Stupratori e pedofili riportati in Italia dai giudici: emergenza toghe rosse
Related Articles
**Ecco la lunga lista della vergogna: stupratori e pedofili riportati in Italia dai giudici – reati odiosi e fedine penali da incubo, ma le toghe rosse li tengono qui a spese nostre mentre le vittime italiane piangono**
È l’ennesima, indegna, vergognosa dimostrazione che in Italia la giustizia non è più al servizio dei cittadini onesti, ma è diventata lo scudo perfetto per l’impunità dei clandestini più pericolosi. Una giustizia a due velocità, piegata dal buonismo ideologico e dal politicamente corretto, che scaraventa indietro in patria i veri criminali stranieri solo per vederli riportati qui dai giudici con un biglietto di sola andata per l’Italia. Mentre le donne violentate, i minori abusati e le famiglie distrutte restano sole a pagare il conto in lacrime e in tasse.
La lista della vergogna è lunga, dettagliata, agghiacciante. Stupratori di gruppo, pedofili condannati, violenti seriali con precedenti da far rabbrividire: tutti finiti nei centri di Gjader in Albania, pronti per l’espulsione grazie al governo Meloni, e tutti graziati dalle toghe che hanno rifiutato di convalidare il trattenimento. Risultato? Riportati in Italia, liberi di circolare tra di noi, a rischio di ricominciare da capo. La premier Giorgia Meloni lo ha denunciato chiaramente in un video choc pochi giorni fa: è un fenomeno sistemico, non casi isolati. E Il Giornale ha potuto ricostruire nel dettaglio i dossier. Una vergogna che grida vendetta.
Prendete Fatallah O., marocchino classe 1987. Non un povero migrante qualunque: ingresso e soggiorno illegale, spaccio, e poi lo choc – stupro di gruppo e violenza sessuale. Condannato, pregiudicato grave. Finisce a Gjader, in attesa del volo di rimpatrio. I giudici? Lo rimandano in Italia. “Non convalidiamo il trattenimento”. Traduzione: bentornato tra noi, stupratore.
Ma non è finita. Anzi, si scende ancora più in basso, nel baratro della pedofilia. Ecco A.C., marocchino di 66 anni. Condannato a due anni per violenza sessuale su un minore di appena 14 anni. Un pedofilo conclamato. Era pronto per essere rispedito a casa sua. Le toghe hanno detto no. Stesso copione per A.A., altro marocchino: precedenti per furto aggravato e, ancora una volta, violenza sessuale. Non impressiona nessuno. Libero di restare.
E poi c’è M.L., sempre dal Marocco, un curriculum criminale da far impallidire un boss della mala. Violenza sessuale di gruppo (sì, di gruppo), rapina impropria, furto aggravato, sequestro di persona, estorsione aggravata, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, invasione di terreni o edifici, stalking, guida sotto l’effetto di alcol o stupefacenti. Un mostro a piede libero. Era in Albania, biglietto per Rabat già pronto. Richiesta di protezione internazionale presentata (ovviamente), e i giudici lo graziato: non convalidato il trattenimento. Bentornato in Italia, caro M.L.
Non scherza nemmeno M.E.: rapina impropria, lesioni, tentato furto, minacce, resistenza a pubblico ufficiale. E il 22enne M.E.A.? Accusato di omicidio commesso da minorenne (poi riqualificato in lesioni personali) più porto d’armi illegale. Quasi un angioletto rispetto agli altri, verrebbe da dire, se non fosse per l’ultimo della lista: M.Z., 46 anni, “solo” lesioni personali.
Non si tratta solo di marocchini e non solo di Gjader. Il fenomeno è nazionale. Secondo i dati dell’Anticrimine, tra i soggetti che i giudici hanno “salvato” dai Cpr, l’80% ha poi commesso nuovi reati contro la persona o il patrimonio. L’80%! Reati odiosi, violenze, furti, stupri. Questi non sono errori giudiziari: è un sistema che protegge i delinquenti stranieri e abbandona gli italiani. Le vittime? Donne stuprate in gruppo, bambini abusati da pedofili 66enni, famiglie terrorizzate da stalker violenti. Loro restano senza giustizia, mentre lo Stato italiano paga per mantenere qui chi non ha diritto di starci.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte con le sentenze “buoniste”:
– Il pakistano “cieco assoluto” che guida SUV e gestisce negozi, assolto perché “il residuo visivo sotto il 3% permette tutto”.
– Risarcimenti milionari a Ong come Sea Watch di Carola Rackete che speronano la Guardia di Finanza.
– Clandestini irregolari che ottengono soldi pubblici per “trattamenti inumani” mentre gli italiani onesti aspettano anni per una visita Inps.
Lo Stato italiano può essere chiamato a pagare quando favorisce l’invasione (Ong, clandestini, occupanti abusivi), ma non quando fallisce nel proteggere i suoi cittadini. La pacchia è finita? No, finché le toghe rosse decidono chi resta e chi va.
Giorgia Meloni ha ragione da vendere: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: soldi spesi per tenere in Italia stupratori e pedofili che dovevano essere espulsi. Mentre le vittime restano sole.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena di impunità. Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse che premiano il buonismo), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni vere per chi libera i mostri e condanna l’Italia a pagare il conto).
Gli ultimi sondaggi danno il Sì in netto vantaggio tra i votanti probabili, con affluenza stimata oltre il 50%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante per mandare un messaggio chiaro: basta con le toghe che insultano il popolo (“Topo Gigio” e accuse di malafede), liberano stupratori e pedofili e condannano l’Italia a subire.
Il 22 e 23 marzo andate a votare in massa. Portate familiari, amici, vicini, colleghi. Fate vedere che il popolo italiano non è disposto a tollerare un solo giorno di più questa lista della vergogna. Votare Sì è dire basta agli stupratori di gruppo riportati in Italia, ai pedofili graziati, ai clandestini pericolosi liberi di circolare mentre le nostre donne e i nostri figli pagano il prezzo più alto.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi li stupra, li pedofila e li deruba. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro le vittime italiane! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment