Toghe rosse cercano di sabotare il referendum
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**Referendum giustizia confermato 22-23 marzo: ma nel collegio della Cassazione che ha cambiato il quesito c’è Alfredo Guardiano, lo stesso che il 18 febbraio modera il convegno “Le ragioni del No”**
Il Consiglio dei ministri ha deciso: il referendum confermativo sulla riforma della giustizia (separazione delle carriere, CSM a sorteggio, Alta Corte disciplinare) si terrà comunque il **22 e 23 marzo 2026**. Nessun rinvio. Il governo ha integrato il quesito con gli articoli costituzionali modificati dalla legge Nordio-Meloni, dopo che la Corte di Cassazione – lo scorso 6 febbraio – ha accolto la nuova formulazione proposta dai promotori e ha dato il via libera.
I 15 giuristi che avevano raccolto le firme (tra cui Enrico Costa, Piercamillo Davigo e altri) si erano detti fiduciosi in un cambio di data per motivi tecnici e organizzativi. Ma il Cdm ha tenuto duro: la consultazione si farà alle date già fissate.
Fin qui la notizia ufficiale. Ma c’è un dettaglio inquietante che emerge dall’ordinanza della Cassazione (n. 1428/2026) e che fa montare la rabbia tra i sostenitori del Sì: tra i componenti dell’Ufficio Centrale per il Referendum che ha deciso di modificare il quesito c’è **Alfredo Guardiano**, lo stesso magistrato che il prossimo **18 febbraio** modererà – con tanto di locandina già pubblicata – il convegno “LE RAGIONI DEL NO: DIFENDERE LA COSTITUZIONE DALLA RIFORMA COSTITUZIONALE DELLA GIUSTIZIA” organizzato da Magistratura Democratica e altre associazioni di area progressista.
Ecco il post di Enrico Costa che ha fatto esplodere la polemica:
Dell' Ufficio Elettorale della Cassazione che ieri ha deciso di cambiare il quesito referendario fa parte il dottor Alfredo Guardiano.
E' lo stesso Alfredo Guardiano che il 18 febbraio modererà, con tanto di locandina già pubblicata il convegno "LE RAGIONI DEL NO: DIFENDERE LA… pic.twitter.com/rhb17hOWs5— Enrico Costa (@Enrico__Costa) February 7, 2026
Un magistrato che tra pochi giorni salirà sul palco per fare campagna attiva contro il referendum – moderando un convegno intitolato “Le ragioni del No” – ha partecipato alla decisione che ha modificato il quesito referendario. È un conflitto di interessi lampante, una palese violazione del principio di imparzialità e terzietà che dovrebbe caratterizzare ogni giudice.
La riforma Nordio-Meloni mira proprio a spezzare questa deriva: separazione delle carriere (pm e giudici non più nella stessa famiglia), CSM sorteggiato (basta correnti che eleggono i loro), Alta Corte disciplinare (punizioni reali per chi sgarra). Ma se chi deve decidere sul quesito referendario è lo stesso che pochi giorni dopo farà propaganda No, allora il dubbio è legittimo: il referendum è davvero libero e imparziale?
I sostenitori del Sì (Lega, FdI, Forza Italia) gridano allo scandalo. Enrico Costa, uno dei promotori, ha già chiesto chiarezza: «Come può un membro del collegio Cassazione che ha toccato il quesito poi moderare un convegno contro la riforma?». La domanda è sacrosanta.
Nel frattempo il referendum resta fissato: **22 e 23 marzo**. Il quesito è stato ritoccato, ma il cuore della riforma – separare giudici e pm, rompere il monopolio delle correnti, punire chi usa la toga come arma politica – resta intatto.
Il 22-23 marzo gli italiani decideranno. E decideranno anche se sono stanchi di un sistema in cui un giudice può modificare il quesito referendario e poi andare a fare campagna contro la stessa riforma. Votare Sì significa dire basta a questa commistione tra toghe rosse e politica, basta a chi usa la Cassazione come piattaforma per l’antipolitica.
La data è confermata. La battaglia pure. Il 22 marzo, Sì per una giustizia davvero indipendente – non da correnti e non da chi la usa per fare opposizione. La pacchia è finita!


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