Il maranza Ghali e gli islamisti del Qatar inaugurano la ‘nostre’ olimpiadi

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By V gennaio 27, 2026 22:49

Il maranza Ghali e gli islamisti del Qatar inaugurano la ‘nostre’ olimpiadi

La destra di governo ha risolto il problema Ghali. “Non parlerà di Gaza”, ha detto il ministro meloniano Abodi.

Per loro il problema è che non parli di Gaza. Non che rappresenti la negazione dell’essere italiano. La sostituzione etnica. E questo dimostra perché questi sfaticati in tre anni di governo non abbiano fatto nulla per invertire la rotta: non hanno abrogate i ricongiungimenti e non hanno stretto le maglie sulla cittadinanza. Un branco di chiacchieroni.

**Ghali alle Olimpiadi: La Colpa Peggiore è Che Sia un Maranza Nordafricano al Posto di un Italiano Vero**

**Di Redazione – 26 Gennaio 2026**

La notizia è ufficiale: Ghali canterà alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026.
Non Mahmood, non Blanco, non un interprete della tradizione italiana, non un artista che canti le montagne, il freddo, la fatica, l’orgoglio di essere italiano.
No.
Ghali.
Il rapper tunisino con cittadinanza italiana, figlio di immigrati, cresciuto in Italia ma sempre pronto a sputare su bandiera, inno e radici del Paese che lo ha fatto nascere e crescere.

La colpa peggiore non è solo che sia schierato pro-Pal, che abbia inneggiato a Hamas, che abbia sventolato la kaffiyeh sul palco di Sanremo, che abbia detto che l’Italia è razzista e colonialista, che abbia rifiutato di cantare Mameli perché “non si sente rappresentato”.
No.
La colpa peggiore, la ferita più profonda, è che sia un maranza nordafricano al posto di un italiano che rappresenti davvero la musica italiana.

Un italiano che abbia respirato l’aria delle Alpi, che abbia sciato da bambino, che abbia cantato le storie di Cortina, di Livigno, di Madonna di Campiglio.
Un artista che porti sul palco di San Siro l’anima di questa terra, non il risentimento di chi è nato qui ma si sente altrove.
Un cantante che dica “Italia” senza vergogna, senza bisogno di spiegare perché non si sente italiano.

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Invece no.
Abbiamo un rapper di origini tunisine, cresciuto nella periferia milanese, che ha fatto fortuna grazie al sistema italiano (welfare, scuole, opportunità, visibilità) e che ha sempre risposto con disprezzo: inni rifiutati, accuse di razzismo, solidarietà con il terrorismo islamico.
E questo lo mettono a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi invernali.

È la beffa definitiva.
Non è solo un errore di casting.
È una dichiarazione di resa culturale: l’Italia non ha più fiducia nella propria musica, nella propria storia, nella propria identità.
Deve prendere in prestito un maranza nordafricano per sembrare “inclusiva”, “moderna”, “aperta”.
Ma aperta a cosa? All’odio verso sé stessa?

La sinistra applaude, il M5S grida alla “censura” se qualcuno osa criticare, Abodi balbetta che “non condividiamo il suo pensiero ma sul palco non lo esprimerà”.
Patetico.
Se non condividete il suo pensiero, perché lo mandate a rappresentare l’Italia al mondo?

La Lega ha ragione a indignarsi: “Fanatico pro-Pal, odiatore di Israele e del centrodestra, già protagonista di scene imbarazzanti e volgari. L’Italia e i Giochi meritano un artista, non un fanatico”.
Ma la verità è più dura: l’Italia meritava un italiano.
Uno che canti per orgoglio, non per rivalsa.
Uno che ami questo Paese, non che lo usi come trampolino per sputarci sopra.

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Ghali non è la “voce di una generazione in continuo movimento”.
È la voce di chi vuole cancellare la generazione precedente.

Remigrazione culturale, prima che sia troppo tardi.
Non solo rimpatri fisici: rimpatri simbolici.
Via i maranza dai palchi che dovrebbero essere nostri.
Via chi ci odia dal rappresentare ciò che siamo.

Italia prima di tutto.

Il maranza Ghali e gli islamisti del Qatar inaugurano la ‘nostre’ olimpiadi ultima modifica: 2026-01-27T22:49:33+00:00 da V
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