Africano Rompe il Naso ad Agente: Frattura e 30 Giorni di Prognosi
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**Etiope Picchia e Rompe il Naso a un Agente Penitenziario nella Casa Circondariale della Spezia: Frattura e 30 Giorni di Prognosi. Basta con Questi Selvaggi Importati nelle Nostre Carceri!**
La Spezia, 18 gennaio 2026 – L’ennesimo atto di violenza brutale da parte di un immigrato africano nelle strutture italiane. Nella tarda mattinata di sabato, presso la Casa Circondariale della Spezia, un detenuto **di origine etiope** ha aggredito selvaggiamente un sovrintendente della Polizia Penitenziaria, colpendolo ripetutamente a cazzotti in pieno volto e rompendogli il naso.
L’agente, un italiano che ogni giorno rischia la vita per garantire l’ordine in carcere, è stato immediatamente soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale cittadino. La diagnosi è pesante: frattura del setto nasale con prognosi di 30 giorni e necessità di intervento chirurgico. Un poliziotto ferito gravemente, un servizio pubblico messo in pericolo, per mano di un detenuto etiope che non dovrebbe nemmeno essere libero di aggredire chi lo controlla.
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Il segretario della UilPa Polizia Penitenziaria, Fabio Pagani, denuncia con forza: «È assolutamente indispensabile e urgente riportare condizioni di sicurezza all’interno dell’Istituto Penitenziario di La Spezia, oggi gestito da vertici la cui conduzione appare pressoché approssimativa. Chiediamo maggiore rigore e interventi mirati nei confronti dei detenuti violenti e pericolosi. Alla Spezia l’applicazione di regimi più stringenti è spesso tardiva e, in alcuni casi, addirittura inesistente».
Ma il vero problema non è solo la gestione “approssimativa” del carcere: è l’importazione incontrollata di individui da Paesi come l’Etiopia, il Marocco, l’Albania, la Tunisia – che arrivano grazie a sbarchi, asilo finto e ricongiungimenti familiari, finiscono in carcere per reati gravi e poi aggrediscono chi li custodisce. Quante volte ancora dobbiamo leggere di agenti penitenziari massacrati, pestati, accoltellati da detenuti stranieri? Questa non è “multiculturalità”: è guerra interna, portata da chi non ha rispetto per le nostre leggi e le nostre vite.
Guardate la cronaca recente a La Spezia e dintorni:
– Zouhair Atif, **marocchino** di seconda generazione, sgozza un compagno in aula.
– Pensionato 68enne massacrato a bastonate in casa da un **marocchino**.
– Ora un agente penitenziario con il naso rotto da un **etiope**.
Tutti autori stranieri, tutti qui grazie a politiche di porte aperte che importano violenza invece di lavoratori integrati. I carceri italiani sono pieni di stranieri: oltre il 34% dei detenuti è extracomunitario, con picchi altissimi tra nordafricani e subsahariani. E questi non si “rieducano”: portano la violenza tribale anche dietro le sbarre.
Basta con il buonismo che lascia liberi di picchiare chi ci difende! L’agente ferito è l’ennesima vittima di un sistema che non espelle, non rimpatria, non controlla. Pagani ha ragione: servono regimi più stringenti. Ma prima ancora serve fermare l’invasione alla fonte.
**Le nostre ricette immediate contro questi selvaggi importati:**
1. **Azzeramento totale dell’immigrazione da Etiopia, Africa subsahariana e Nord Africa**
Frontiere chiuse, stop sbarchi e asilo finto.
2. **Abrogazione definitiva dei ricongiungimenti familiari**
Basta importare clan interi che finiscono in carcere e poi aggrediscono.
3. **Espulsioni immediate dopo la pena**
Fine pena = rimpatrio forzato, senza permessi umanitari.
4. **Regimi carcerari speciali per detenuti stranieri violenti**
Isolamento totale, lavori forzati, zero sconti.
5. **Remigrazione preventiva**
Chi mostra segni di pericolosità? Via subito, prima che picchi o uccida.
Agente penitenziario, ti facciamo il nostro più sentito augurio di pronta guarigione. Ma la rabbia è enorme: non puoi essere lasciato solo contro questi mostri. Il governo deve agire: fermiamoli alle frontiere, non nelle celle dove possono ancora ferire i nostri eroi.
Italiani, svegliamoci: o cacciamo questi selvaggi ORA, o le nostre carceri diventeranno campi di battaglia permanenti.
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