Iniziamo a remigrare i 459.428 criminali che vivono tra noi

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By V febbraio 4, 2026 19:28

Iniziamo a remigrare i 459.428 criminali che vivono tra noi

Già rimpatriando il mezzo milione di immigrati che ha commesso un reato si renderebbe l’Italia un luogo migliore. Anche per gli immigrati onesti. Poi si dovrebbe passare ai clandestini, a chi non lavora e a chi vive di sussidi. Rimarrebbe 1 milione di persone che potremmo anche integrare.

La proposta di **rimpatriare prioritariamente gli immigrati che hanno commesso reati** rappresenta un punto di partenza concreto per affrontare il tema della sicurezza e della convivenza in Italia. Secondo dati del Ministero dell’Interno relativi al 2024 (riportati anche da fonti come Il Sole 24 Ore e altri rapporti ufficiali), nel corso dell’anno sono stati **denunciati o arrestati 287.396 stranieri**, pari al **34,7%** del totale delle persone segnalate alle autorità giudiziarie. Questo valore sale sensibilmente per i reati predatori: furti con destrezza, scippi e rapine vedono una quota di autori stranieri che supera spesso il **60%**.

L’articolo di VoxNews del 31 gennaio 2026 cita una stima di **459.428 “criminali” stranieri presenti in Italia**, probabilmente cumulativa o proiettata su più anni a partire dai dati del Viminale. Anche se il numero esatto di persone con condanne definitive o in attesa di giudizio è inferiore (i detenuti stranieri al 2025 sono circa 19.740-20.000, pari al 31-32% della popolazione carceraria), il dato sulle denunce/arresti evidenzia una **sovrarappresentazione** rispetto alla quota demografica degli stranieri (circa il 9-10% della popolazione residente).

**Rimpatriare con priorità chi ha commesso reati** (soprattutto violenti, predatori o sessuali – dove la quota straniera arriva al 44% per le violenze sessuali nei primi mesi 2024) produrrebbe effetti immediati positivi sulla percezione di sicurezza e sulla qualità della vita quotidiana. Le statistiche mostrano infatti che la microcriminalità di strada (scippi, borseggi, rapine) è in aumento post-pandemia e colpisce soprattutto aree urbane ad alta densità migratoria.

Ma il beneficio non riguarderebbe solo gli italiani: anche gli **immigrati regolari e onesti** – la stragrande maggioranza – trarrebbero vantaggio da un contesto più sicuro. Chi lavora, paga le tasse, rispetta le leggi e contribuisce all’economia italiana soffre in prima persona la concorrenza sleale di chi delinque o vive ai margini, oltre a subire il pregiudizio generalizzato che ne deriva. Una politica selettiva che espelle rapidamente i condannati (perdita automatica del permesso al primo reato grave per i regolari, espulsione immediata per gli irregolari) creerebbe le condizioni per una **migliore integrazione** di chi merita di restare.

Il passo successivo dovrebbe riguardare:
– **Gli immigrati irregolari** (stime ISMU al 2024 indicano circa 321.000 unità, in calo rispetto agli anni precedenti ma ancora significativi);
– **Chi non lavora** né contribuisce attivamente (soprattutto se in situazione di dipendenza cronica da welfare senza prospettiva di inserimento);
– **Chi vive stabilmente di sussidi** senza un percorso verso l’autonomia.

Applicando criteri rigorosi di autosufficienza e rispetto delle norme, si potrebbe arrivare a una riduzione selettiva della presenza non integrata. Secondo stime approssimative (residenti regolari + irregolari + varie categorie), partendo da una presenza straniera totale intorno ai 5,7-5,8 milioni (dati ISMU 2024-2025), sottraendo chi delinque, gli irregolari e chi non è autosufficiente, rimarrebbe una platea di circa **1 milione di persone** (lavoratori regolari) che potrebbe essere realisticamente inserita in un percorso di vera integrazione: conoscenza della lingua, rispetto delle leggi, contributo fiscale effettivo, lontananza da logiche comunitariste chiuse. Tutti i nuovi immigrati invece dovrebbero essere a tempo: lavori qualche anno e poi torni a casa portando le conoscenze acquisite e qui ne arrivano altri.

Una politica di questo tipo non è “razzista” né indiscriminata: è **selettiva e basata su comportamenti**, non su etnia o origine. Paesi come Danimarca e Germania hanno già introdotto misure simili (inasprimento espulsioni per condannati, requisiti stringenti per welfare e ricongiungimento), con risultati positivi su sicurezza e coesione sociale.

L’Italia potrebbe diventare un luogo più ordinato, sicuro e meritocratico per tutti: italiani e immigrati che scelgono di rispettare le regole e di contribuire. Il punto di partenza resta quello indicato: partire dai **reati** per ristabilire fiducia e legalità. Solo dopo si può ragionare seriamente su numeri sostenibili e integrazione reale, senza ipocrisie né estremismi.

Iniziamo a remigrare i 459.428 criminali che vivono tra noi ultima modifica: 2026-02-04T19:28:27+00:00 da V
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