Stupratore straniero rimane libero a casa sua
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Violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane turista in un hotel della Val Gardena perpetrata da 3 lavoratori stagionali kosovari
Nel settembre 2025, due sono stati condannati a sei anni, il terzo a quattro anni e otto mesi.
++ Aggiornamento ++
Un condannato rimarrà in https://t.co/jyGqGyfBiA
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 17, 2026
**Orrore in Val Gardena: tre kosovari stuprano una giovane turista, condanne da burla e uno già in libertà in patria – L’Italia paga il prezzo dell’immigrazione senza controllo**
Mentre le Dolomiti si preparano a una nuova stagione turistica, un nuovo capitolo di violenza e impunità scuote la Val Gardena. I fatti sono agghiaccianti e risalgono alla notte tra il 17 e il 18 gennaio 2023, ma l’aggiornamento di queste ore, emerso proprio oggi, grida vendetta: tre lavoratori stagionali kosovari, ospiti di un albergo della zona, hanno brutalizzato una turista scandinava di 22 anni, filmando tutto con i cellulari mentre lei implorava pietà.
La giovane, in vacanza nella perla delle Alpi, aveva accettato un passaggio da loro dopo una serata in discoteca. Intossicata dall’alcol e senza mezzi per tornare, si è fidata. Errore fatale. In auto sono iniziate le prime violenze. Poi l’hanno portata nella loro stanza d’albergo e per quasi due ore l’hanno ripetutamente stuprata, sottoponendola a ogni genere di abuso. Il video – prova schiacciante – cattura la sua voce spezzata: «No, per favore, non fatemi del male». E mentre lei piangeva e supplicava, uno dei tre, con un ghigno, faceva il segno della vittoria con le dita. Un trofeo. Un ghigno di trionfo su una ragazza indifesa. Poi l’hanno caricata di nuovo in macchina e l’hanno violentata ancora durante il tragitto verso il suo hotel. Solo il giorno dopo, recandosi in ospedale a Bolzano, la vittima ha trovato il coraggio di denunciare l’orrore.
Il processo, celebrato con rito abbreviato a Bolzano, si è concluso il 24 settembre 2025. La Procura aveva chiesto 10 anni per ciascuno. La sentenza? Due a sei anni di reclusione, il terzo – ritenuto meno coinvolto – a quattro anni e otto mesi. Assolti dall’accusa di sequestro di persona. Sconti generosi grazie al rito abbreviato (un terzo in meno) e, per uno, a “circostanze attenuanti generiche”. Una beffa per la vittima, che ha ottenuto solo un risarcimento provvisorio di 60mila euro.
Ma il vero scandalo arriva oggi. Dei tre condannati, uno resterà tranquillamente in Kosovo: dopo lo sconto Cartabia e i giorni già scontati, la pena effettiva scende sotto i quattro anni. Niente estradizione. Verrà perseguito solo se rimetterà piede in Italia. Un altro, rientrato da poco, è stato arrestato giovedì scorso e ora si trova in “osservazione” nel carcere di Cremona per un anno: dopo potrà chiedere pene alternative, sempre grazie al rito abbreviato. Solo il terzo ha presentato appello, con l’avvocato che osa tirare in ballo una perizia sul labiale della vittima per ipotizzare un “consenso”. Una difesa che fa rabbrividire.
Questo è il sistema italiano nel 2026: importiamo lavoratori stagionali da paesi che esportano criminalità, li alloggiamo negli stessi hotel dove arrivano le nostre turiste, e quando commettono orrori li condanniamo con sconti, li lasciamo fuggire o li rimettiamo presto in circolazione. La Val Gardena, paradiso di famiglie e innamorati, diventa terreno di caccia per predatori stranieri. Quante altre turiste dovranno subire violenze perché l’Italia continui a fingere che l’immigrazione sia solo “bisogno di manodopera”?
Basta. Le valli dolomitiche non sono discariche per chi arriva con permessi stagionali e mentalità da conquista. La riforma Cartabia, il rito abbreviato per reati sessuali, gli sconti che favoriscono gli stranieri: tutto questo è un tradimento verso le nostre donne, verso il turismo che porta miliardi all’economia italiana, verso la sicurezza nazionale. È ora di bloccare i flussi, espellere chi delinque senza pietà, e restituire alle nostre terre la dignità che meritano. Prima che l’ennesima turista paghi con il corpo e con l’anima il prezzo di una politica suicida.


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