I suoi genitori fatti a pezzi da richiedente asilo: lui ha tutto gratis
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Il dramma è che dieci anni dopo abbiamo 142mila di questi parassiti nei centri accoglienza. Criminali come lui e Oseghale. Lo Stato fa schifo.
La strage di Palagonia del 2015 non è mai finita davvero. Dieci anni dopo, il dolore di Rosita Solano, figlia di Vincenzo e Mercedes uccisi in casa propria da Mamadou Kamara, un richiedente asilo ivoriano ospitato nel famigerato CARA di Mineo, resta vivo e lancinante. Nell’intervista esclusiva a **Il Primato Nazionale** del 19 gennaio 2026, firmata da Francesca Totolo, Rosita non usa mezzi termini: «Non mi sento più una cittadina italiana perché non sono tutelata. Le vittime in questo Paese non sono tutelate, ma vengono tutelati solo i carnefici».
Il racconto è agghiacciante e, purtroppo, emblematico di un sistema fallimentare. Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 2015, Kamara – allora 18enne, arrivato in Italia poche settimane prima e inserito nel mega-centro di accoglienza di Mineo – irrompe nella villetta dei coniugi Solano, 68 e 70 anni, persone umili, riservate, devote alla famiglia e al lavoro onesto. Vincenzo viene massacrato di botte fino alla morte; Mercedes viene stuprata e poi gettata viva dal balcone. Dopo il delitto, l’assassino torna tranquillamente al CARA, dove gli investigatori troveranno nella sua stanza una borsa piena di refurtiva: cellulari, laptop, orologi, macchina fotografica, collana d’oro, vestiti rubati alle vittime. Una vita spezzata in pochi minuti, e un colpevole che ha goduto di tutti i benefici dell’accoglienza: vitto, alloggio, assistenza legale gratuita (patrocinio a spese dello Stato), fino alla condanna all’ergastolo divenuta definitiva solo nel luglio 2022.
Rosita Solano, oggi membro del consiglio direttivo dell’**Unione Nazionale Vittime (Unavi)**, denuncia un’Italia capovolta: «L’uomo che ha ucciso i miei genitori è stato accolto in Italia, ha fatto quello che ha fatto e ha usufruito del gratuito patrocinio. A me, che è accaduta questa tragedia, non è concesso nulla». Nessun supporto psicologico immediato, nessuna assistenza sanitaria dedicata, nessuna risposta alle sue ripetute richieste pubbliche – nemmeno dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui si è appellata fin dal 31 agosto 2015. Mentre per i detenuti esiste un Garante nazionale, per le vittime di reati violenti no. «Perché? Vorrei sapere il motivo e vorrei avere delle risposte da chi ci governa».
Il CARA di Mineo, definito da Rosita una «bomba a orologeria», è stato per anni un covo di criminalità: base logistica della mafia nigeriana, teatro di altri omicidi (come quello del 2020 di Francis Miracle, ucciso dal marito maliano), e infine chiuso nel 2019 grazie anche alle pressioni di Matteo Salvini, che visitò la famiglia dopo la tragedia e promise la chiusura. Ma il danno era fatto: un centro che ha accolto migliaia di richiedenti asilo senza controlli adeguati, trasformandosi in incubatrice di violenza.
Questo caso non è isolato. Rosita cita Pamela Mastropietro, Desirée Mariottini, Audrey, Iris Setti, Franca Marasco: una sequela di vittime innocenti, spesso donne e anziani, massacrate da immigrati irregolari o richiedenti asilo che, una volta in Italia, si sentono impuniti. «I delinquenti sanno che non pagheranno mai davvero – spiega – e quindi delinquono di nuovo una volta usciti». Il sistema premia i carnefici con tutele, risorse e pene blande, mentre le vittime vengono lasciate sole in un «mondo a parte» di trauma, burocrazia e indifferenza statale.
Leggendo queste parole, è impossibile non collegare il dramma di Palagonia al dibattito attuale sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), i cosiddetti “maranza”. Proprio in questi giorni circolano dati shock: l’Italia spende circa **765 milioni di euro all’anno** per gestire oltre 17.000 MSNA, con un costo medio di 120 euro al giorno a testa (vitto, alloggio, corsi, assistenza), più la paghetta quotidiana di 1-2,50 euro erogata direttamente. L’89% sono maschi, il 78% si dichiara tra i 16 e i 17 anni – età spesso dubbia, data la facilità di falsificare documenti per ottenere protezioni speciali.
Mentre le famiglie italiane faticano con bollette, pensioni minime e inflazione, lo Stato distribuisce centinaia di milioni a giovani maschi adulti de facto, ospitati in comunità gestite da cooperative che lucrano sui fondi pubblici. E il rischio? Lo vediamo ogni giorno nelle cronache: aggressioni, stupri, accoltellamenti, baby gang. Vietiamo i coltelli a norma di legge, ma manteniamo gli accoltellatori a nostre spese – questo è il paradosso che emerge forte.
Rosita Solano ha ragione da vendere: «Le vittime non sono tutelate, ma vengono tutelati solo i carnefici». Dieci anni dopo la morte dei suoi genitori, l’Italia continua a scegliere da che parte stare. Finché non invertiremo la rotta – controlli severi all’ingresso, rimpatri immediati per chi delinque, pene certe ed esemplari, priorità assoluta alla sicurezza dei cittadini – tragedie come quella di Palagonia saranno destinate a ripetersi. E le responsabilità saranno di chi, per ideologia o business, ha preferito i diritti dei criminali a quelli delle vittime. È ora di cambiare verso: prima gli italiani, sempre.


All’inps saranno invece tutti contenti perchè sono già 10 anni che non devono mantenere più quei due pensionati che hanno versato contributi per tutta la loro vita e TAAAC si risparmia, no?