“Più sbirri morti, più orfani” all’Università di Torino
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# “Più sbirri morti, più orfani”: Scritte shock all’Università di Torino, i rossi si sentono impuniti
Torino, 4 febbraio 2026 – Dopo la guerriglia urbana del 31 gennaio che ha lasciato 108 feriti tra le forze dell’ordine e un agente (Alessandro Calista) quasi ucciso a martellate, l’odio contro la polizia esplode apertamente anche dentro l’Università di Torino.
Sui muri del campus Luigi Einaudi – sede occupata dagli antagonisti dopo lo sgombero di Askatasuna – sono apparse scritte a spray di una violenza inaudita:
> **“Più sbirri morti, più orfani”**
> **“Poliziotti morti = meno fascisti”**
> **“Fuori i manganelli, dentro i martelli”**
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Le scritte, comparse nella notte tra il 2 e il 3 febbraio, sono state fotografate e diffuse sui social da studenti e cittadini indignati. Nessuna rivendicazione ufficiale, ma il messaggio è chiarissimo: è la stessa retorica di chi ha partecipato agli scontri e ora celebra l’aggressione come “resistenza”.
### Impunità totale: “Tanto non li mettono in galera”
Il 22enne grossetano che ha partecipato al pestaggio a martellate dell’agente Calista è stato posto **ai domiciliari** con l’accusa di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale, ma la Gip ha escluso l’ipotesi di rapina delle attrezzature dell’agente aggredito. In pratica: il teppista rosso resta a casa, mentre l’agente che ha rischiato la vita continua a essere indagato per lesioni.
Questa decisione è percepita come l’ennesima prova di **impunità** per gli antagonisti e i loro alleati. Quando si arriva a inneggiare alla morte dei poliziotti e alla vedovanza delle loro famiglie, ma gli autori materiali degli attacchi finiscono ai domiciliari invece che in carcere, il messaggio che passa è uno solo: **“Tanto non ci succede niente”**.
### La sinistra tace o minimizza
Né Avs, né PD, né i collettivi universitari hanno condannato con forza le scritte. Anzi, alcuni ambienti giustificano o contestualizzano: “È la rabbia contro la repressione”. Ma invocare la morte di agenti e la sofferenza dei loro figli non è rabbia: è **istigazione all’omicidio** e apologia di reato.
### Basta con le zone franche e le toghe morbide
Queste scritte non sono “libertà di espressione”: sono un’aggressione morale e simbolica contro chi ogni giorno rischia la vita per garantire la sicurezza di tutti. Serve una risposta dura:
– **Sgombero immediato** del campus occupato
– **Indagini rapide** e carcere vero per chi istiga alla violenza invece di occuparsi delle opinioni che non piacciono alle toghe rosse
– **Riforma giudiziaria** per evitare che picchiatori di agenti finiscano ai domiciliari


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