L’orrore in pieno giorno: 13enne violentata nel parco
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**Nonantola, l’orrore in pieno giorno: una 13enne violentata nel parco e il silenzio assordante su un problema reale**
Era maggio 2023. Una ragazzina di 13 anni – nata in Italia, di origini straniere – cammina in un parco pubblico di Nonantola, in provincia di Modena. In pieno giorno, in un luogo frequentato, un giovane la avvicina, le parla, la bacia, la convince a seguirlo in un boschetto. Poi la denuda e la violenta. Un rapporto completo, brutale, su una bambina.
Oggi quella ragazzina ha 14 anni. Ha raccontato tutto in aula, in incidente probatorio protetto, davanti al gip. Parole chiare, devastanti: «Mi ha portato nel boschetto denudandomi e costringendomi ad avere un rapporto completo». L’accusato è un **22enne marocchino irregolare**. All’epoca dei fatti aveva circa 20-21 anni. È latitante da un anno e mezzo, probabilmente fuggito all’estero. Il processo va avanti lo stesso, con avvocato d’ufficio. La famiglia della vittima è assistita da un legale. Lui no: sparito.
Questo non è un “caso isolato”. È l’ennesimo tassello di un pattern che i dati ufficiali confermano da anni.
### I numeri che nessuno vuole vedere
Secondo i dati Istat e Ministero dell’Interno (ultimi disponibili dettagliati: 2022, con trend confermato nel 2023):
– Su 5.775 autori noti di violenza sessuale denunciati/arrestati: **57,8% italiani**, **42,2% stranieri**.
– Gli stranieri rappresentano circa il **9% della popolazione residente**.
Significa una **sovrarappresentazione di quasi 5 volte** rispetto alla quota demografica.
Se si guarda solo alle violenze sessuali “da estraneo” (quelle da strada, nei parchi, di gruppo – esattamente il tipo di Nonantola), il divario si allarga ulteriormente. I reati domestici o da partner restano prevalentemente italiani; quelli predatori, pubblici, improvvisi, vedono gli stranieri (soprattutto giovani nordafricani irregolari) pesare in misura sproporzionata.
I clandestini – stimati tra 320.000 e 500.000 – sono una frazione minima della popolazione, ma contribuiscono in modo massiccio ai reati predatori e sessuali di strada. Non è propaganda: è quello che emerge da rapporti di polizia, questure e analisi interne al Viminale.
### Perché succede?
Non è solo “povertà”. I fattori sono chiari:
1. **Composizione demografica**: maschi giovani 18-35 anni, spesso soli, senza radici familiari.
2. **Irregolarità**: bassa probabilità di essere identificati e espulsi, senso di impunità.
3. **Differenze culturali**: in alcune aree del Maghreb e dell’Africa subsahariana il concetto di consenso femminile, soprattutto con minorenni, è distorto o assente. Fenomeni come il “taharrush gamea” (assalti di gruppo) non sono invenzioni.
4. **Mancata integrazione**: chi arriva senza documenti, senza lavoro, senza controlli, spesso finisce in circuiti di spaccio e microcriminalità.
E poi c’è il sistema: espulsioni bloccate, permessi che non si revocano al primo reato grave, magistratura spesso indulgente, politica che ha paura delle parole.
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### Il silenzio complice
Ogni volta che esce un caso come Nonantola, la sinistra grida “razzismo” e “generalizzazione”. I media mainstream titolano “giovane” o “uomo” senza nazionalità. I dati ufficiali, quando escono, vengono sminuiti o contestualizzati con il solito “ma gli italiani sono di più in assoluto” – ignorando volutamente la proporzione.
Giorgia Meloni lo ha detto chiaramente: c’è una maggiore incidenza tra gli immigrati, soprattutto irregolari. Salvini e Valditara lo ripetono. I fatti li confermano. Negarlo non protegge le donne: le espone.
### Cosa serve davvero
– Espulsione automatica e immediata di ogni straniero (regolare o irregolare) condannato per violenza sessuale o reati gravi.
– Revoca automatica del permesso di soggiorno al primo reato.
– Blocco navale reale e rimpatri forzati per i clandestini con precedenti.
– Controlli severi all’ingresso: chi entra deve essere identificabile, integrabile, non un rischio.
Altrimenti continueremo a contare vittime. E a sentirci dire che è “complesso”, “multifattoriale”, “non si può generalizzare”.
A Nonantola, nel maggio 2023, una bambina di 13 anni ha pagato il prezzo di questa ipocrisia. Non è stata la prima. Non sarà l’ultima, finché non avremo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.


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