Maliano denunciato a Bologna: prometteva 72 vergini a chi sgozzava ‘infedeli’
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**L’Islamizzazione avanza a Bologna: influencer maliano su TikTok predica jihad, minaccia morte e promette il paradiso con 72 vergini a chi ammazza chi critica i matrimoni con le bambine**
Bologna, 13 marzo 2026 – Mentre l’Italia continua a subire l’ondata migratoria dall’Africa subsahariana, un nuovo caso illumina con crudezza il processo di islamizzazione in atto nel cuore dell’Emilia-Romagna. Un cittadino maliano maggiorenne, residente in provincia di Bologna, è stato denunciato in stato di libertà dalla DIGOS della Questura di Bologna e dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica dell’Emilia-Romagna per il reato di **istigazione a delinquere aggravato dall’uso di strumenti informatici**.
L’uomo – il cui nome non è stato reso pubblico dalle autorità per ovvie ragioni investigative – gestiva un profilo TikTok seguito da **oltre 100.000 follower**. Nei video pubblicati (girati in dialetto africano, probabilmente bambara o simile), l’influencer pronunciava frasi dal chiaro tenore intimidatorio: manifestava esplicitamente la volontà di uccidere un utente del social che aveva criticato la pratica dei **matrimoni precoci** (una delle bandiere culturali dell’islam più conservatore) e istigava i suoi follower a farsi giustizia da soli.
Ma il dettaglio che più inquieta, e che denuncia il carattere **fondamentalista e jihadista** del messaggio, è un video in cui l’indagato prometteva letteralmente **«il paradiso con le 72 vergini»** come ricompensa per chi si fosse reso responsabile dell’eliminazione fisica di quel critico. Frasi riconducibili alla retorica salafita-jihadista più classica, accompagnate da riferimenti a tematiche religiose estremiste: l’ennesimo esempio di come l’islam radicale usi i social network per radicalizzare, reclutare e diffondere odio verso chi osa mettere in discussione i dettami coranici.
L’indagine è partita da una segnalazione di un normale utente TikTok, allarmato dal contenuto dei video. Dopo perquisizione personale, locale e informatica, la DIGOS ha acquisito i filmati e identificato il profilo. Le indagini proseguono per mappare la rete relazionale dell’uomo e verificare eventuali complici o altri profili social utilizzati per diffondere lo stesso veleno.
**Nessuna foto dell’indagato** è stata diffusa dalle fonti ufficiali né dai media che hanno ripreso la notizia (Questura di Bologna, BolognaToday, Corriere di Bologna, Rai News, Il Resto del Carlino). Solo il profilo generico: maliano, maggiorenne, provincia di Bologna, 100mila follower. Nome e volto restano nell’ombra, come spesso accade in questi casi per non “creare allarmismo”… mentre l’allarme è già altissimo.
Questo episodio non è un caso isolato. Il Mali, paese di origine dell’influencer, è al 95% musulmano e da anni terreno di jihadisti affiliati ad Al-Qaeda e Isis-Sahel. L’immigrazione di massa da quelle zone ha portato in Italia non solo braccia, ma anche ideologie incompatibili con la nostra civiltà: difesa dei matrimoni infantili (pratica ancora diffusa in vaste aree islamiche), odio verso i “blasfemi” occidentali, promessa del martirio e delle huri paradisiache come incentivo alla violenza.
TikTok, piattaforma frequentatissima da adolescenti italiani, diventa così uno strumento di **propaganda jihadista soft**: 100.000 follower significa potenzialmente decine di migliaia di giovani esposti a messaggi che normalizzano l’omicidio in nome di Allah e della sharia. Mentre le nostre città si riempiono di moschee, centri culturali islamici e influencer che predicano l’islamizzazione graduale, le autorità si limitano a una denuncia “a piede libero”. Nessun arresto, nessuna espulsione immediata, nessuna chiusura del profilo.
È la classica risposta debole di uno Stato che ha deciso di arrendersi all’islamizzazione: perquisire, verbalizzare, e lasciare libero di continuare a predicare chi sogna il califfato europeo. Bologna, città simbolo della sinistra multiculturale, è oggi terreno fertile per questi predicatori digitali.
L’Italia deve svegliarsi. Ogni nuovo influencer jihadista sbarcato via mare e radicalizzato sui social è un tassello in più del grande mosaico dell’islamizzazione. Oggi minaccia di morte su TikTok chi critica i matrimoni precoci. Domani? La domanda è retorica. E la risposta, purtroppo, la conosciamo già.


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