Picchiato fuori da scuola da branco maranza incappucciati
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**Conegliano, 5 febbraio 2026 – Tre teppisti con il volto coperto massacrano di botte un 14enne italiano davanti alla scuola per un giubbotto e 50 euro. Due già identificati, ma girano ancora liberi.**
Mercoledì mattina, pochi minuti prima delle otto, davanti all’ingresso dell’Itis Galilei, un ragazzino di 14 anni è stato circondato da tre giovani incappucciati. Uno portava addirittura il passamontagna. «Dacci soldi e giubbotto». Lui ha detto no. È finito a terra, preso a pugni in faccia e calci fino a fratturarsi lo zigomo destro. Prognosi di almeno sette giorni. Solo l’urlo di una donna dal balcone li ha fatti scappare.
I carabinieri hanno identificato due dei tre aggressori: 18enni, non iscritti alla scuola della vittima, già noti per una rapina precedente al centro commerciale Biscione. Il terzo è ancora latitante.
La zona è quella dove ogni mattina entrano centinaia di bambini: scuola, asilo, palestra. Un posto che dovrebbe essere sicuro e che invece è diventato terreno di caccia per chi considera i nostri figli prede facili.
Lucrezia Aggio (Fratelli d’Italia), consigliera comunale, non usa giri di parole:
«Ennesimo episodio di violenza davanti a una scuola. Ragazzi con il volto coperto che aggrediscono un minorenne per un giubbotto e 50 euro. È inaccettabile. Qui non si tratta più di ragazzate: è una baby gang che opera in pieno giorno in una zona piena di bambini. Servono daspo immediati, controlli costanti, telecamere e soprattutto il pugno duro: chi delinque deve pagare, senza sconti di età o di pena».
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Il problema è sotto gli occhi di tutti da troppo tempo. Teppisti che non frequentano quella scuola ma la usano come base, volti coperti per non essere riconosciuti, violenza sempre più precoce e sempre più gratuita. Denunce che arrivano, ma i responsabili tornano in strada troppo in fretta.
È arrivato il momento di dire le cose come stanno e di prendere misure drastiche.
Azzerare i ricongiungimenti familiari, chiudere il rubinetto una volta per tutte, perché l’integrazione è impossibile, non mancata: è una bugia che ci raccontiamo da decenni mentre importiamo famiglie che non si integreranno mai e scaricano sui nostri figli il conto di questa menzogna.
Perché se lo Stato continua a voltarsi dall’altra parte, saranno sempre i nostri ragazzi – e i loro genitori – a pagare con la paura e con il sangue.
La vicina di casa ha salvato il 14enne stavolta.
Ma non può essere sempre una cittadina qualunque a dover fare il lavoro che lo Stato non fa più.
È ora di cambiare.


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