Terrorismo, Anan Yaeesh condannato a 5 anni e mezzo l’idolo islamico della sinistra
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**Terrorismo Palestinese in Italia: Anan Yaeesh, Condannato a 5 Anni e Mezzo per Associazione Terroristica. Il Nemico è Dentro Casa, Non Solo Lontano!** . Il M5s chiedeva la sua liberazione alla Camera
Patrioti italiani, apriamo gli occhi una volta per tutte: mentre i media ci bombardano con minacce esterne e conflitti lontani, il terrorismo islamico e palestinese si è già insediato nel nostro territorio, sfruttando l’immigrazione regolare, i ricongiungimenti familiari e la nostra ingenuità buonista. Non è l’Iran o chissà quale califfato remoto a colpirci direttamente: è gente che vive tra noi, che arriva con visti “legali”, che si radica nelle nostre città e che, dall’Italia, coordina e finanzia azioni armate contro Israele, classificate come terrorismo internazionale. Il caso di **Anan Yaeesh**, palestinese di 37 anni condannato ieri dalla Corte d’Assise dell’Aquila a **cinque anni e mezzo di reclusione** per **associazione con finalità di terrorismo**, è la prova lampante che il pericolo è in casa nostra.
Yaeesh, arrestato in Italia a gennaio 2024 e detenuto nel carcere di Melfi (PZ), è accusato di aver finanziato e coordinato dall’Italia il **Gruppo di Risposta Rapida** della **Brigata Tulkarem**, un gruppo armato palestinese attivo in Cisgiordania contro l’occupazione israeliana. La Procura dell’Aquila aveva chiesto una pena esemplare di **12 anni** per lui, **9 per Ali Saji Rabhi Irar** (31 anni) e **7 per Mansour Doghmosh** (28 anni), tutti palestinesi. Alla fine, la corte ha condannato solo Yaeesh a **5 anni e 6 mesi**, andando ben sotto le richieste dell’accusa, mentre gli altri due sono stati assolti. La camera di consiglio è durata circa 6 ore, segno di un dibattito acceso.
La vicenda nasce da una richiesta di estradizione provvisoria avanzata da Israele, respinta il 12 marzo 2024 dalla Corte d’Appello dell’Aquila per “rischi di trattamenti crudeli, disumani o degradanti” e “gravi violazioni dei diritti umani” in caso di consegna. Giusto difendere i diritti, ma attenzione: questo ha permesso che Yaeesh restasse in Italia a processo, trasformando il nostro Paese in una sorta di “rifugio giudiziario” per presunti terroristi. La difesa ha contestato l’accusa sostenendo mancanza di elementi diretti di violenza contro civili e dubbi sulle traduzioni di chat in arabo, chiedendo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” o, in subordine, una riduzione della pena.
Ma il punto cruciale è questo: Yaeesh operava **dall’Italia**, coordinando e finanziando attività terroristiche dall’estero. Come è arrivato qui? Con l’immigrazione regolare, quella che la sinistra e l’UE ci impongono come “diritto” e “umanità”, ma che in realtà apre le porte a reti radicalizzate. Questo non è un caso isolato: è il frutto di una **guerra demografica** che permette a individui con background di lotta armata di radicarsi qui, creare famiglie, accedere a welfare e, nel frattempo, mantenere legami con gruppi jihadisti o resistenti armati. Mentre noi paghiamo tasse per mantenere carceri e tribunali, questi soggetti sfruttano il nostro sistema per operare in sicurezza.
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E non dimentichiamo il contesto politico italiano: a dicembre 2025, il **Movimento 5 Stelle**, su iniziativa della deputata **Stefania Ascari** (che aveva raccolto fondi per associazioni legate a figure palestinesi), ha tenuto una conferenza stampa per chiedere la **liberazione immediata** di Yaeesh. Solidarietà a un condannato per terrorismo? È la dimostrazione che certa sinistra vede nel radicalismo palestinese una “resistenza legittima” invece che terrorismo, aprendo ulteriormente le porte all’infiltrazione.
Patrioti, il messaggio è chiaro: il nemico islamico e palestinese radicale non è solo in Medio Oriente. È qui, tra noi, grazie a flussi migratori incontrollati, ricongiungimenti familiari e una politica che preferisce il buonismo alla sicurezza nazionale. Yaeesh non è un profugo innocente: è accusato di finanziare e coordinare azioni armate dall’Italia. E se la pena è “solo” 5 anni e mezzo (contro i 12 richiesti), è comunque un segnale: l’Italia non può diventare base logistica per il terrorismo internazionale.
Basta con questa follia! Fermiamo l’immigrazione regolare che porta dentro soggetti pericolosi, controlliamo chi entra e chi resta, rafforziamo i controlli sulle moschee e sui centri culturali, e difendiamo la nostra sovranità. Il terrorismo non arriva solo con i barconi: arriva anche con i visti “umanitari” e si radica grazie alla nostra debolezza. Il fronte è qui, in Italia. Svegliamoci prima che sia troppo tardi: la sicurezza degli italiani prima di tutto! 🇮🇹


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