Italia, paradiso dei predatori: “Non è violenza” se immigrato stupra bimba 10 anni, media lo chiamano “sesso”
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**Italia, paradiso dei predatori: “Non è violenza” se un immigrato stupra una bimba di 10 anni, e i media lo chiamano “sesso”**
È un Paese alla deriva, il nostro. Un posto dove la giustizia si piega al politicamente corretto, e i media diventano complici di un degrado morale che grida vendetta. Prendete il caso recentissimo di Collio, in Valtrompia: un 29enne bengalese, ospite di un centro accoglienza (di quelli che pullulano grazie alle politiche immigrazioniste), abusa di una bambina di soli 10 anni fino a metterla incinta. La piccola finisce in ospedale con dolori lancinanti, e scoprono l’orrore. Un atto mostruoso, uno stupro che merita l’ergastolo. E invece? I giudici lo condannano a ridicoli 5 anni, riqualificando il reato da “violenza sessuale aggravata” a “atti sessuali con minore”. Motivo? “Non c’era violenza in senso stretto”. Come se una bimba di 10 anni potesse “consentire” o non subire violenza da un adulto che la devasta fisicamente e psicologicamente.
E i media? Peggio che mai. Invece di chiamare le cose col loro nome – stupro, violenza, pedofilia – usano perifrasi da voltastomaco: “fa sesso con”, “mette incinta”, “atti sessuali”. Come se fosse un idillio romantico, non un crimine efferato. È il trionfo dell’ipocrisia, del buonismo che protegge i carnefici stranieri e umilia le vittime italiane. Faccio notare, come sottolinea il tweet di Grim: in questo “Paese meraviglioso”, quando un immigrato stupra una bambina, le toghe rosse gli regalano attenuanti, e i giornalisti si inventano giri di parole per non urtare la sensibilità di chi? Dei lettori? O dei protetti del sistema?
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Non è un caso isolato. Ricordate Macerata? Due sorelle minorenni (12 e 16 anni) stuprate da un gruppo con albanesi: assolti perché “non si può escludere il consenso”. O il 94enne ex poliziotto massacrato dal badante cingalese: soli 21 anni per omicidio volontario. E ora, con questa bimba di 10 anni, “non c’è violenza”. Dove è la violenza, allora? Nel trauma della piccola, costretta a una gravidanza indesiderata? Nel dolore delle famiglie italiane che vedono i loro figli sacrificati sull’altare del multiculturalismo fallito?
Questi giudici – imbevuti di ideologia sinistroide – trovano sempre cavilli per graziarli: relativismo culturale, “deficitaria personalità”, “processo mediatico”. E i media? Invece di denunciare, ammorbidiscono: “messo incinta” suona quasi come un annuncio felice, non come l’orrore che è. È una narrazione complice, che normalizza il crimine quando l’autore è un immigrato o un nomade. Se fosse un italiano a commettere lo stesso reato? Ergastolo sicuro, e titoli a caratteri cubitali: “Mostro pedofilo violenta bimba”.
Basta con questo schifo. Serve una riforma radicale: pene certe e severe per stupratori, espulsioni immediate per immigrati criminali, e un codice etico per i giornalisti che li costringa a chiamare le cose col loro nome. Altrimenti, quante altre bambine dovranno soffrire prima che questo “Paese meraviglioso” si svegli? La violenza c’è eccome: è quella subita dalle vittime, ignorata da un sistema che protegge i predatori. Svegliamoci, o sarà troppo tardi.


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