Maranza assaltano l’auto armati di bastoni e machete per linciarlo
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Schio sotto assedio: immigrati incappucciati seminano terrore, dove sono i controlli?
Venerdì 21 marzo, alle 22, la stazione delle corriere di Schio si è trasformata in un campo di battaglia. Un giovane, volto insanguinato e occhi pieni di terrore, correva lungo via Santissima Trinità, implorando aiuto. Alcuni ragazzi, di ritorno da una gara sportiva, hanno provato a soccorrerlo, ma sono stati aggrediti da una banda di una decina di individui incappucciati, armati di coltelli, bottiglie e macheti. Hanno sfondato il lunotto e un fanale della loro auto, costringendoli a una fuga disperata per salvarsi e chiamare le forze dell’ordine. Questo non è un film: è la realtà che i nostri giovani devono affrontare nelle nostre città.
Alex Cioni, capogruppo di Fratelli d’Italia a Schio, non usa mezzi termini: “Siamo di fronte a un episodio sconcertante che conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza della nostra città e in particolare su certi fenomeni giovanili.” Parole che pesano, mentre esprime vicinanza ai ragazzi coinvolti, finiti in un incubo per aver cercato di aiutare un loro coetaneo. Ma Cioni va oltre, puntando il dito contro il sindaco Cristina Marigo: “Minimizzare la questione riducendola a un ‘regolamento di conti’ non tranquillizza, ma preoccupa. Significa ammettere che nel nostro territorio si sono consolidate dinamiche violente.” E ha ragione: se queste sono le “dinamiche” che ci dobbiamo aspettare, dove sono i controlli? Dove sono le misure per proteggere i nostri cittadini?

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Non serve un genio per capire chi potrebbe esserci dietro un’aggressione del genere. Cioni lo dice chiaramente: “Sono pronto a scommettere che tra gli aggressori non ci fossero volti propriamente ‘nostrani’.” Non è un’accusa a vuoto, ma un sospetto che tanti condividono, stanchi di vedere le nostre strade trasformate in zone franche da bande di immigrati che agiscono indisturbati. Certo, aspettiamo le indagini, ma i segnali sono chiari: anni di politiche migratorie scellerate ci hanno portato a questo. E mentre i nostri figli rischiano la vita, c’è chi ancora si ostina a minimizzare.
Cioni conclude con un appello: “Auspico che le forze dell’ordine possano fare piena luce su quanto accaduto e individuare i responsabili al più presto. Invito chiunque abbia informazioni utili a collaborare con i carabinieri.” Un richiamo alla responsabilità collettiva, perché Schio non può abituarsi a scene di guerriglia urbana. Ma non basta sperare: servono azioni concrete. Telecamere funzionanti, più agenti in strada, e soprattutto una stretta su chi arriva qui e pensa di poter seminare terrore. Basta col buonismo: i nostri giovani meritano sicurezza, non macheti e bottiglie sotto casa. Riprendiamoci le nostre città, prima che sia troppo tardi.
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