Genitori costretti a trasferire i figli dalla scuola degli immigrati: italiani in fuga
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Dronero: genitori italiani in fuga dalle scuole invase, ma la resa non è una soluzione
A Dronero, piccolo comune in provincia di Cuneo, si è consumato un episodio che è un grido d’allarme per l’Italia intera. Genitori italiani, esasperati, hanno trasferito i loro figli in un’altra scuola, una “scuola di italiani”, dopo che quella di zona era stata letteralmente invasa da figli di immigrati. Una decisione sofferta, un atto di resa davanti a una realtà che cambia troppo in fretta, troppo male. Ma questa non è una soluzione: non possiamo fuggire all’infinito. È tempo di affrontare il problema alla radice e azzerare i ricongiungimenti familiari, prima che gli italiani diventino minoranza ovunque, a partire dalle aule scolastiche.
Cosa è successo a Dronero? La scuola locale, un tempo specchio di una comunità coesa, si è trasformata in un luogo dove i bambini italiani sono diventati eccezione. Classi dominate da figli di immigrati, spesso con scarsa padronanza dell’italiano, hanno reso l’ambiente estraneo, caotico, distante dai valori e dalle aspettative delle famiglie autoctone. I genitori hanno cercato una via d’uscita, spostando i figli altrove, in una scuola dove i loro bambini potessero ancora sentirsi a casa. Ma questa è una vittoria di Pirro: spostarsi non risolve nulla, sposta solo il problema più in là, in un altro quartiere, in un altro paese.
La verità è che l’immigrazione incontrollata sta riscrivendo la geografia umana dell’Italia, e le scuole sono il primo fronte di questa trasformazione. I ricongiungimenti familiari, quel meccanismo che permette a un immigrato regolare di portare con sé moglie, figli e a volte anche genitori, stanno gonfiando i numeri a dismisura. Secondo i dati Istat, nel 2023 oltre il 60% dei nuovi ingressi di stranieri in Italia è avvenuto proprio tramite questa via. Ogni anno, decine di migliaia di persone si aggiungono a una popolazione immigrata che già supera i 5,3 milioni (8,7% della popolazione totale), senza contare i clandestini. E i loro figli, nati qui o arrivati da piccoli, riempiono le aule, cambiando il volto delle nostre comunità.
A Dronero i genitori sono scappati, ma dove andranno quando tutte le scuole saranno uguali? Non si può continuare a cedere terreno, a spostarsi come profughi nella propria terra. L’Italia non è un Paese infinito: ogni scuola “abbandonata” è un pezzo di identità che si perde, un passo verso un futuro in cui gli italiani saranno estranei a casa loro. E non è solo una questione di numeri: è cultura, lingua, valori che si dissolvono sotto il peso di un’integrazione fallita. Le aule multietniche, spesso celebrate come simbolo di progresso, diventano invece luoghi di confusione, dove l’insegnamento si rallenta, dove i programmi si adattano al minimo comune denominatore, dove i bambini italiani finiscono per sentirsi fuori posto.
È tempo di dire basta. I ricongiungimenti familiari devono essere azzerati, subito. Non si tratta di chiudere le porte a chi è già qui, ma di fermare un flusso che sta travolgendo il Paese. Ogni immigrato che porta la sua famiglia amplia una comunità parallela, che spesso non si integra, che vive secondo regole proprie, che occupa spazi – fisici e culturali – a scapito degli autoctoni. Se non agiamo ora, tra dieci anni non ci sarà più una “scuola di italiani” in cui rifugiarsi. La demografia è spietata: con un tasso di natalità tra i più bassi al mondo (1,24 figli per donna nel 2023) e un’immigrazione che non si ferma, gli italiani sono destinati a essere sopraffatti.
Dronero è solo l’inizio. Oggi sono i genitori di un piccolo comune a scappare, domani saranno quelli delle periferie delle grandi città, poi quelli dei centri storici. Non c’è via di fuga che tenga: o si inverte la rotta adesso, o ci ritroveremo stranieri nella nostra stessa nazione. Azzerare i ricongiungimenti non è crudeltà, è sopravvivenza. È il primo passo per riprendere il controllo di un Paese che sta scivolando via, aula dopo aula, via dopo via. I genitori di Dronero hanno fatto quel che potevano. Ora tocca alla politica fare ciò che deve: difendere l’Italia, prima che sia troppo tardi.
Sarebbe interessante sapere la percentuale di genitori dem che hanno spostato i figli per la presenza di bambini stranieri in quella scuola di Dronero.
D’altronde, li conosciamo bene gli accoglienti versione Capalbio. pic.twitter.com/WPdZC4GNw5
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 24, 2025
E il sindaco testa di cazzo s’è fatto riconoscere subito sottolineando che “i bambini sono nati ” e che “senza i loro genitori le fabbriche chiuderebbero”,,, e basta, cazzo!