Non può ballare in Italia perché è russa: ballerina del Bolshoi respinta

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By V marzo 17, 2026 15:21

Non può ballare in Italia perché è russa: ballerina del Bolshoi respinta

Si fosse chiamata Mohammed.

**L’arte come arma politica: l’esclusione di Svetlana Zakharova è una vergogna ipocrita che grida al mondo intero**

Nel pieno delle polemiche furibonde sulla presenza della Russia alla Biennale Arte di Venezia 2026 – con l’Unione Europea che minaccia di ritirare i fondi e mezza Europa che urla allo scandalo come se il padiglione russo fosse una bomba atomica – arriva l’ennesimo schiaffo alla cultura: l’esclusione di Svetlana Zakharova, étoile assoluta del Bolshoi di Mosca, dal gala internazionale di danza **Les Étoiles**, curato da Daniele Cipriani, in programma il 20 e 21 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un evento pomposamente intitolato “Il Gala dell’amore”. Amore? Ma quale amore, se la prima vittima è proprio la libertà dell’arte?

L’organizzazione l’aveva invitata con la più nobile delle intenzioni: “l’idea, profondamente radicata, che l’arte sia un mezzo per unire senza ridurre gli artisti alla loro nazionalità e che la danza sia uno dei ponti che permettono incontri nel segno della pace”. Zakharova non è sotto sanzioni UE, l’invito era perfettamente legale, tutto in regola. Poi, però, sono arrivate “comunicazioni istituzionali e messaggi sentiti e dolorosi” che hanno richiamato la “responsabilità simbolica” delle istituzioni culturali. Risultato? Invito ritirato. La nota ufficiale è un capolavoro di ipocrisia: “Quando un evento artistico rischia di venire frainteso o strumentalizzato, di apparire come una normalizzazione di ciò che sta accadendo e di acuire le ferite, il ponte che l’arte prova faticosamente a costruire rischia di franare”.

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Traduzione: meglio far franare il ponte subito, per non rischiare che qualcuno si offenda. Meglio censurare una delle più grandi ballerine viventi, icona mondiale della danza classica, piuttosto che “normalizzare” la Russia. E tutto questo mentre si continua a blaterare di “rispetto per la libertà di espressione” e “contrarietà a ogni forma di discriminazione per nazionalità”. Ma per favore! Questa è discriminazione pura, mascherata da sensibilità morale. È cancel culture di Stato, è l’arte ridotta a pedina geopolitica.

E qui viene la domanda che brucia, quella che nessuno osa fare ad alta voce ma che urla da sola: **perché agli americani sì e ai russi no? Perché agli israeliani sì e ai russi no?**

Gli artisti statunitensi hanno sempre ballato, cantato e dipinto sui nostri palcoscenici mentre il loro Paese invadeva Iraq, Afghanistan, Libia, bombardava Serbia, sosteneva colpi di Stato e guerre per procura in mezzo mondo. Oggi che bombardano l’Iran? Uguale. Nessuno ha mai ritirato inviti a stelle di Broadway o del New York City Ballet per “normalizzare” le stragi di civili o le prigioni di Guantánamo. Mai una comunicazione istituzionale “dolorosa”, mai un gala dell’amore cancellato per paura di “acuire le ferite”.

Gli artisti israeliani? Continuano a esibirsi in tutta Europa, alla Biennale, nei teatri, nei festival, mentre il conflitto a Gaza ha prodotto decine di migliaia di morti, distruzione e accuse gravissime di violazioni internazionali. Nessuno strappa inviti, nessuno parla di “responsabilità simbolica”. Anzi, chi osa criticare viene spesso tacciato di antisemitismo. Ma per una étoile russa, legata al suo teatro nazionale (come migliaia di artisti in tutto il mondo sono legati ai loro governi), scatta il veto immediato. Perché? Perché la Russia è il nemico del momento, il cattivo di turno, e guai a chi osa trattarla come un Paese normale.

Svetlana Zakharova non è una politica, non è una portavoce del Cremlino: è una ballerina che ha dedicato la vita al palco. Escluderla non porta la pace, non aiuta l’Ucraina, non ferma nessuna guerra. Serve solo a dimostrare che in Occidente l’arte è libera… solo se obbedisce alla narrazione dominante. Serve a umiliare un’intera tradizione culturale, a ridurre milioni di russi a untori solo perché nati sotto una certa bandiera.

Mentre la Biennale di Venezia si spacca in due sul ritorno della Russia (con proteste, minacce di boicottaggio e dimissioni), qui a Roma si cancella in silenzio una delle sue più luminose stelle. Ipocrisia pura. Doppio standard vergognoso. L’arte dovrebbe essere il ponte più alto, l’unico capace di resistere alle tempeste della politica. Invece la stiamo facendo franare noi stessi, con le nostre mani ipocrite.

Les Étoiles continuerà “a invitare il pubblico ad attraversare i suoi ponti, a passo di danza”. Peccato che il ponte più bello – quello della vera universalità – sia già stato fatto saltare in aria. E noi, indignati, continuiamo a chiederci: fino a quando accetteremo questa censura selettiva? Fino a quando l’amore sul palco varrà solo per chi ha il passaporto giusto?

Vergogna. Pura, semplice, intollerabile vergogna.

Non può ballare in Italia perché è russa: ballerina del Bolshoi respinta ultima modifica: 2026-03-17T15:21:51+00:00 da V
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By V marzo 17, 2026 15:21
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