Tiene il figlio di 2 anni penzoloni dal balcone: ‘è la nostra cultura’

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By V marzo 14, 2026 22:35

Tiene il figlio di 2 anni penzoloni dal balcone: ‘è la nostra cultura’

Un nuovo orrore si consuma nelle nostre città, importato direttamente da culture lontane e incompatibili con i valori della civiltà occidentale. Una donna **pakistana** è ora indagata per **abuso dei mezzi di correzione** dopo aver tenuto sospeso nel vuoto, dal balcone di casa, il proprio figlio di appena due anni, scuotendolo con violenza per punirlo. Le sue parole, pronunciate senza alcun rimorso, gelano il sangue: **“Al mio Paese, si usa così”**.

L’allarme è scattato grazie al coraggio di una vicina di casa, che non ha esitato a denunciare l’accaduto prima che la tragedia si compisse. Senza quell’intervento tempestivo, oggi potremmo piangere un bambino precipitato nel vuoto o segnato per sempre da traumi indelebili. Invece di ringraziare chi ha salvato una vita innocente, ci troviamo a fare i conti con l’ennesima dimostrazione di come certe pratiche “educative” – tollerate o addirittura normalizzate in altri contesti – trovino spazio proprio qui, nel cuore dell’Italia.

La madre, secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, ha giustificato il gesto come una forma di **punizione** consueta nel suo paese d’origine. Una scusa che non regge: non siamo in Pakistan, siamo in Italia, dove i minori hanno diritto a essere protetti da ogni forma di violenza, fisica o psicologica. Scuotere un bimbo di due anni tenendolo sospeso nel vuoto non è “educazione”, è un atto di crudeltà che mette a rischio la vita stessa del piccolo. Eppure, per costei, era solo un metodo “normale”.

La Procura ha aperto un’indagine seria, ipotizzando il reato di **abuso dei mezzi di coercizione**, e sia la donna che il bambino sono stati collocati in comunità. Mica lei in carcere, e mica lei allontanata: del resto lo ha solo tenuto sospeso nel vuoto, non fatto vivere in un bosco. Un provvedimento necessario, ma che arriva – come sempre – dopo il danno. Quante altre madri, quanti altri padri provenienti da realtà dove la violenza sui minori è considerata accettabile continueranno a replicare questi comportamenti nelle nostre periferie, nei nostri condomini, convinti che “al loro paese si usa così”?

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Questo episodio non è un caso isolato: è il sintomo di un problema molto più grande. L’immigrazione incontrollata porta con sé non solo persone in cerca di futuro, ma anche usanze, mentalità e pratiche che si scontrano frontalmente con le nostre leggi, i nostri principi e la nostra idea di infanzia protetta. Non possiamo continuare a fingere che basti un corso di italiano o un lavoro per integrare chi considera normale appendere un bambino di due anni nel vuoto come punizione.

Basta con il buonismo che minimizza, che parla di “diversità culturale” da rispettare a ogni costo. Quando quella diversità mette in pericolo la vita di un minore italiano o cresciuto in Italia, non c’è multiculturalismo che tenga: vale la legge italiana, punto. E se per qualcuno questo è intollerabile, allora quel qualcuno non ha nulla da fare sul nostro territorio.

Il piccolo è salvo, per ora. Ma quante altre volte dovremo affidarci alla fortuna, a una vicina attenta, a un intervento dei servizi sociali dopo il fatto? È ora di pretendere controlli rigorosi, espulsioni immediate per chi dimostra di non voler rispettare le nostre regole minime di civiltà, e una politica migratoria che metta al primo posto la sicurezza dei nostri figli.

Non possiamo più permetterci di ospitare chi considera una violenza del genere “una pratica educativa”. L’Italia non è un laboratorio per esperimenti multietnici: è la casa dei nostri bambini, e va difesa con fermezza.

Tiene il figlio di 2 anni penzoloni dal balcone: ‘è la nostra cultura’ ultima modifica: 2026-03-14T22:35:38+00:00 da V
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