Carpi, la capitale islamica di Emiliastan: 5 moschee
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Carpi, Modena. Una cittadina emiliana di 70 mila anime che, a pochi passi dal centro storico, si trasforma in un quartiere di Islamabad. Via Unione Sovietica è diventata il “Biscione islamico”: sette moschee concentrate in poche centinaia di metri, cinque gestite dalla comunità pachistana, tra sunniti e sciiti. Qui, su diecimila stranieri (quasi tutti musulmani), l’Italia sembra scomparsa.
Cammini sotto i portici e senti solo urdu. Gruppi di giovani pachistani, arrivati da quattro anni, ti guardano e proclamano: «Khamenei è un bravo uomo, è il nostro leader». Ridono quando chiedi se studiano la guida suprema iraniana. «Sì, sì», rispondono. E non scherzano. Carpi è uno dei principali centri italiani dell’islam sciita: hawzah coraniche, centri islamici, scuole religiose. Una città nella città, con regole proprie.
Un uomo del posto, intervistato di recente, è chiaro: «Bisogna rispettare la nostra cultura, il nostro Islam, non la cultura italiana!». Matrimoni combinati, donne velate che camminano a gruppi, negozi halal ovunque. Le autorità locali tacciono o minimizzano. Le forze dell’ordine? Passano, ma non intervengono. La sharia non ha bisogno di tribunali per comandare: basta la demografia, la concentrazione e il silenzio italiano.
È il modello perfetto di islamizzazione silenziosa. Non servono attentati: bastano moschee, scuole coraniche e famiglie che si riproducono mentre gli italiani invecchiano. Carpi oggi è il laboratorio. Domani potrebbe essere la tua città. L’Italia sta cedendo quartiere per quartiere. E nessuno sembra voler fermare il processo.


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