Blitz toghe rosse: cercano di riportare in Italia altri 3 stupratori e spacciatori
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**Protocollo Italia-Albania, nuovo blitz delle toghe contro il governo: “Dubbi su legittimità” – La Corte d’Appello di Roma salva tre marocchini stupratori e spacciatori e sabota ancora Meloni**
È l’ennesimo attacco, l’ennesima dimostrazione che le toghe rosse non si arrendono: mentre il governo Meloni combatte con ogni mezzo l’invasione clandestina, la magistratura politicizzata trova il modo di infilare il bastone tra le ruote, dubitando della legittimità del Protocollo Italia-Albania proprio per proteggere tre richiedenti asilo marocchini con condanne già scontate per traffico di droga, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte d’Appello di Roma, con tre dispositivi emessi a febbraio, ha convalidato il trattenimento nel Cpr di Gjader, ma ha messo nero su bianco un passaggio che è una vera e propria dichiarazione di guerra al governo: «La richiesta di convalida del trattenimento non avrebbe potuto essere pronunciata dubitando questa Corte di Appello della legittimità della disciplina del Protocollo Italia-Albania e della conseguente legge di ratifica».
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Traduzione per gli italiani che subiscono ogni giorno i costi dell’immigrazione selvaggia: i giudici romani hanno sollevato dubbi davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea già il 5 e il 17 novembre scorso, ma intanto hanno lasciato i tre marocchini nel centro albanese. Un colpo di teatro giuridico che non inganna nessuno: è il solito giochetto per bloccare, rallentare, delegittimare l’unico strumento concreto che sta funzionando per fermare i barchini e rimpatriare chi non ha diritto di stare qui.
I tre stranieri – tutti destinatari di decreto di espulsione – avevano chiesto “protezione internazionale” dopo essere stati fermati. Ma il loro curriculum parla chiaro: precedenti per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. Condanne già scontate, certo, ma che dimostrano il profilo di soggetti pericolosi, esattamente quel tipo di irregolari che il Protocollo Italia-Albania vuole tenere fuori dall’Italia e processare in Albania senza farli entrare nel nostro sistema. Eppure per la Corte d’Appello di Roma c’è da “dubitare” della legge voluta da Meloni e ratificata dal Parlamento. Dubitare mentre gli italiani pagano accoglienza, sicurezza e risarcimenti.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– La Sea Watch di Carola Rackete che sperona la Guardia di Finanza e incassa 76.000 euro di risarcimento.
– L’algerino irregolare Redouane Laaleg con 23 condanne (compreso il pestaggio di una donna) che ottiene 700 euro perché trasferito in Albania.
– Il pakistano respinto in Slovenia che si prende 18.000 euro per “trattamenti inumani”.
– Nessun euro, invece, per i familiari di Santo Re, massacrato da uno zimbabwese con sei espulsioni ignorate.
Lo Stato italiano può essere chiamato a pagare quando si tratta di favorire clandestini e Ong, ma guai a difendere i confini con un accordo bilaterale perfettamente legittimo come quello con l’Albania. Il Protocollo è già operativo, i centri di Gjader funzionano, i rimpatri aumentano: proprio per questo le toghe devono fermarlo. Dubbi sulla legittimità? Li mandano a Lussemburgo, tanto il tempo passa, gli sbarchi continuano e i contribuenti italiani continuano a pagare.
Giorgia Meloni ha già denunciato queste sentenze-assalto: «È inaccettabile che la magistratura blocchi misure necessarie per la sicurezza nazionale». Qui è peggio: si dubita della legge proprio mentre si tratta di tenere fuori stupratori e spacciatori marocchini. È un attacco diretto al governo di centrodestra, l’ennesimo tentativo di usare la giustizia come arma politica contro la volontà popolare espressa nelle urne.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica risposta possibile. Sì per separare le carriere dei magistrati (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti di sinistra che dettano legge), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni vere per chi sabota il governo e premia i delinquenti).
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, colleghi, vicini di casa. Fate vedere che il popolo italiano non è disposto ad accettare che la Corte d’Appello di Roma dubiti della legittimità delle leggi che proteggono i confini mentre i marocchini condannati per violenza sessuale restano al centro del dibattito. Votare Sì è dire basta a chi insulta il governo, libera pericolosi irregolari, condanna l’Italia a pagare risarcimenti ai criminali e blocca ogni tentativo di mettere ordine.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che difende i suoi cittadini, non chi li stupra, li spaccia e li deride. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi usa la giustizia contro il governo eletto dal popolo! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


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