Giudice sfida Parlamento: no al carcere automatico per chi abusa tredicenni
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**Catanzaro, giudice sfida il Parlamento: per stupro su tredicenne niente carcere automatico? – l’ennesima vergogna delle toghe rosse**
È uno scandalo che grida vendetta al cielo e dimostra, ancora una volta, quanto la magistratura italiana sia ormai lontana dal senso comune, dal dolore delle vittime e dalla sicurezza delle nostre figlie. A Catanzaro, un giudice – in fase di esecuzione della pena – ha sollevato una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale, chiedendo di dichiarare incostituzionale (o non applicabile) la pena detentiva obbligatoria per reati sessuali gravi su minori infraquattordicenni.
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Il caso riguarda un ventenne condannato per atti sessuali con minorenne (art. 609-quater c.p.) ai danni di una tredicenne. La legge attuale prevede pene severe e quasi automatiche di carcere per questi reati: il giudice contesta che violino l’art. 27 della Costituzione (finalismo rieducativo della pena, proporzionalità, umanità). In pratica: sospendere o bloccare il carcere per “riequilibrare” il sistema. Come riporta *Il Giornale* (Luca Fazzo, 3-6 febbraio 2026), il giudice “sfida la legge e la Consulta” per evitare l’applicazione rigida della detenzione.
Al di là del merito (gravissimo: una tredicenne abusata sessualmente e il suo violentatore potrebbe evitare il carcere per “proporzionalità”), è il segnale politico che fa ribollire il sangue. Siamo nel 2026, dopo anni di casi mostruosi: bimba di 10 anni messa incinta da bengalese (5 anni perché “non violenza”), imam pakistano condannato per stupro su minore che resta libero perché “inserito”, afgano che tortura una ragazza orientale e “chiede scusa”. E ora un giudice calabrese chiede alla Consulta di alleggerire la pena per abusi su minori.
È la deriva delle toghe rosse: relativizzare il male, invocare “rieducazione” per stupratori di bambine, mettere in discussione pene certe che – per quanto severe – sono l’unico argine contro la barbarie. La Corte Costituzionale è chiamata a decidere: se accogliesse, aprirebbe la porta a pene alternative (domiciliari, comunità, sospensioni) anche per reati sessuali gravissimi su minori. Un messaggio devastante: “La violenza su una tredicenne può essere rieducativa, non necessariamente carceraria”.
Intanto la vittima? Una ragazzina di 13 anni segnata a vita, senza nome, senza volto, senza giustizia certa. Il ventenne condannato? Protetto da un sistema che preferisce “bilanciare” diritti del carnefice su quelli della vittima.
Questo caso si aggiunge al mosaico di follia giudiziaria:
– Cassazione: per espellere stupratore di minore serve valutare “coesione familiare”
– Segretario Anm Maruotti paragona riforma Nordio a “omicidi di Stato” USA
– Md dietro “tamponate” a pm che indagano No Tav
– Poliziotto indagato a tempo di record per aver sparato a marocchino armato (a salve)
Le toghe rosse non giudicano: fanno politica. E la politica è sempre la stessa: proteggere i “deboli” (clandestini, minorenni violenti, stupratori “rieducabili”) e punire chi difende lo Stato (poliziotti, finanzieri, pm scomodi).
Il referendum del 22-23 marzo 2026 è l’unica risposta: Sì per separare le carriere, sorteggiare il CSM, istituire l’Alta Corte disciplinare. Votare Sì significa dire basta a giudici che “sfidano” la legge per salvare stupratori di minori dal carcere, basta a toghe che trasformano vittime in colpevoli e colpevoli in vittime. Il 22 marzo, Sì per un’Italia che protegge le sue bambine, non chi le devasta. La pacchia è finita – per gli stupratori e per le toghe che li coccolano!


se si avessero un parlamento ed un presidente seri, si direbbe l’esaltato legale di turno pronto a legiferare al posto del parlamento adesso tu o applichi la legge o ti levi dai cjoones definitivamente, di quello che pensi tu a non non ce ne fotte una mazza–
ad averceli : un parlamento ed un presidente al limite si potrebbe chiedere al negro di turno appena sbarcato di dirci cosa è scritto nella norma, di sicuro sarebbe meglio di sto mbecille— a tutela del solito negro beduinico, in carcere non si educa nessuno…ce li togliamo dai coglioni per un po’ di anni sperando che qualche altro come loro in carcere lo accoppi e diminuisca la percentuale dei delinquenti che per i magistraminkia di sinistra sono santi
affangalissima va