L’islamico con due mogli prende soldi dallo Stato per fare figli
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**Ho sposato un islamico e mi sono trovata in casa la poligamia: l’islamico con due mogli mantenuto dallo Stato, bonus bebè ai figli della poligamia**
Una donna italiana, ospite a “Fuori dal coro” su Rete 4, ha raccontato una storia che dovrebbe far rabbrividire chiunque creda ancora nell’integrazione. «Ho sposato un islamico e mi sono trovata in casa la poligamia». Parole secche, dirette, che descrivono il passaggio da un matrimonio “occidentale” a un incubo quotidiano: un marito musulmano che, di fatto, vive con due mogli sotto lo stesso tetto (o in appartamenti vicini pagati con i soldi pubblici), mentre lo Stato italiano, con i nostri soldi, finanzia tutto.
Non è un caso isolato. È la punta dell’iceberg di un fenomeno sommerso che da anni avanza silenzioso nelle nostre città: la poligamia islamica tollerata, protetta e persino sovvenzionata dal welfare. In Italia la bigamia è reato (art. 556 c.p.), punibile con la reclusione. Ma per i musulmani diventa “cultura”. I matrimoni religiosi celebrati in moschea o all’estero non vengono registrati civilmente per le seconde, terze e quarte mogli. Risultato? La legge italiana chiude gli occhi, la sharia si impone e i contribuenti pagano il conto.
Stime consolidate parlano di 15-20 mila famiglie poligamiche sul territorio nazionale. Numeri che risalgono già al 2008-2016 e che, con l’esplosione degli arrivi via mare e le ricongiunzioni familiari, sono certamente cresciuti. Uomini che arrivano da Paesi dove la poliginia è norma coranica (fino a quattro mogli, come recita la sura 4:3) e che qui continuano a praticarla senza che nessuno osi fermarli. La prima moglie italiana o convertita scopre di non essere l’unica. La seconda, spesso importata dal Paese d’origine, resta “invisibile” per lo Stato ma perfettamente visibile per i servizi sociali.
E qui arriva la parte più indecente: **l’islamico con due mogli mantenuto dallo Stato**. L’Assegno Unico Universale (l’ex bonus bebè potenziato) viene erogato per ogni figlio minore, indipendentemente dallo status matrimoniale dei genitori. Più mogli, più figli, più soldi. Famiglie numerose musulmane ricevono mensilmente centinaia di euro a bambino, oltre a contributi per l’affitto, buoni spesa, asili nidi gratuiti e alloggi popolari assegnati proprio in base al numero di componenti. Un esempio lampante? Nel 2022 un immigrato sbarcato con due mogli e dieci figli ha incassato circa 200 mila euro di sussidi. Soldi nostri. Per mantenere un modello familiare che in Italia è reato.
I figli della poligamia diventano così un investimento: ogni nuovo nato è un bonus in più, un voto in più per il futuro (quando saranno maggiorenni e voteranno), un passo avanti nell’occupazione demografica del territorio. È la classica strategia dell’islamizzazione dolce: non serve la spada quando bastano il ventre e il bancomat dello Stato. Mentre le coppie italiane faticano a fare un figlio perché “non ce la facciamo con gli affitti”, i nuclei poligamici si moltiplicano grazie ai nostri contributi.
La donna di “Fuori dal coro” ha raccontato lo shock quotidiano: gelosie, divisioni di tempo tra le mogli, figli che crescono in un harem domestico, diritti femminili calpestati. La prima moglie diventa una sorta di “coordinatrice” di un sistema che la umilia. E lo Stato? Invece di intervenire, eroga assegni. Invece di applicare la legge, finanzia la sharia in casa.
Questo è il cuore dell’islamizzazione in corso: non solo moschee e preghiere in strada, ma soprattutto la conquista silenziosa della famiglia, del welfare e della demografia. L’Italia sta importando a spese proprie un modello patriarcale incompatibile con la nostra Costituzione, con l’uguaglianza tra uomo e donna, con il principio di monogamia che ha forgiato la nostra civiltà.
Basta ipocrisia. Chi arriva deve scegliere: o rispetta le nostre leggi (una sola moglie, niente poligamia, niente sharia in casa), o torna da dove è venuto. Stop ai ricongiungimenti che nascondono seconde mogli. Controlli serrati sui percettori di assegni familiari: se vivono in poligamia, niente bonus. Fine dei sussidi che premiano la prolificità islamica a danno delle famiglie italiane.
La testimonianza della donna di Rete 4 non è un semplice “caso umano”. È un campanello d’allarme che suona da anni e che troppi fingono di non sentire. Se non fermiamo oggi l’islamizzazione delle nostre famiglie e del nostro welfare, domani ci sveglieremo in un Paese dove la poligamia non sarà più un reato nascosto, ma una “norma multiculturale” finanziata con le tasse di tutti. E sarà troppo tardi.


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