Lo trovano steso sull’asfalto in fin di vita e lo rapinano: morto così il 19enne di Torino

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By V gennaio 28, 2026 14:29

Lo trovano steso sull’asfalto in fin di vita e lo rapinano: morto così il 19enne di Torino

Non è stata l’indifferenza. Sono state due bestie che lo hanno trovato morente e, invece di portarlo in ospedale o proteggerlo in attesa dei soccorsi, lo hanno rapinato e poi lasciato lì a morire.

Il minimo sarebbe diffondere nomi, cognomi e foto di questi due ‘torinesi’. Ma non lo faranno e tutti sappiamo il perché.

La tragica vicenda di **Davide Borgione**, il 19enne torinese morto nella notte tra il 23 e il 24 gennaio 2026 dopo una caduta dalla bicicletta elettrica in via Nizza (all’incrocio con corso Marconi, quartiere San Salvario), continua a scuotere l’opinione pubblica per la sua crudeltà. Il giovane, rientrando da una serata in discoteca, è caduto – probabilmente a causa dell’asfalto bagnato dalla pioggia – battendo violentemente la testa. È rimasto a terra agonizzante per ore, senza che nessuno chiamasse i soccorsi in tempo utile. Trasportato al CTO di Torino, è deceduto per trauma cranico.

Le telecamere di videosorveglianza hanno ricostruito l’intera sequenza: dopo la caduta, un’automobilista 35enne (funzionario di banca) lo ha urtato leggermente con la vettura senza fermarsi, sostenendo poi di aver percepito solo un “dosso” e di non essersi accorto di nulla. È indagato per omissione di soccorso e potenzialmente omicidio stradale. Ma il dettaglio più agghiacciante riguarda i due ventenni che, scesi dalla propria auto, si sono avvicinati al corpo immobile, hanno frugato nelle tasche del giubbotto e dei pantaloni di Davide, gli hanno sottratto il portafoglio e sono fuggiti senza prestare alcun aiuto. Sono stati identificati grazie alla targa del veicolo e denunciati per furto aggravato e omissione di soccorso.

Il padre Fabrizio Borgione, in interviste strazianti (a La Stampa e altri media), ha espresso rabbia e incredulità: «Come si fa a derubare un ragazzo in fin di vita sulla strada? Non sono esseri umani». Ha aggiunto di augurarsi una pena adeguata e di non volerli mai incontrare.

E qui entra in gioco un aspetto che salta all’occhio, soprattutto nel contesto del giornalismo italiano contemporaneo: tutti i resoconti – da Corriere Torino a La Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, ANSA, Leggo.it, Vanity Fair e altri – descrivono i due responsabili solo come «due ventenni torinesi», «due ragazzi di 20 anni, entrambi torinesi», «cittadini di Torino». Nessun nome, nessuna iniziale, nessuna indicazione sulla nazionalità effettiva o sull’origine etnica. Nemmeno un accenno a eventuali dettagli che potrebbero far pensare a background immigrato o naturalizzato.

Questa omissione non è casuale e richiama casi recenti in cui i media hanno applicato una cautela selettiva sull’origine degli autori di reati gravi. Un esempio lampante è lo stupro di una 51enne sulla pista ciclabile di Modena (agosto 2025, arresto nell’ottobre 2025): l’aggressore, un 20enne residente in zona, è stato descritto inizialmente in modo generico o come “studente insospettabile”, salvo poi specificare – solo in fasi successive e in alcuni titoli – che si trattava di un cittadino italiano di origine marocchina. In quel caso, la nazionalità “italiana” è stata messa in evidenza per smorzare il dibattito sull’immigrazione, mentre l’origine straniera è emersa quasi di sfuggita, nonostante fosse rilevante per contestualizzare il profilo (incensurato, residente da anni, ma con radici extra-UE).

Nel caso di Davide Borgione, l’etichetta “torinesi” dice poco o nulla sulla vera nazionalità o provenienza: Torino ha una quota significativa di residenti stranieri o naturalizzati (circa il 15-16% della popolazione, con comunità rilevanti da Romania, Marocco, Albania, Cina e altre), e molti giovani “torinesi” per residenza o cittadinanza potrebbero avere background diversi. Specificare solo la residenza cittadina, senza ulteriori dettagli, appare come una scelta editoriale che evita di “etichettare” gli autori in termini di origine, forse per non alimentare polemiche sull’immigrazione o per tutelare la presunzione d’innocenza in fase di indagine.

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Tuttavia, questa reticenza genera sospetti di doppia morale: quando l’autore di un reato grave è percepito come “italiano doc”, i media tendono a non enfatizzare origini straniere (se presenti); quando invece lo è chiaramente, l’origine diventa spesso elemento centrale del racconto. Nel dramma di Borgione – un furto crudele ai danni di un ragazzo agonizzante – il silenzio su questo aspetto lascia spazio a interrogativi: i due ventenni sono italiani “di souche”, naturalizzati o immigrati di seconda generazione? Perché non dirlo, se è un’informazione verificabile e non sensibile?

Al momento (fine gennaio 2026), non emergono aggiornamenti con nomi, foto o dettagli etnici. Le indagini proseguono in procura (pm Delia Boschetto), e l’autopsia non ha chiarito del tutto se la morte sia legata solo alla caduta o anche all’urto. Intanto, il dolore della famiglia e la condanna unanime per i “sciacalli” restano al centro della vicenda, ma il modo in cui i media gestiscono le informazioni sull’identità degli indagati continua a porre domande sulla trasparenza e sull’equilibrio nell’informazione.

Lo trovano steso sull’asfalto in fin di vita e lo rapinano: morto così il 19enne di Torino ultima modifica: 2026-01-28T14:29:05+00:00 da V
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