Istruiti dalle ONLUS pagano 9mila euro per entrare in Italia
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Onlus e Ong collaborano con i trafficanti per trasferire delinquenti in Italia attraverso la rotta balcanica via Trieste.
**Trieste. L’associazione pro immigrati: “I trafficanti? Sono degli angeli”. I migranti li pagano 9mila euro per venire a spacciare, violentare e farsi mantenere in Italia**
**Trieste, 18 dicembre 2025** – “I trafficanti? Sono degli angeli”. Lo ha detto senza batter ciglio un dirigente di un’associazione “pro migranti” di Trieste, intervistato mentre difendeva l’ennesimo arrivo di clandestini. Una frase che fa rabbrividire: mentre gli italiani pagano miliardi per mantenere 142.974 scrocconi nei centri accoglienza, queste sigle di sinistra chiamano “angeli” gli scafisti che incassano 9.000 euro a testa da ogni migrante per traghettarli in Italia.
E a cosa servono quei 9mila euro? Non per “fuggire dalla guerra”, come raccontano le coop e il Vaticano. Servono per arrivare qui, spacciare droga nei giardini delle nostre città, violentare le nostre donne e ragazze, e poi farsi mantenere a 35/45 euro al giorno (vito, alloggio e pocket money) con i soldi dei contribuenti. Lo stesso business che Salvatore Buzzi definiva “più redditizio della droga” è oggi gestito da multinazionali straniere, cooperative rosse e parrocchie che incassano miliardi dal Ministero dell’Interno.
A Trieste, come a Cagliari, come a Lampedusa, i centri di accoglienza sono diventati basi operative per i “maranza”: aggressioni, stupri, spaccio, ronde della sharia. E mentre Meloni ha riempito i centri di +142.974 posti dal 2022 (costo totale oltre 5,4 miliardi di euro), le associazioni pro immigrati ringraziano i trafficanti e chiedono ancora più immigrati in collaborazione con i trafficanti.
Basta ipocrisia. Questi “angeli” del traffico umano portano solo degrado, violenza e costi insostenibili. Chiudere tutti i centri, bloccare le navi, rimpatri immediati: l’Italia non è un self-service per spacciatori e stupratori pagati 9mila euro a biglietto. Gli italiani non ne possono più.


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