Il dato è nero su bianco, riportato per primo da *Il Tempo* il 6 febbraio 2026 e rilanciato oggi, 11 marzo, da Francesca Totolo in un tweet che sta incendiando il web: «8 immigrati su 10 liberati dai centri di permanenza per i rimpatri tornano a delinquere. Chi li ha liberati, dovrebbe risponderne». Tagga Daniele Capezzone e ha ragione da vendere. Perché questo non è un caso isolato: è il sistema. È la giustizia a due velocità che abbiamo denunciato mille volte, quella che rimanda in Albania stupratori di gruppo e pedofili e poi li riporta in Italia con un biglietto di sola andata pagato dai contribuenti italiani.
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Scendiamo nei particolari, perché i numeri parlano chiaro e fanno rabbrividire. Il dossier Anticrimine ha preso in esame i 60 stranieri con profili di altissima pericolosità sociale dimessi dai dieci Cpr attivi in Italia tra il 1° e il 31 gennaio 2025. Tutti con decreti di espulsione, precedenti penali, segnalazioni rosse. Tutti pronti per il rimpatrio. Ebbene: **l’80%** di loro, una volta scarcerati per mancata convalida dei giudici, è stato denunciato o arrestato di nuovo entro undici mesi per reati contro la persona e contro il patrimonio. Otto su dieci. Non multe per divieto di sosta: rapine, aggressioni, spaccio che avvelena le piazze, violenze sulle donne e sui minori.
È la stessa lista della vergogna che abbiamo raccontato solo pochi giorni fa. Fatallah O., marocchino stupratore di gruppo. A.C., 66enne pedofilo condannato per abusi su un bambino di 14 anni. M.L. con violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, estorsione, stalking. Tutti finiti a Gjader, tutti riportati in Italia dalle toghe che hanno detto «no» al trattenimento. E ora sappiamo con certezza matematica che otto su dieci di questi “graziati” dalle sentenze buoniste ricominciano da capo. Le vittime? Le nostre figlie, le nostre mogli, i nostri anziani derubati. Loro pagano con il sangue. I giudici? Zero conseguenze.
Questa è la magistratura italiana nel 2026: un muro di impunità per gli irregolari più feroci e un martello per gli italiani onesti. La premier Giorgia Meloni lo aveva denunciato in un video choc: è un fenomeno sistemico, non errori sporadici. Ma le toghe rosse vanno avanti imperterrite. Non convalidano i trattenimenti, concedono protezioni internazionali a chi ha la fedina penale da serial killer, invocano “diritti umani” mentre le nostre città diventano far west. E poi? Poi arrivano i dati Anticrimine e nessuno paga. Nessuno risponde.
È la stessa logica perversa che assolve il pakistano “cieco assoluto” alla guida del SUV, che regala risarcimenti milionari alla Sea Watch di Carola Rackete, che scarica in Albania i clandestini e poi li riporta qui. Lo Stato italiano può essere chiamato a rispondere quando favorisce l’invasione, ma guai a toccare i giudici che liberano i mostri. Le vittime restano sole. I contribuenti pagano due volte: con le tasse per mantenere i Cpr e con l’insicurezza quotidiana.
Giorgia Meloni ha ragione: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: vite umane distrutte perché qualcuno in toga ha deciso che il “diritto” del delinquente straniero conta più della sicurezza dei cittadini italiani.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica risposta possibile. Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), Sì per sorteggiare il CSM (basta correnti rosse che proteggono questa impunità), Sì per istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni vere per chi libera stupratori e pedofili e poi si lava le mani). Chi ha scarcerato questi otto su dieci deve rispondere: davanti all’Alta Corte, davanti al popolo, davanti alle vittime.
Il 22 e 23 marzo andate a votare in massa. Portate familiari, amici, vicini, colleghi. Fate vedere che il popolo italiano non è disposto a tollerare un solo giorno di più questa strage di diritti. Votare Sì è dire basta alle toghe che insultano (“Topo Gigio” e accuse di malafede), che liberano gli stupratori, che riportano in Italia i pedofili, che trasformano i Cpr in porte girevoli per i criminali.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi li violenta, li deruba e li terrorizza. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro le vittime italiane!
Andate a votare Sì. Tutti. Ora! E che nessuno osi più dire che è solo “propaganda”: il dossier Anticrimine parla chiaro. Otto su dieci. E il conto lo paghiamo noi.


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