Genitori in moschea e i figli lanciano sassi contro le auto degli ‘infedeli’

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By V marzo 12, 2026 17:21

Genitori in moschea e i figli lanciano sassi contro le auto degli ‘infedeli’

**Sassi contro le auto mentre i genitori pregano in moschea: il “gioco” mortale dei tredicenni nordafricani smaschera l’islamizzazione silenziosa della Brianza**

Mentre gli adulti si prostrano verso La Mecca nel capannone trasformato in luogo di culto, i loro figli – nati e cresciuti in Italia – trasformano un ponte ferroviario in un campo di tiro contro le automobili dei “kuffar”. È questa la scena cruda emersa dall’intervento dei carabinieri di Arcore il 3 marzo scorso a Usmate Velate, nel cuore della Brianza monzese. Tre tredicenni di Monticello Brianza e Missaglia, tutti di origine nordafricana, sono stati sorpresi a lanciare sassi sulle vetture in transito in via San Giovanni Bosco. Un “divertimento” che poteva trasformarsi in tragedia: parabrezza sfondato, carrozzerie scheggiate, automobilisti terrorizzati.

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I fatti, ricostruiti dagli investigatori e riportati da Federico Berni su La Provincia, parlano chiaro. Due dei ragazzini sono stati bloccati sul posto con le pietre ancora in mano. Il terzo stava correndo verso la sede dell’associazione “Il Futuro”, il capannone che accoglie fedeli musulmani dalle province di Monza e Lecco proprio per le preghiere collettive del Ramadan. Mentre i genitori digiunavano e invocavano Allah, i figli si allontanavano indisturbati per dare vita a questo “gioco” folle, ripetuto per giorni tra le 20 e le 20.30. Almeno tre episodi precedenti, sempre agli stessi orari. Fortuna ha voluto che non ci siano stati feriti gravi. Per ora.

**Genitori “ben integrati”, figli fuori controllo: il fallimento della seconda generazione islamica**

Le famiglie? Lavoratori in regola, residenti da anni sul territorio, descritte come “ben integrate”. Eppure, proprio durante le riunioni di preghiera – momento sacro del mese di Ramadan – i minori venivano lasciati a se stessi in una zona boschiva adiacente alla ferrovia. Nessuna sorveglianza, nessun controllo. Il risultato? Pietre strappate dai binari scagliate contro auto italiane, guidate da italiani. Un atto vandalico potenzialmente omicida che rivela una frattura profonda: da una parte la comunità musulmana che si ritira nel proprio spazio parallelo per pregare; dall’altra ragazzi che, pur nati qui, non interiorizzano le regole della società ospitante.

Secondo la legge italiana, sotto i 14 anni non sono imputabili. Se la caveranno con una ramanzina familiare. Ma i danni? Quelli ricadranno sui genitori, chiamati a risarcire le vittime. Una donna brianzola ha visto il parabrezza esplodere. Altri hanno proseguito la corsa con la carrozzeria ammaccata. E chissà quanti automobilisti, ignari, hanno sfiorato la tragedia senza nemmeno accorgersene. Costi che, ancora una volta, scarichiamo sulla collettività italiana mentre la comunità di origine nordafricana continua a espandersi.

**“Il Futuro” e la rete di luoghi di culto informali: il laboratorio dell’islamizzazione brianzola**

L’episodio non è un caso isolato. È il sintomo di un processo in atto da anni nella Brianza: la progressiva islamizzazione del territorio attraverso centri di preghiera semi-clandestini come “Il Futuro”. Non una moschea ufficiale, ma un capannone riadattato che attira fedeli da Monza e Lecco, soprattutto nei giorni del Ramadan. Un modello replicato in tutta la Lombardia: da Monza, dove il Centro Islamico di via Ghilini conta migliaia di fedeli egiziani e bengalesi, alle province limitrofe dove le comunità nordafricane crescono demograficamente e chiedono sempre più spazi per il culto.

Mentre le autorità locali parlano di “integrazione riuscita”, la realtà mostra il contrario. Ragazzi di seconda generazione, educati in famiglie dove la priorità resta la sharia domestica e la preghiera collettiva, vivono una doppia vita: di giorno italiani a scuola, di sera “guerrieri” annoiati che sfogano la frustrazione contro il mondo circostante. Non è semplice “bullismo”. È il prodotto di una cultura che non riconosce pienamente l’autorità dello Stato laico, dove il tempo della moschea prevale su quello della famiglia integrata.

**Ramadan, preghiere e assenza genitoriale: il prezzo dell’islamizzazione in corso**

Il timing non è casuale. Siamo nel mese sacro dell’Islam, quando le riunioni si moltiplicano e i genitori – “ben integrati” di giorno – dedicano ore alla umma. I figli restano soli. E in quel vuoto nascono i “brividi” pericolosi: sassi sulle auto, come in altre zone d’Europa dove episodi simili hanno preceduto derive più gravi. La Brianza, un tempo culla del lavoro e del cattolicesimo popolare, oggi vede proliferare questi spazi di culto paralleli. Dati demografici parlano chiaro: la presenza musulmana in Lombardia è in costante aumento, con picchi nelle province di Monza e Lecco. Famiglie numerose, nati in Italia, ma con un’identità che resta ancorata alle origini nordafricane.

Le vittime? Cittadini italiani normali che pagano tasse, assicurazioni e ora anche i danni di un “gioco” tollerato troppo a lungo. Le forze dell’ordine fanno il loro dovere – segnalazione alla Procura dei minori – ma il problema è sistemico. Finché non si affronteranno con coraggio i nodi veri – controllo dei luoghi di culto informali, responsabilità genitoriale effettiva, limiti all’immigrazione da aree culturalmente incompatibili – episodi come questo si ripeteranno.

**L’islamizzazione non è un’allarmismo: è la cronaca di ogni giorno**

Questo caso di Usmate Velate è una cartina di tornasole. Mostra come l’islamizzazione avanzata non passi solo dalle grandi moschee di Milano, ma dai capannoni di periferia, dalle famiglie “integrate” sulla carta e dalle nuove generazioni che crescono in un vuoto valoriale. Genitori in preghiera. Figli a tirare sassi. E la società italiana chiamata a ripulire, risarcire, tacere.

È tempo di dire basta all’ipocrisia del “tutti integrati”. La Brianza – e con lei l’Italia – non può permettersi altri “giochi” che rischiano di diventare molto più seri. La sicurezza delle strade, il rispetto delle regole comuni e la difesa della nostra identità non sono optional. Sono la linea di confine che non possiamo più spostare.

Genitori in moschea e i figli lanciano sassi contro le auto degli ‘infedeli’ ultima modifica: 2026-03-12T17:21:23+00:00 da V
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