Giudici aprono le gabbie e i migranti escono a stuprare
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### La Giustizia Italiana: Un Mandato per la Recidiva – Stranieri Liberati per Stuprare e Picchiare di Nuovo
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In un Paese dove la toga sembra più un velo pietoso che uno scudo per i cittadini, tre storie recenti – tutte concentrate tra il 28 e il 30 novembre 2025 – dipingono un ritratto agghiacciante di una giustizia che non punisce, ma ricicla criminali stranieri sulle nostre strade. Non si tratta di casi isolati, ma di un sistema marcio che libera immigrati irregolari o pregiudicati dopo un patteggiamento lampo, permettendo loro di tornare a delinquere: molestando minorenni, trascinando donne in portoni per stupri tentati, o spezzando ossa ai carabinieri che osano fermarli. E mentre le vittime – italiane, innocenti, terrorizzate – pagano il prezzo con traumi indelebili, i colpevoli balbettano scuse come “Ero nervoso” in aula e vengono rimessi in libertà, pronti per il bis. Basta con questa farsa: è ora di denunciare un circo giudiziario che trasforma l’Italia in un campo di concentramento per onesti e un parco giochi per i delinquenti del Terzo Mondo.
Prendiamo il caso di Anzio, dove una ragazzina italiana di soli 16 anni ha vissuto un settembre infernale, trasformato in un incubo quotidiano da un marocchino di 24 anni già noto per spaccio. Ogni mattina, per recarsi a scuola, la minore doveva passare davanti alla stazione di Lavinio, pregando di non incrociare “lui”: un pusher irregolare, fotosegnalato decine di volte dai carabinieri durante blitz antidroga nel giro maghrebino che controlla la piazza tra la stazione e il quartiere Zodiaco. Complimenti insistenti, palpeggiamenti, tentativi di bacio forzato, mani addosso nel parcheggio del centro commerciale a due passi da casa: un mese di persecuzione che ha lasciato la bambina in preda alla vergogna, incapace di confidarsi con i genitori per settimane. Solo quando il terrore ha raggiunto l’apice, ha trovato il coraggio di parlare. Denuncia sporta, indagini accelerate, ma il marocchino? Fuggito in Puglia da connazionali, beccato a Gallipoli dopo trasferte investigative e un’ordinanza del Gip di Velletri. Arrestato per atti persecutori, adescamento e violenza sessuale aggravata su minore – e ora in carcere a Lecce. Ma attenzione: questo arresto è arrivato *dopo* che lo Stato aveva scelto di fotografarlo e rilasciarlo, anziché espellerlo. Espulsioni? Meno di una su cinque viene eseguita. Risultato: una sedicenne italiana ha pagato con il suo terrore un’indulgenza che poteva – e doveva – essere evitata con un rimpatrio coatto alla prima identificazione.
Passiamo a Bergamo, dove la giustizia ha toccato il fondo dell’orrore solo due giorni fa, il 29 novembre. Una giovane italiana di 23 anni, innocente e indifesa, sale su un autobus in via San Lazzaro alle 16:00. Viene molestata da Amran Md, un bengalese di 27 anni pregiudicato, processato *appena due ore prima* per rapina e furto in un supermercato – rubati alcolici, giubbotti e zaini. Liberato dopo l’udienza, eccolo pronto per il gran colpo: la pedina, la minaccia con una bottiglia di vetro rotta, la trascina in un portone urlando “Ti uccido! Chiama chi ti pare, vediamo chi ti salva!”. Pugni in faccia, botte in testa, mentre la vittima invia foto disperate al fidanzato per chiedere aiuto. Salvata per un soffio da una passante e dal compagno, la ragazza finisce al Pronto Soccorso con ferite al volto. L’aggressore? Arrestato sul posto, ma nega tutto in aula: “È stata lei”. Due ore: tanto è bastato alla toga per rimetterlo in circolazione dopo il furto, permettendogli di tentare uno stupro. E qui entrano i numeri che la sinistra ama ignorare: immigrati, solo il 9% della popolazione, autori del 40-43% degli stupri in Italia. Senza di loro, saremmo tra i Paesi europei con i tassi più bassi di violenza sessuale. Invece, città come Bergamo diventano zone di guerra per le donne italiane, grazie a un’immigrazione incontrollata dal Sub-Sahara e dal Nord Africa che porta “sottomissione culturale” e disprezzo per il consenso.
