Poliziotto indagato perché ha ucciso uno spacciatore armato
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A Rogoredo, nel cuore marcio di Milano, la polizia ha fatto quello che lo Stato dovrebbe fare ogni giorno: **neutralizzare una minaccia armata** invece di subire l’ennesima aggressione.
Ieri, in via Giuseppe Impastato – al confine tra Rogoredo e San Donato, il famigerato “bosco della droga” infestato da pusher, tossici, irregolari e degrado totale – un agente ha sparato e ucciso un **marocchino di 28 anni**, noto spacciatore con precedenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati. Non era un “giovane qualunque”: era un delinquente abituale, irregolare sul territorio italiano, mai espulso nonostante la fedina penale sporca.
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Durante un controllo antidroga, gli agenti (alcuni in divisa, altri in borghese) hanno intimato l’**alt**. Lui? Ha ignorato l’ordine, ha estratto una **pistola a salve** (ma replica perfetta di una Beretta 92, indistinguibile a distanza in una frazione di secondo) e l’ha puntata contro i poliziotti. Minaccia mortale, punto. L’agente ha reagito sparando un colpo preciso, fatale. Legittima difesa pura.
Eppure, in Italia 2026, chi difende la propria vita e quella dei colleghi finisce **indagato a tempo di record**. Il pm Giovanni Tarzia ha aperto un fascicolo sull’agente mentre era ancora in Questura a rendere dichiarazioni con l’avvocato. Ipotesi di reato? Non specificata, ma il messaggio è chiaro: difenditi da un clandestino armato e lo Stato ti mette sotto inchiesta prima ancora di capire se hai agito per non morire.
Matteo Salvini ha detto le cose come stanno:
«Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma».
Il ministro Piantedosi il solito piersilvio:
«Non ho motivo di presumere sulla legittimità o proporzionalità, ma non diamo scudi immunitari a nessuno… Valuteremo serenamente».
Traduzione: belle parole, ma zero pugno duro. Troppo poco, troppo tardi.
Questo non è un caso isolato. È la fotografia dell’Italia che abbiamo permesso di diventare: periferie trasformate in **zone franche** per spaccio di eroina gestito da nordafricani, armi (anche finte) in mano a irregolari mai rimpatriati, forze dell’ordine costrette a sparare per non farsi ammazzare, e poi indagate per “eccesso”. Intanto chi stupra, tortura, spaccia e aggredisce spesso esce con domiciliari o pene ridicole.
Basta.
– Espulsione immediata per ogni irregolare con precedenti (e per i loro famigliari che li ospitano).
– Bonifica militare delle zone di spaccio come Rogoredo: sgomberi di massa, abbattimento baraccopoli, rimpatri charter.
– Riforma della giustizia: separazione delle carriere, sorteggio CSM, Alta Corte disciplinare (sì al referendum del 22-23 marzo).
– Protezione reale per chi indossa la divisa: non possono continuare a rischiare la vita e poi finire nel tritacarne giudiziario per averla difesa.
Arma a salve o no, quando la punti contro un agente è **minaccia di morte**. E lo Stato deve scegliere da che parte stare: o con i poliziotti che rischiano ogni giorno, o con chi porta degrado, droga e pistole nelle nostre città.
Noi stiamo con loro. Sempre.
E voi?


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