“Era lì per lavorare”: cosa aspettate ad arrestare il cugino e sgomberare il campo nomadi?

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By V gennaio 16, 2026 22:50

“Era lì per lavorare”: cosa aspettate ad arrestare il cugino e sgomberare il campo nomadi?

### Perché il Cugino del Ladro Rom Non è Ancora Stato Arrestato? E il Campo Nomadi di Torino Rimane Intatto Dopo l’Assalto all’Ospedale?

In un’Italia sempre più stanca di criminalità impunita e di quartieri trasformati in covi di delinquenti, emergono domande inevitabili su un caso che ha sconvolto l’opinione pubblica. Adamo Massa, 37enne di etnia rom e pregiudicato, è stato ucciso durante un tentativo di rapina in una villa a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. Il proprietario di casa, Jonathan Rivolta, ha reagito in legittima difesa, accoltellandolo al petto durante una colluttazione – una dinamica confermata dalle indagini preliminari della Procura di Busto Arsizio, che non ha aperto fascicoli per omicidio ma solo per tentata rapina. Massa, abbandonato agonizzante dai complici davanti all’ospedale di Magenta, è morto poco dopo.

Famiglia ladro rom ucciso protesta: “Era il suo lavoro” – VIDEO

Ma ciò che lascia attoniti – ma non sorpresi – non è solo il furto finito in bellezza, bensì le reazioni della famiglia e della comunità rom di provenienza. Il cugino di Massa, intervistato nel campo nomadi di corso Unione Sovietica a Torino – dove viveva il defunto – ha dichiarato senza mezzi termini: “Era lì per lavorare, non è giusto”. Sì, avete letto bene: per lui, irrompere in una casa altrui per rubare è un “lavoro” come un altro, un’attività normale “come fanno tutti”. Ha aggiunto: “Adamo lascia tre figli, non è giusto ammazzare”, negando persino che i ladri abbiano aggredito il proprietario. Queste parole non sono solo una difesa familiare: suonano come una giustificazione aperta del crimine, un’apologia di furto che in un Paese civile dovrebbe far scattare indagini immediate per istigazione a delinquere o quantomeno per oltraggio alla decenza pubblica.

Eppure, a distanza di giorni dall’accaduto – siamo al 17 gennaio 2026 – non si ha notizia di alcun arresto o provvedimento nei confronti di questo cugino. Perché? È forse protetto da qualche rete di complicità o da un politically correct che paralizza le forze dell’ordine? Le ricerche non rivelano alcun fermo: le indagini si concentrano sui complici della rapina, identificati dalle telecamere dell’ospedale, ma nulla sul parente che pubblicamente equipara il furto a un impiego legittimo. In un contesto dove le truffe agli anziani sono il “core business” di certi campi nomadi, come emerge da inchieste locali, tollerare tali dichiarazioni significa incoraggiare ulteriori reati. Le autorità piemontesi e nazionali devono spiegare: cosa serve per agire? Un altro furto, un’altra vittima?

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Ancora più sconcertante è la situazione del campo nomadi di corso Unione Sovietica, descritto da fonti come un “covo di criminali” dove i minori vengono addestrati al furto invece che mandati a scuola, e dove si vive di reati, sussidi e mendicità. Da qui proveniva Massa, qui vive il cugino, e da qui sono partiti i circa 200 rom – tra parenti e amici – che hanno assaltato l’ospedale di Magenta il 14 gennaio, sfondando la porta d’ingresso del pronto soccorso e creando il caos tra medici e pazienti terrorizzati. Fonti parlano di “più di cento” persone radunate, con tensioni che hanno portato a danni materiali e interventi massicci delle forze dell’ordine per ripristinare l’ordine. Alcuni minimizzano l’episodio come “momento di tensione” senza aggressioni fisiche, ma i fatti restano: porte divelte, personale intimidito, e un ospedale trasformato in campo di battaglia.

Perché, dopo un atto di violenza collettiva come questo, il campo non è stato sgomberato? Non si tratta di un’area abusiva, ma di un insediamento “regolare” attrezzato con utenze pagate, eppure le cronache lo legano a furti, rapine e truffe sistematiche. Nessuna notizia di bonifiche o espulsioni nel 2026: al contrario, amministrazioni locali sembrano tollerare questo status quo, forse per paura di accuse di discriminazione. Ma mentre gli italiani onesti faticano per un salario legittimo, intere comunità vivono di parassitismo criminale, protette da inerzia istituzionale. L’assessore regionale Maurizio Marrone ha denunciato come certi campi siano “terreno fertile per degrado e illegalità”, nascosti dietro il velo del politicamente corretto.

È ora di risposte concrete. Il ministro dell’Interno e il sindaco di Torino devono chiarire: quanto ancora dovremo aspettare per vedere giustizia? Un altro assalto, un’altra rapina mortale? Casi come questo non sono isolati, ma sintomo di un sistema che premia i criminali e punisce le vittime. Se rubare è un “lavoro”, allora è tempo di chiudere bottega una volta per tutte.

“Era lì per lavorare”: cosa aspettate ad arrestare il cugino e sgomberare il campo nomadi? ultima modifica: 2026-01-16T22:50:45+00:00 da V
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