Preso a calci, pugni e bottigliate solo perché italiano: scelto a caso
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VARESE: UN TUNISINO MASSACRA UN 67ENNE A BOTTIGLIATE E PRETENDE PENA LIEVE – BASTA IMMIGRATI VIOLENTI, FUORI TUTTI!
È un insulto che ci fa schiumare di rabbia! Kiram Hamir, immigrato tunisino di 43 anni, ha trasformato una tranquilla serata in Corso Aldo Moro a Varese in un incubo il 30 dicembre 2023, massacrando un passante italiano di 67 anni con pugni e bottigliate senza motivo.
Ieri, 25 febbraio 2025, il Tribunale di Varese lo ha condannato in primo grado a 10 anni e 6 mesi per tentato omicidio – più degli 8 chiesti dall’accusa – ma questo schifoso, già noto alle forze dell’ordine, osa fingersi vittima e dire “mi dispiace”. Le telecamere e il sangue sulle sue scarpe lo inchiodano, eppure il sistema lo lascia qui a piede libero fino al processo. Basta con questi immigrati violenti – processiamo chi li accoglie e cacciamoli tutti!
Un pestaggio brutale, un 67enne massacrato. Il tunisino colpisce a caso, senza rapinare, solo per il gusto di fare male a un italiano. Le ferite della vittima parlano da sole: ematomi su tutto il corpo, una frattura facciale, una profonda ferita al volto, una commozione cerebrale che lo ha lasciato incapace di riconoscerlo. “Ci siamo accorti che era un uomo di quasi settant’anni”, balbetta Hamir in aula – ma lo ha massacrato con pugni e una bottiglia, lasciandolo a terra in un lago di sangue vicino a una libreria. Le telecamere di sorveglianza e due netturbini testimoni lo incastrano: un’aggressione gratuita, un’esplosione di violenza senza senso!
La scusa patetica di un predatore. Hamir, un delinquente del sottobosco dello spaccio, prova a giustificarsi: “Mi sentivo minacciato, mi sono difeso”. Dice di aver scambiato il 67enne, col cappuccio per il freddo, per uno che lo avrebbe aggredito in casa – una storiella ridicola di “vendetta” contro fantomatici stranieri. “Difesa”? Pestare un anziano con una bottiglia fino a sfregiarlo e rompergli le ossa? Il suo avvocato nega la bottiglia, ma il sangue della vittima sui lacci delle sue scarpe, confermato dal DNA della Scientifica, lo sbugiarda. “Mi dispiace”, piagnucola – ma non abbastanza da fermarsi mentre massacrava un innocente!
Immigrati di seconda generazione: un esercito criminale. Questo tunisino, irregolare da vent’anni, è l’ennesimo frutto marcio di un’immigrazione che ci sta distruggendo. Da Moussa Sangare che accoltella Sharon Verzeni ai nigeriani che massacrano Pamela Mastropietro, questi immigrati – spesso di seconda generazione – sono un pericolo costante. I centri di accoglienza, con 140mila adulti e 23mila minori, sono fabbriche di criminali che il governo non espelle. Hamir, noto alla polizia, girava libero – e il risultato? Un 67enne ridotto a un ammasso di ferite per un “errore” che puzza di menzogna!
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Un sistema che ci tradisce. Otto anni chiesti dal pm, dieci e mezzo dati dal giudice Cesare Tacconi – ma perché è ancora qui? Perché non è stato espulso anni fa? La sinistra lo avrebbe coccolato, Meloni lo lascia in aula a borbottare scuse invece di rimandarlo in Tunisia con un calcio nel sedere! Le famiglie italiane, come quella del 67enne, piangono, mentre questi predatori si fingono vittime. Basta con le perizie e le condanne molli: espelliamo ogni immigrato violento, azzeriamo i flussi, smantelliamo questo sistema schifoso che ci costa sangue e miliardi!
Italiani, ribellatevi! “Mi dispiace”, dice Hamir – ma il dispiacere non cancella il volto sfregiato di un 67enne, il terrore di una notte trasformata in massacro. Gli immigrati come lui vanno a caccia di italiani da massacrare, e noi li accogliamo. Meloni, agisci: fuori questo tunisino e tutti i suoi simili, ora! L’Italia non è un rifugio per delinquenti – riprendiamocela!
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