A Milano c’è una scuola ‘italiana’ dove sono tutti islamici: ‘infedeli’ emarginati
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**Scuole ormai islamiche a Milano: 100% arabi, ‘infedeli’ emarginati, bacheche in arabo, chat dei genitori in arabo. Lev resta solo. E la sinistra nega tutto. Ma lamentarsi è fiato sprecato se non azzeriamo subito ricongiungimenti familiari e immigrazione regolare dai paesi islamici**
Filippo Facci racconta l’inferno di via Paravia, scuola elementare “Radice” a San Siro, Milano. E non è un reportage: è la cronaca nuda della sostituzione etnica e culturale in diretta. 100% alunni stranieri, tutti nati in Italia ma arabofoni al 100%. Fogli sulle bacheche solo in arabo. Chat genitori solo in arabo. Programma scolastico fermo all’anno precedente. Maestra “robotica e sconsolata” che parla italiano da sola. Alla mensa odore di “urina di topo”, bambini che vomitano. E Lev, 8 anni ucraino figlio di profughi di guerra, invitato alla sua stessa festicciola di compleanno senza un solo compagno nuovo: perché nessuno gli rivolge la parola. Lo ignorano. Non per cattiveria: semplicemente non esiste. È separato anche nella foto di classe. Fuori, donne velate, maranza, case popolari dove si paga poco o nulla mentre gli ucraini fuggiti dai bombardamenti sborsano 1.200 euro a Motta Visconti, 36 km di distanza.
Questo non è “multiculturalismo”. È conquista. L’islamizzazione delle scuole italiane è completa: dove sbarca l’Islam politico, la casa diventa sua. E la scuola pubblica di San Siro è diventata moschea di fatto, ghetto arabo dentro il ghetto. Accanto c’è pure la “Nagib Mahfouz, scuola araba bilingue” riaperta vent’anni fa dal ministro ulivista Fioroni con la balla che gli arabi erano “meno di un terzo”. Oggi nella parte pubblica sono il 100%, nella parte privata… chissà, dati ufficiali non pervenuti. Le presidi parlano con lingua biforcuta: “non ci sono problemi linguistici”, “i ragazzi si sentono italiani”, “gli italiani se ne vanno per colpa loro”. Balle colossali. I media (Giorno, Sole 24 Ore, Repubblica) ripetono la stessa veline dissociata. Ramadan? “Scelta operativa strumentalizzata”. E quando chiedi ai bimbi cosa vogliono fare da grandi: “i soldi”. Integrazione perfetta, ovvio.
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Facci ha verificato tutto: piazzato due mattine davanti alla scuola, parlato con maestre terrorizzate, assistente sociale, madre di Lev. È tutto vero. E non è un caso isolato. A Milano oltre il 50% delle elementari ha maggioranza stranieri, 70-80% nei quartieri Affori, Comasina, San Siro. Ora il problema non è più solo gli italiani che scappano (perché i figli restano indietro e non socializzano): è che anche gli altri stranieri non arabofoni – ucraini, romeni, sudamericani – vengono emarginati. L’arabo è la lingua ufficiale. La Sharia entra dalla porta principale: separazione dei sessi, dettami coranici, “sensibilità” anteposte a tutto.
Esattamente come a Firenze, pochi giorni fa: due aule trasformate in moschee separate maschi-femmine per il Ramadan, iniziativa autonoma della scuola per “prevenire polemiche gender”. O come in Germania Bassa Sassonia, dove i Verdi hanno già sostituito Cristo con Maometto nei programmi scolastici. O come a Monteroni d’Arbia, dove la DDA sta indagando la moschea “Nur” per associazione terroristica, intercettazioni su Isis e Gaza, mentre il sindaco Pd canta “convivenza serena”. È lo stesso copione: penetrazione silenziosa, corruzione, finanziamenti opachi, complicità politica.
E qui arriviamo al punto che nessuno ha il coraggio di dire: lamentarsi è inutile, patetico, controproducente se non azzeriamo i RUBINETTI PRINCIPALI. Cioè ricongiungimenti familiari e immigrazione regolare (quella “legale”, sbandierata come virtuosa) dai paesi islamici. Perché è da lì che arriva l’onda. Non solo sbarchi. Non solo irregolari. Sono i ricongiungimenti a catena: un migrante entra “regolarmente”, porta moglie, figli, genitori, zii, cugini. Nascono altri figli. Le case popolari si riempiono. Le scuole diventano Algeri. In trent’anni di questo flusso costante – finanziato anche con petrodollari e corruzione nei Comuni – si sono creati i ghetti dove l’arabo è lingua dominante e l’italiano un optional per le maestre.
La sinistra scellerata lo sa e lo vuole: sostituzione demografica, voti futuri, alleanze criminali. La destra piagnucola “problemi di integrazione”, fa blitz ogni tanto, ma non tocca i ricongiungimenti né blocca i visti di studio/lavoro da Marocco, Tunisia, Pakistan, Bangladesh, Senegal. Risultato? Generazioni intere di italiani sostituite culturalmente già dai banchi. Lev emarginato, programmi azzerati, odore di urina nella mensa, bacheche in arabo. E noi continuiamo a importare il problema per legge.
Basta. O si chiude tutto – zero ricongiungimenti, zero ingressi regolari dai paesi a maggioranza islamica, espulsioni immediate per chi crea enclave – oppure ogni articolo, ogni denuncia, ogni “scandalo” è fiato sprecato. L’Islam di conquista non integra: assoggetta. Dove sbarca, quella è casa sua. E le scuole di San Siro lo dimostrano ogni mattina. Svegliamoci prima che i bambini italiani diventino minoranza anche nelle ultime zone residue. O la sostituzione sarà totale, irreversibile, e le chiavi dell’Italia saranno consegnate senza nemmeno combattere. Stop ai rubinetti. Subito. O è finita.


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