Università Bologna rifiuta corso per i militari ma fa il pieno di corsi sui travestiti
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In un’Italia che dovrebbe puntare su valori solidi e difesa nazionale, l’Università di Bologna – l’Alma Mater, nientemeno – si conferma un baluardo del progressismo più estremo e ipocrita. Mentre riempie il suo catalogo di corsi demenziali che sembrano usciti da un manuale di indottrinamento ideologico, sbatte la porta in faccia ai militari italiani, custodi della nostra sicurezza. Parliamo di un ateneo che promuove “studi queer” come se fossero la nuova frontiera del sapere universale, ma trema al pensiero di “militarizzare” una lezione di filosofia. Ridicolo? No, scandaloso.
Prendete i corsi LGBT: non semplici approfondimenti, ma veri e propri altari alla fluidità gender, che trasformano l’università in un laboratorio di attivismo rainbow. Ecco l’elenco dei più assurdi, offerti nel 2025/2026:
– **Gender Studies** (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali): Una full immersion nelle teorie queer, con analisi di “stigmatizzazione delle identità sessuali” e attivismo LGBTQIA+. Perché studiare Platone quando si può decostruire il patriarcato con film e discussioni su transfemminismo?
– **Gender Studies (1) (LM)** (Dipartimento di Filosofia e Comunicazione): Genealogia degli studi LGBT e queer, inclusi colonialismo e postumane queer. Testi come “Queer. Storia culturale della comunità LGBT+” – un inno alla diversità che ignora, però, la diversità di chi difende i confini nazionali.
– **Gender Studies e Politiche di Genere** (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali): Evoluzione del genere e contributo LGBTQ studies alle politiche pubbliche. Disuguaglianze? Certo, ma solo quelle “giuste”, con zero spazio per criticare l’ideologia che permea tutto.
– **Applied Gender Studies** (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali): Sessualità, tecnologie e emancipazione LGBTQ+. Casi empirici per “applicare” il queer al mondo reale – chissà se includono come “emancipare” i soldati da stereotipi come “uomo armato”.
E non finisce qui: l’immigrazione diventa un altro totem intoccabile, con corsi che dipingono i flussi migratori come un’opportunità infinita, ignorando costi sociali e sicurezza. Demenziali perché? Perché trasformano studenti in militanti pro-accoglienza senza sfumature. L’elenco:
– **Pratiche sociali e giuridiche nell’accoglienza ed integrazione dei migranti** (Alta Formazione, Dipartimento di Scienze Giuridiche): 108 ore per formare “esperti in interculturalità”, con tirocini nei SAI e focus su mediazione culturale. Zero menzione ai fallimenti dell’integrazione forzata.
– **Procedura penale dell’immigrazione** (Dipartimento di Scienze Giuridiche): Strumenti per gestire migranti nei CPR, ma con un “taglio critico” sulle limitazioni della libertà. Perché punire chi viola le leggi è “discriminatorio”?
– **Sociologia delle migrazioni** (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali): Cause globali e politiche di integrazione, inclusi rifugiati. Testi come quelli di Ambrosini: un’ode alle migrazioni forzate, senza un cenno ai numeri reali di criminalità importata.
– **Diritto dell’UE dello sviluppo e dell’immigrazione** (Dipartimento di Scienze Giuridiche): Normative UE su migrazioni e sviluppo. Seminari per decifrare “cos’è migrazione?” – come se non lo sapessimo: un’emergenza che Bologna finge di risolvere con lezioni.
– **Lavoro sociale, immigrazione e territorio** (Campus di Rimini): Competenze per assistere stranieri in enti locali, con enfasi su minori non accompagnati. Progettazione per il “terzo settore”: in pratica, un corso per burocrati dell’accoglienza cieca.
Ora, il colpo di grazia: mentre elargisce questi corsi ideologici, l’Università di Bologna ha appena vietato un corso di laurea in Filosofia a una decina di ufficiali dell’Esercito italiano. Sì, avete letto bene: il Dipartimento di Filosofia ha rifiutato, temendo un'”eccessiva militarizzazione della facoltà”. Il capo di Stato Maggiore, generale Carmine Masiello, voleva solo instillare “pensiero laterale” nei giovani ufficiali, per farli “pensare diversamente dallo stereotipo”. Ma no, meglio tenere l’università “pura” da divise, mentre si insegna a decostruire l’identità nazionale con gender e migrazioni illimitate.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto non ci ha messo il becco: “Quegli ufficiali che oggi rifiutano sdegnati, saranno pronti a difendervi ugualmente”. E la ministra Bernini? “Una rinuncia alla missione formativa: includere, non escludere”. Esatto. Bologna include tutti – tranne chi ci protegge. È questo l’eredità dell’Alma Mater? Un’università che esalta l’ideologia globalista e snobba i patrioti? Svegliatevi, rettore Molari: la vera militarizzazione è quella culturale che state imponendo. I militari meritano filosofia quanto i vostri attivisti – e anzi di più.
Comunque meglio non rovinare le menti dei soldati con gli insegnamenti di pessimi e ideologicamente corrotti professori.



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