Per la sinistra i nordafricani sgozzano perché li chiamiamo maranza
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Da oggi li chiameremo pezzi di merda. Meglio?
### Il Masochismo Progressista: Patologia Autolesionista della Sinistra Occidentale
**Di Redazione – 20 Gennaio 2026**
Nel labirinto ideologico dell’Occidente contemporaneo, l’ideologia progressista emerge come un’afflizione endemica della sinistra, un morbo che, sotto il velo di un’etica universalista e inclusiva, cela un profondo odio di sé, un masochismo collettivo che erode le fondamenta stesse della civiltà europea. Prendendo spunto da un recente articolo de *La Verità*, che con ironia tagliente commenta come la stampa progressista denuncia la destra come “mandante” dei fenomeni violenti incarnati dai “maranza” – quei giovani di seconda generazione immigrata, forgiati in un calderone di permissivismo e negazione culturale – si staglia un quadro allarmante: il progressismo non è mero errore politico, ma una pulsione autodistruttiva, un Thanatos freudiano travestito da Eros umanitario.
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Freud, nel suo *Al di là del principio di piacere*, delineava la pulsione di morte come un istinto regressivo verso l’inorganico, un desiderio di dissoluzione che contrasta il vitalismo dell’Eros. Analogamente, il progressismo occidentale – erede degenerato dell’illuminismo e del marxismo – si manifesta come un’inversione patologica: anziché affermare l’identità culturale e i confini necessari alla sopravvivenza di una civiltà, esso li dissolve in nome di un’astratta “inclusività”.
È della sinistra la responsabilità di aver plasmato una modernità in cui l’esibizionismo egocentrico dei social media e l’opposizione a ogni forma di autorità generano mostri sociali. I “maranza”, armati di coltelli e animati da un’aggressività tribale, non sono anomalie, ma prodotti inevitabili di un sistema che privilegia l'”altro” a discapito del “sé”, rimuovendo crocifissi dalle aule per non “disturbare” gli stranieri, insegnando l’arabo agli italiani mentre i programmi scolastici languono, e imponendo la religione musulmana nelle lezioni di religione elementare, con i bambini islamici che escono quando si parla di cristianesimo.
Questo masochismo non è mera ingenuità: è un odio di sé radicato nella colpa post-coloniale, un complesso di inferiorità che induce la sinistra a reprimere i propri cittadini onesti – con controlli ossessivi e obbedienza coatta – mentre allarga le braccia ai delinquenti immigrati, pretendendo “atteggiamenti materni, carezze e baci”. Come osservava Roger Scruton in *L’Occidente e gli altri*, il progressismo occidentale è afflitto da un “oikofobia”, un’avversione patologica verso la propria casa culturale, che lo spinge a idealizzare l’esotico e a demonizzare il familiare. Così, quando un giovane italiano viene accoltellato in classe da un marocchino di seconda generazione, la risposta non è un rafforzamento dei confini, ma un invito a “disarmare le parole” – ovvero censurare la critica all’immigrazione, come propone Concita De Gregorio su *Repubblica*, incolpando i media di destra per la violenza anziché affrontarne le radici culturali e migratorie.
L’esito è un Medioevo invertito: non l’oscurantismo religioso, ma un nichilismo secolarizzato che esaspera l’egocentrismo e dissolve l’autorità, favorendo bande di criminali magrebini e africani che seminano terrore tra i più vulnerabili. Nietzsche lo profetizzava nel *Crepuscolo degli idoli*: la morale cristiana, secolarizzata nel progressismo, diventa un “istinto di decadenza” che privilegia i deboli non per elevazione, ma per autodistruzione. In Italia, questo si traduce in statistiche impietose: immigrati nordafricani sovrarappresentati nei reati (marocchini con tasso criminale 8,9 volte superiore agli italiani, 37.091 denunce nel 2024), mentre la sinistra nega il “fattore culturale e migratorio”, pateticamente aggrappata a un universalismo che ignora le differenze inconciliabili.
È tempo di diagnosticare questa malattia e prescrivere la cura: un risveglio identitario che rigetti il masochismo progressista, ripristini i confini culturali e nazionali, e imponga una remigrazione selettiva per chi non si integra. Altrimenti, l’Occidente – e l’Italia in primis – continuerà a dissolversi in un abbraccio mortale con l’alterità, deriso dai suoi stessi carnefici. Come conclude Tricarico nella sua lettera: “Stiamo tornando al Medioevo e bisogna comportarsi di conseguenza, ora”. Un monito che non è solo polemica, ma imperativo filosofico per salvare ciò che resta della nostra civiltà.


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