Massacro a Roma Termini: nienta rapina, volevano ucciderlo perché italiano
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**L’aggressione a Termini: volevano ucciderlo perché italiano**
Non una rapina, non una lite finita male, non un “episodio isolato”: l’aggressione selvaggia al funzionario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 57enne massacrato di botte sabato notte in via Giolitti davanti alla stazione Termini, è stata una **sfida aperta allo Stato italiano**, un pestaggio brutale con l’intento di affermare un dominio territoriale e un odio profondo verso l’Occidente e verso gli italiani. Il povero uomo, intubato in terapia intensiva al Policlinico Umberto I con fratture multiple al volto, emorragia cerebrale e prognosi riservata, è stato scelto come simbolo: un italiano solo, onesto lavoratore dello Stato, circondato da un branco di almeno otto predatori che lo hanno pestato con ferocia, lasciandolo in una pozza di sangue per mandare un messaggio chiarissimo: “Questa zona è nostra, questa stazione – porta d’ingresso della capitale – la controlliamo noi”.
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Come denuncia con lucidità Roberto Arditti su Il Tempo, le immagini delle telecamere non lasciano spazio a dubbi: non c’è stato tentativo di furto, nessun oggetto rubato, solo violenza gratuita e calcolata. È lo stesso modello visto nelle banlieue francesi, dove giovani immigrati di seconda generazione (spinti da disagio, marginalizzazione e odio ideologico) impongono il loro controllo con pestaggi e intimidazioni. Qui a Termini, epicentro del degrado multietnico, il messaggio è identico: “Voi italiani non contate più nulla, questo territorio appartiene a noi”.
E chi sono i mostri fermati? Quattro nordafricani recidivi e irregolari:
– **Mohamed Mansy Mahmoud Mohamed Elramady**, 18enne egiziano, già espulso a inizio gennaio ma rientrato illegalmente, con precedenti per rapina, ricettazione e porto d’armi;
– **Moslem Othmen**, 20enne tunisino, fedina penale per rissa, droga e oggetti atti a offendere;
– un altro 20enne tunisino con precedenti per furto, rapina, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale;
– un 21enne tunisino irregolare con precedenti per rapina.
Tutti con curriculum criminali lunghi, tutti espulsi sulla carta o irregolari, tutti liberi di circolare grazie all’empatia istituzionale che ci sta condannando a morte. L’ultimo aggiornamento: due fermati ieri dopo un furto con strappo in via Ostiense, riconoscibili dagli stessi vestiti ripresi dalle telecamere dell’aggressione. Salgono a sei i fermati complessivi per la doppia violenza serale (inclusi due per il rider tunisino ferito poco dopo). Ma il branco era di otto: gli altri sono ancora liberi, pronti a colpire di nuovo.
L’AGI titola senza mezzi termini: l’aggressione è “senza movente” apparente, ma gli inquirenti puntano dritto sull’odio verso l’Occidente e verso gli italiani. Non è paranoia: è la realtà che le telecamere mostrano senza filtri. Questo non è più “degrado urbano”: è occupazione simbolica, è guerra per il controllo del territorio. E mentre il funzionario lotta per la vita, il governo Meloni continua a dorme: tre anni di promesse evaporate, 300mila sbarcati, espulsioni ignorate, giudici buonisti che scarcerano e Ong che accolgono. L’empatia verso questi predatori ci sta uccidendo.
Basta! Termini è diventata una no-go zone dove italiani vengono scelti e massacrati perché italiani. Serve tolleranza zero reale: rastrellamenti militari immediati, creazione di una ICE italiana per deportare in Africa senza passare dalla magistratura rossa, blocco navale totale e revoca di ogni permesso a chi delinque. Altrimenti, la prossima vittima sarà uno di noi, pestato solo perché italiano in casa sua.
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