Ma il culmine dell’assurdità arriva a Limbiate, Monza, dove la violenza si scaglia addirittura contro chi dovrebbe difenderci: i carabinieri. Il 28 novembre, un marocchino irregolare di 32 anni – sbarcato via Lampedusa nel 2020 con un “permesso umanitario farlocco”, già con un curriculum di furti e aggressioni – viene sorpreso a rubare al Carrefour. Ubriaco fradicio (2,5 g/l all’etilometro, patente ritirata, auto sequestrata), non si arrende: morde un carabiniere al braccio (ferita lacero-contusa, 7 giorni di prognosi), pesta altri tre con pugni al viso e calci alle gambe, facendone perdere un dente. Quattro militari al Pronto Soccorso di Desio, tra ossa rotte e traumi. Ma non è la prima: a settembre, lo stesso balordo aveva massacrato i carabinieri di Desio, causando fratture multiple e 20 giorni di prognosi. Patteggia, lo liberano – e lui torna a colpire, stavolta a Limbiate. Arrestato in flagranza per resistenza e lesioni aggravate, balbetta in interrogatorio: “Ero nervoso”. Nessuna espulsione, nonostante un procedimento avviato per “legami familiari” (una barzelletta burocratica). Il Sindacato Italiani Militari Carabinieri Lombardia tuona: “Situazione insostenibile, soggetti già fermati permangono liberi”. E i dati? Recidiva al 50% per immigrati africani in Lombardia, secondo la Questura di Monza 2025. Casi analoghi: tunisini che mordono poliziotti a Pavia, senegalesi che staccano denti ad agenti a Bergamo.
Questi tre episodi non sono coincidenze: sono il frutto di una giustizia che privilegia il “recupero” di criminali stranieri – spesso irregolari – con patteggiamenti express, avvisi orali e permessi umanitari fasulli, invece di espulsioni immediate. Liberi dopo un furto, dopo un’aggressione ai poliziotti, dopo fotosegnalazioni multiple: e chi ne paga lo scotto? Le nostre figlie minorenni terrorizzate per un mese, le nostre donne trascinate in portoni con bottiglie in mano, i nostri carabinieri con braccia spezzate e denti volati. È un circolo vizioso: arrivano via mare, delinquono, patteggiano, recidivano, e la toga li rimette in pista. Statistiche impietose: il 34,7% di tutti i reati in Italia è opera di stranieri, inclusi accoltellamenti e spaccio. Paesi come l’Islanda, con immigrazione europea e controllata, non conoscono questi orrori; noi sì, perché apriamo le porte al caos.
Basta ipocrisie buoniste. La soluzione è chiara: espulsione automatica per ogni straniero con precedenti, revoca immediata di permessi scaduti, rimpatri coatti senza se e senza ma. Niente più “nervosismi” in aula, niente più fughe in Puglia o patteggiamenti per lesioni a pubblici ufficiali. Le donne e i minori italiani meritano sicurezza, non un sistema che li sacrifica sull’altare del multiculturalismo fallito. I carabinieri meritano rispetto, non denti persi per mano di balordi protetti dalla legge. E la giustizia? Deve tornare a punire, non a coccolare. Altrimenti, quante altre ragazzine dovranno tremare ogni mattina prima che qualcuno chiuda questa vergognosa ruota della recidiva? L’Italia non è un carcere a cielo aperto per criminali stranieri: è casa nostra, e va difesa.



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