Medici pro-clandestini sospesi: non potranno più firmare certificati anti-rimpatrio
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**Medici rossi di Ravenna puniti: tre sospesi 10 mesi dalla professione, altri cinque banditi dai certificati anti-rimpatrio – Ma la sinistra continua a difenderli mentre l’Italia paga il prezzo della violenza**
Ravenna, 14 marzo 2026 – Finalmente una misura concreta. Il gip Federica Lipovseck ha depositato l’ordinanza che colpisce duramente gli otto medici indagati nell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio: tre sospesi per 10 mesi dall’esercizio della professione medica, gli altri cinque interdetti per lo stesso periodo dal rilasciare certificazioni relative all’idoneità per la detenzione amministrativa nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). È la prima risposta seria a un sistema che ha permesso a decine di clandestini pericolosi – molestatori seriali, aggressori, irregolari con precedenti – di restare liberi sul territorio italiano invece di essere espulsi.
La Procura aveva chiesto l’interdizione per 12 mesi per tutti. Il giudice ha dimezzato il tempo, ma il segnale è chiaro: non si tratta più di “errori medici” o “valutazioni opinabili”. Si tratta di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Si tratta di un sabotaggio sistematico dello Stato.
Ecco il post di Francesca Totolo che annuncia la decisione del gip:
Certificati anti rimpatrio
Tre 3 medici indagati sono stati sospesi per 10 mesi dalla professione medica mentre, agli altri 5, é stato vietato di occuparsi di certificati relativi all'idoneità per la detenzione amministrativa dei clandestini nei Centri di permanenza per i… pic.twitter.com/5ObSrGkJFh
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 14, 2026
E l’immagine che accompagna la notizia è emblematica: medici in camice bianco, molti con kefiah al collo, manifestano in un flash mob di sostegno ai colleghi indagati. Cartelli, megafoni, slogan di solidarietà. Mentre i cittadini italiani subiscono aggressioni quotidiane da parte degli stessi irregolari che questi camici hanno “salvato” dai CPR, loro scendono in piazza per difendere chi ha firmato certificati falsi.
I numeri sono impietosi: tra settembre 2024 e gennaio 2026, su 64 clandestini visitati nel reparto di Malattie Infettive di Ravenna (quasi tutti fermati dopo reati gravi), solo 20 sono stati dichiarati idonei al trasferimento nei CPR. 44 no. 34 con certificato di non idoneità firmato. 10 che si sono rifiutati della visita e sono stati comunque liberati. Nelle chat tra loro: «Bene! Gli facciamo il c… a questi m… sbirri». E la dottoressa indagata che chiedeva ai colleghi di Milano: «Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura».
Una mappatura. Una rete. Un sistema nazionale di sabotaggio che il gip ha iniziato a fermare, almeno a Ravenna.
Eppure, mentre la giustizia fa il suo corso, la sinistra locale continua a difendere l’indifendibile. La giunta PD di Ravenna, con l’assessore Roberta Mazzoni, ha espresso «vicinanza e solidarietà ai medici coinvolti e all’intera equipe del reparto». Solidarietà a chi ha tenuto in Italia chi poi ha aggredito minorenni a San Lorenzo, molestato donne, seminato terrore. Solidarietà a chi ha sabotato le espulsioni con certificati inventati.
Questa è la vera vergogna. Non solo i medici rossi che hanno tradito il giuramento e lo Stato. Ma gli amministratori PD che, invece di chiedere chiarezza e dimissioni immediate dall’Ausl, si schierano con i sabotatori. È una scelta politica: preferiscono difendere l’ideologia dell’accoglienza indiscriminata piuttosto che la sicurezza delle proprie cittadine.
L’inchiesta non è finita. Il gip ha già disposto perquisizioni e sequestri di materiale informatico. Le chat dimostrano coordinamento. La “mappatura” dimostra rete estesa. Altri ospedali sono coinvolti. Quanti altri clandestini criminali girano liberi grazie a questa catena di complicità?
È ora di una risposta durissima.
Radiazione immediata per tutti gli indagati dall’Ordine dei Medici.
Licenziamento senza indennità per chi ha abusato del ruolo pubblico.
Espansione dell’inchiesta a livello nazionale: ogni reparto che ha emesso certificati “anti-CPR” negli ultimi due anni deve essere passato al setaccio.
E per la giunta PD di Ravenna: vergogna. Dimissioni immediate dell’assessore Mazzoni e di chi ha coperto questa infamia con “solidarietà”.
Gli italiani non possono più tollerare che i loro soldi finanzino chi lavora contro di loro.
Non possono più accettare che le loro figlie vadano a scuola con la paura di essere prese a pugni da chi è stato “salvato” da un certificato falso.
La sospensione dei medici rossi di Ravenna è solo l’inizio.
Ma è un inizio che deve diventare una purga totale.
Perché ogni giorno in più di silenzio e complicità costa caro alla sicurezza nazionale.
L’Italia non è un laboratorio per esperimenti ideologici.
È la nostra casa.
E va difesa. Ora. Con la forza della legge.


Esagerati, bastava spedirli al confino in balubaland per fare i medici dei baluba, facendosi sfondare quotidianamente perchè “bianchi” quindi stuprabili… vi siete mai chiesti perchè i Boeri Sudafricani sono emigrati in Russia e non in Europa o nelle Americhe? Perchè lì non vivono i baluba, salvo tracce insignificanti… 😁
In Russia con zio Vladimir non si scherza, lì i baluba non hanno terreno fertile; fosse così anche da noi, tuttavia la radiazione la vedo come un discreto inizio, l’importante è che il lavoro di pulizia della feccia a camice bianco non si fermi….