Niente balli e disegni di Gesù nelle scuole: offendono l’Islam
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**Islamizzazione delle scuole: dal Regno Unito all’Italia, le aule diventano moschee, il Ramadan cancella interrogazioni e la nostra identità si dissolve**
Le scuole europee stanno subendo una silenziosa ma inarrestabile islamizzazione. Non è più un’allerta: è realtà concreta. Mentre in Gran Bretagna i consigli comunali laburisti impongono linee guida per non “offendere” i musulmani vietando persino i disegni dei bambini, in Italia assistiamo allo stesso copione: aule trasformate in moschee, interrogazioni sospese durante il Ramadan, ginnastica ridotta e crocifissi rimossi in nome della “laicità” che però non vale per l’Islam. È la resa culturale travestita da “inclusione”. L’Italia si sta inchinando esattamente come il Regno Unito.
Tutto parte dal documento ufficiale britannico “Condividere il viaggio”, redatto nel 2022 dai comuni di Leeds, Calderdale, Oldham e Wakefield e recentemente ripubblicato. Il testo avverte gli insegnanti che materie come arte, danza, teatro, musica, educazione fisica e religione possono scatenare “sensibilità” tra i genitori musulmani. I bambini non devono disegnare Gesù né il profeta Maometto: le rappresentazioni figurative sono considerate blasfeme o addirittura “idolatriche”. Alcuni alunni musulmani “potrebbero non voler disegnare la figura umana”. Le lezioni di ballo? Vietate o modificate perché rischiano il “contatto fisico tra maschi e femmine”, contrario agli insegnamenti islamici. Lo stesso vale per musica e teatro.
Il documento nasce dopo le violente proteste musulmane del 2021 davanti alla Batley Grammar School nello Yorkshire, dove un professore aveva mostrato una caricatura di Maometto. Invece di difendere la libertà di insegnamento, le autorità si sono piegate: meglio censurare l’arte occidentale che “offendere”. Lord Toby Younger, fondatore della Free Speech Union, ha denunciato senza mezzi termini: «Questo è il piano laburista per la coesione sociale. L’integrazione significa che la popolazione indigena britannica deve cambiare comportamento per adattarsi a quella non indigena. Presto pretenderanno che i bambini imparino l’urdu».
Critiche feroci anche dagli attivisti per la libertà di parola. Eppure il documento finge di essere “neutrale” citando anche sensibilità di ebrei, indù e sikh. Ma la sostanza è chiara: solo l’Islam detta le regole e la scuola pubblica si autocensura.
**E in Italia? Stessa identica strada, con aule-moschee e Ramadan che comanda**
Purtroppo non siamo da meno. Anzi, l’islamizzazione delle nostre scuole è già a uno stadio avanzato. A Firenze, nell’istituto Sassetti-Peruzzi, il dirigente scolastico ha concesso un’aula intera per la preghiera islamica durante l’orario scolastico in occasione del Ramadan. Tappeti, invocazioni ad Allah, studenti in abiti tradizionali: una vera e propria mini-moschea dentro la scuola pubblica. Mentre il PD a Firenze vota contro crocifissi e presepi in nome della “laicità”, per l’Islam si trova sempre uno spazio. Europarlamentari Lega Susanna Ceccardi, Silvia Sardone e capogruppo Mossuto hanno tuonato: «Crocifisso in classe no, moschea a scuola sì: questa è resa culturale, non integrazione».
Situazione analoga all’Università di Brescia, dove la “sala meditazioni” è stata trasformata in moschea con tappeti, scritte arabe sui muri e divisorio per separare uomini e donne. Tutto durante il Ramadan.
Ma il caso più eclatante arriva da Genova. Al liceo Vittorio Emanuele II-Ruffini la dirigente ha inviato una circolare ufficiale intitolata “Ramadan, accorgimenti”: posticipare verifiche e interrogazioni almeno dopo la prima settimana, programmarle preferibilmente al mattino presto, evitare prove nei giorni di veglia e di fine digiuno, ridurre o esonerare dalla ginnastica. Motivo? Gli studenti musulmani «sono deboli» per il digiuno. Non un consiglio generico: una direttiva che di fatto sospende la normalità didattica per non “penalizzare” chi osserva il Ramadan. Parte del corpo docente ha segnalato tutto all’Ufficio Scolastico Regionale: la scuola laica si piega alla sharia.
A Pioltello (Milano) la scuola Iqbal Masih chiude per il terzo anno consecutivo per la fine del Ramadan. A Roma arrivano richieste esplicite di sospensione delle lezioni. In altre scuole si organizzano addirittura visite a moschee con bambini italiani inginocchiati a pregare con l’imam. Le lezioni di Islam entrano nelle primarie, si parla di Maometto e Corano come se fosse materia obbligatoria.
È il doppio standard perfetto: laicità usata come clava contro i simboli cristiani, ma resa totale davanti all’Islam. Il crocifisso “offende”, l’aula-moschea è “inclusione”. Il Natale va cancellato, il Ramadan diventa calendario scolastico.
Questa non è convivenza: è sottomissione. L’integrazione al rovescio di cui parlava Lord Younger è già qui in Italia. Le nostre scuole, templi della cultura occidentale e della laicità repubblicana, stanno diventando avamposti della sharia soft. Se non fermiamo subito questa deriva – con regole chiare, reciprocità e difesa della nostra identità – tra pochi anni i disegni dei nostri bambini, le interrogazioni, la ginnastica mista e persino il crocifisso saranno solo ricordi del passato. L’islamizzazione non è un’allerta: è in corso. E l’Italia, come il Regno Unito, sta chinando il capo. È ora di dire basta.


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