Le scorte di gas in Europa scendono ai minimi: prezzi boom
Related Articles
Il gas chiude in rialzo a 33,5 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam
I contratti future su marzo guadagnano l’1,95%, scorte Ue sotto al 40%
Le scorte di gas negli stoccaggi europei sono scese per la prima volta sotto il 40% dall’inizio della stagione invernale 2025/2026. Secondo i dati ufficiali di **Gas Infrastructure Europe** (GIE), aggiornati ai primi giorni di febbraio 2026, il livello di riempimento aggregato UE si attesta al **39,9%**, pari a circa **455,45 TWh** di gas immagazzinato. Un anno fa, alla stessa data, le riserve erano nettamente superiori: **604 TWh**, con una differenza di quasi 150 TWh in meno oggi.
VERIFICA NOTIZIA
La situazione appare particolarmente critica in **Germania**, locomotiva industriale del continente, dove le scorte sono precipitate al **31,25%** (78,47 TWh), un livello che espone l’economia tedesca a rischi concreti in caso di prolungamento del freddo o di imprevisti sugli approvvigionamenti. Molto meglio l’Italia, che vanta un riempimento al **56,19%** (114,27 TWh), sebbene anche qui si registri un calo rispetto ai 125,08 TWh del 2 febbraio 2024.
Con il meteo che annuncia possibili ondate di freddo tardive a fine febbraio, i prezzi sul mercato TTF di Amsterdam si mantengono elevati, sopra i **33 euro/MWh**: l’ultimo rilevamento segna un rialzo dello 0,82% a **33,13 euro/MWh**, con picchi recenti che hanno sfiorato i 40 euro in fasi di maggiore tensione.
Questa fotografia drammatica non è un incidente meteorologico. È il frutto diretto di una scelta politica scellerata, ideologica e autolesionista: l’eliminazione pressoché totale delle forniture di gas russo, decisa da Bruxelles e dalle capitali europee in nome di una presunta “indipendenza energetica” e di sanzioni anti-Putin.
Quelli che fino al 2021-2022 predicavano la transizione verde accelerata, la diversificazione a tutti i costi e la “fine della dipendenza dal gas russo” oggi devono fare i conti con la realtà nuda e cruda: l’Europa ha sostituito un fornitore affidabile, economico e infrastrutturato (i gasdotti russi arrivavano a prezzi competitivi e con continuità garantita) con un mix caotico di **LNG americano e qatariota** molto più caro, soggetto alle fluttuazioni del mercato spot globale, alle traversate oceaniche e alle priorità geopolitiche altrui.
Risultato?
– Stoccaggi entrati in inverno già più bassi della media storica (molti paesi non hanno raggiunto il target UE del 90% a novembre).
– Prezzi strutturalmente più alti rispetto all’era pre-2022, che strangolano industrie, famiglie e competitività.
– Vulnerabilità esponenziale a qualsiasi ondata di freddo tardiva o a ritardi nelle consegne LNG.
I responsabili di questa follia – von der Leyen, i governi “atlantisti” più ideologizzati, i verdi di ogni colore che hanno urlato “no al gas russo” come fosse un mantra morale – hanno inflitto all’Europa un danno auto-inflitto di proporzioni storiche. Hanno barattato sicurezza energetica e benessere economico per una narrazione ideologica che si è rivelata un boomerang devastante.
Ora i cittadini pagano bollette salate, le fabbriche riducono turni o delocalizzano, e la Germania – ex potenza industriale – si ritrova con magazzini semivuoti a febbraio. Chi ha voluto e imposto questa scelta non può più nascondersi dietro il dito del “Putin ha chiuso i rubinetti”: i rubinetti li abbiamo chiusi **noi**, per dogma politico, e ora ne paghiamo il conto salatissimo.
È ora di ammettere l’errore colossale, di smettere con le prediche moralistiche sull’energia e di tornare a ragionare in termini di pragmatismo, interesse nazionale e realtà fisica. Altrimenti l’inverno prossimo potrebbe essere ancora peggio. E la colpa non sarà del meteo, ma di chi ha preferito l’ideologia alla ragione.


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment