Clandestino ai domiciliari arrestato 2 volte in 3 giorni
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**Parma, clandestino arrestato DUE VOLTE in TRE GIORNI: prima a Sala Baganza, poi follia a San Leonardo – finisce in carcere dopo domiciliari lampo**
L’ennesimo caso che dimostra quanto il sistema sia malato: un clandestino arrestato due volte in tre giorni, scarcerato con misura blanda e subito dopo torna a delinquere con violenza folle. È successo a Parma, dove un 30enne straniero irregolare sul territorio nazionale ha messo a segno una escalation criminale che grida vendetta e solleva interrogativi sulla gestione di questi soggetti pericolosi.
Secondo quanto riporta la *Gazzetta dell’Emilia* del 22 gennaio 2026, tutto inizia il 18 gennaio: il 30enne viene arrestato a Sala Baganza per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. La Procura chiede e ottiene i domiciliari: misura alternativa che dovrebbe garantire controllo, ma che in realtà si è rivelata una porta girevole per un clandestino recidivo.
Appena tre giorni dopo, il 21 gennaio, la follia esplode nel quartiere San Leonardo. L’uomo – già noto alle forze dell’ordine – aggredisce selvaggiamente una persona con calci, pugni e tentativi di strangolamento, fino a minacciare di morte la vittima e i testimoni. Arrestato di nuovo dai carabinieri, stavolta per lesioni aggravate, minacce gravi e tentato omicidio, il giudice ha disposto la custodia in carcere: finalmente la misura giusta, ma solo dopo il secondo reato in 72 ore.
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Questo non è un incidente: è il fallimento sistematico. Un clandestino (irregolare, senza fissa dimora, con precedenti) viene rimesso in libertà con i domiciliari dopo il primo arresto, senza alcun reale controllo, senza espulsione immediata, senza tracciamento efficace. Risultato? Torna a delinquere in modo ancora più grave, mettendo a rischio vite innocenti nel quartiere.
I casi si accumulano: il bengalese che stupra una bimba di 10 anni e prende 5 anni perché “non violenza”, l’afgano di Perugia che tortura una ragazza orientale e “chiede scusa”, i tunisini che pestano un 14enne a Catania e restano liberi, i 40 criminali rimandati dall’Albania. E ora questo 30enne irregolare: arrestato due volte in tre giorni, con i domiciliari che diventano un lasciapassare per la violenza.
Basta con questa impunità! Per espellere o trattenere un clandestino pericoloso serve spesso il “permesso” delle toghe rosse, con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato che dilatano i tempi e svuotano i CPR. Il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026 è l’occasione per cambiare: Sì alla separazione delle carriere, al CSM a sorteggio, all’Alta Corte disciplinare. Votare Sì significa dire basta a un sistema che scarcerare clandestini recidivi con domiciliari facili, mentre gli italiani pagano il prezzo in sicurezza e sangue.
Il 22 marzo, Sì per un’Italia che protegge i suoi cittadini, non i delinquenti stranieri. “La pacchia è finita” – ma solo se riformiamo la giustizia ora!


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