Strangola una donna ma il giudice lo perdona e lui lo rifà
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### Luino, Sri Lankese 48enne Tenta di Soffocare la Moglie con un Cavo Elettrico: Già Condannato nel 2020, Doveva Essere Espulso Ma Lo Hanno Lasciato Libero – Basta con Questi Immigrati Violenti che Usano le Nostre Leggi come Scudo!
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**Luino (Varese), 28 novembre 2025** – Il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un 48enne dello Sri Lanka ha pensato di festeggiarla nel modo più barbaro: ha picchiato la moglie in faccia più volte, poi ha preso un cavo elettrico e ha cercato di strangolarla. Solo l’intervento dei vicini e dei carabinieri di Luino ha salvato la donna da una morte certa. L’uomo – ubriaco fradicio – è salito in macchina ed è scappato, ma è stato fermato mentre rientrava a casa. Positivo all’alcoltest, patente ritirata, auto sequestrata per confisca. Ora è in carcere a Varese.
Ma la notizia vera, quella che fa ribollire il sangue, è un’altra:
questo mostro era già stato condannato nel 2020 per gli stessi reati contro la stessa moglie.
Era stato arrestato, aveva patteggiato 2 anni, scontato con affidamento in prova ai servizi sociali.
E soprattutto: per quei fatti era stato avviato un procedimento di espulsione e accompagnato al CPR di Milano.
E poi?
Niente.
Espulsione mai eseguita.
Motivo?
“Legami familiari regolari” e “attività lavorativa documentata”.
Tradotto:
– Ha moglie e figli ‘italiani’? Non si tocca.
– Ha trovato un lavoretto (probabilmente in nero)? Bravo, resta pure.
Risultato: dopo 5 anni di “ravvedimento” e “inserimento sociale”, lo stesso uomo torna a picchiare e tenta di uccidere la stessa donna.
Questa non è integrazione.
È complicità dello Stato con un violento recidivo.
Un immigrato dello Sri Lanka che:
– Picchia la moglie da anni
– Tenta di strangolarla con un cavo elettrico
– È già stato condannato per lo stesso reato
– Doveva essere espulso nel 2020
– È rimasto libero grazie alle nostre leggi “umanitarie”
E ora è di nuovo dentro.
Ma per quanto?
Con il solito patteggiamento, tra 2-3 anni sarà di nuovo fuori.
E la moglie?
Tornerà a casa terrorizzata, sapendo che lo Stato italiano ha già dimostrato di preferire il “ravvedimento” dell’aguzzino alla sua sicurezza.
Basta.
Quando un immigrato alza le mani su una donna, non esiste “ravvedimento”.
Non esiste “legame familiare”.
Non esiste “lavoro”.
Esiste solo una cosa:
ESPULSIONE IMMEDIATA E DEFINITIVA.
Niente CPR, niente attese, niente ricorsi.
Aereo e via.
Perché la prossima volta che questo uscirà,
la moglie potrebbe non essere più in vita per raccontare.
E la responsabilità non sarà solo sua.
Sarà anche di chi, nel 2020, ha deciso che un violento straniero meritava un’altra possibilità.
Luino non è Colombo.
L’Italia non è un centro di recupero per stupratori e strangolatori importati.
Remigrazione subito.
O la prossima vittima avrà il nostro stesso sangue sulle mani dello Stato.



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