L’amico di Ramy di nuovo arrestato: la sinistra manifesterà ancora per i maranza?
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**Bouzidi di nuovo in cella per furto: il tunisino che guidava lo scooter su cui morì Ramy è libero grazie ai giudici buonisti, difeso dalla sinistra che incendiava Milano e ora vuole processare i carabinieri per “depistaggio”**### Bouzidi Arrestato per Furto: Il Tunisino Protetto dalla Sinistra e dai Giudici Buonisti Continua a Derubare l’Italia, Mentre i Carabinieri Finiscono Sotto Processo per Aver Fatto il Loro Dovere
Milano, 8 febbraio 2026 – È uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani onesti. Fares Bouzidi, il 23enne tunisino che lo scorso 24 novembre 2024 guidava lo scooter su cui morì Ramy Elgaml durante una folle fuga dai carabinieri, è stato arrestato di nuovo. Ieri sera, intorno alle 23:12, in via Pirandello nella lussuosa zona di Citylife, la Polizia lo ha bloccato mentre, insieme a un complice di 24 anni, stava rubando una moto del valore di 15.000 euro. Altri due giovani, nati nel 2001 e 2002 – chissà da dove provengono anche loro –, sono indagati a piede libero per aver fatto da pali. Bouzidi, già accusato di omicidio stradale per quell’incidente mortale, attende ora la direttissima. Ma la vera domanda è: come diavolo era ancora libero di scorrazzare per le strade di Milano a commettere crimini?
Questa non è solo cronaca nera: è la prova lampante di un sistema marcio, infettato dal buonismo della sinistra e dalla clemenza irresponsabile di certi giudici. Bouzidi, immigrato tunisino con una fedina penale già sporca di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e guida senza patente, era stato condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi. Gli arresti domiciliari? Revocati da magistrati “garantisti” che, evidentemente, preferiscono rimettere in circolazione potenziali assassini piuttosto che proteggere i cittadini. E ora eccolo qui, a rubare di nuovo, come se l’Italia fosse il suo parco giochi personale.
Ricordiamo i fatti, perché la sinistra e i suoi media complici hanno provato a seppellirli sotto una montagna di bugie e vittimismo. Quella notte di novembre, Bouzidi e Elgaml – un 19enne egiziano arrivato da minorenne e con precedenti penali – erano su uno scooter T-Max potente, senza casco, senza patente, dopo aver forzato un posto di blocco. Otto chilometri di inseguimento: contromano, semafori rossi bruciati, velocità folli per le strade di Milano. Lo schianto inevitabile: Elgaml muore sul colpo, Bouzidi ferito. La Procura contesta omicidio stradale a entrambi i conducenti, incluso il carabiniere alla guida della Giulietta. Ma chi è finito nel mirino? Solo le Forze dell’Ordine, dipinte come “assassini razzisti” da una campagna orchestrata dalla sinistra.
E che campagna! Per mesi, il Corvetto è diventato una polveriera: roghi di cassonetti, autobus sfasciati, bottiglie molotov contro la Polizia, manifestazioni violente con striscioni “Verità per Ramy” e “Giustizia per i ragazzi del quartiere”. Centri sociali in prima fila, paragoni assurdi con George Floyd e Black Lives Matter, come se due delinquenti extracomunitari in fuga dalla legge fossero eroi della resistenza. Giornali come Il Fatto Quotidiano e Repubblica hanno versato fiumi di inchiostro per santificarli: “Poveri giovani emarginati”, “Inseguimento killer”, “Razzismo di Stato”. Politici di sinistra, da Beppe Sala a Elly Schlein, non hanno perso tempo: il sindaco di Milano ha tuonato contro i carabinieri, parlando di “errori gravi” e “parole inaccettabili” nelle loro comunicazioni radio – come se inseguire chi scappa fosse un crimine!
Sala, il campione del progressismo milanese, ha addirittura giustificato la “rabbia legittima” dei piromani, mentre la sua città bruciava. E Schlein? Silenzio complice, o peggio, appelli all'”integrazione” che suonano come un invito aperto a delinquenti stranieri. Questa è la sinistra italiana: quella che marcia per i “ragazzi in difficoltà” ma ignora le vittime italiane dei loro furti, spacci e violenze. Quella che preferisce difendere un tunisino recidivo piuttosto che i nostri carabinieri, rischiando la vita ogni notte per difenderci da questa invasione criminale.
Ora, il colpo di grazia: la Procura ha chiuso le indagini e indaga sette carabinieri per depistaggio, frode processuale e falso ideologico. Motivo? Avrebbero “nascosto” dashcam e bodycam, modificato verbali (da “urto” a “scivolata”), chiesto a un testimone di cancellare un video. Tutto per coprire… cosa esattamente? Il fatto che due immigrati clandestini – o “irregolari”, come li chiama la sinistra per addolcire la pillola – si sono schiantati da soli durante una fuga disperata? No, signori: questa è una caccia alle streghe contro chi indossa la divisa. I carabinieri non hanno depistato nulla; hanno solo fatto il loro dovere in un Paese dove inseguire un criminale ti trasforma in imputato.
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Pensateci: mentre Bouzidi ruba moto di lusso, i nostri militari rischiano il processo. È l’Italia capovolta, dove l’immigrato delinquente è vittima e il cittadino onesto è carne da macello. Questa storia non è isolata. È il sintomo di un’immigrazione fuori controllo: barconi che scaricano migliaia di “richiedenti asilo” ogni mese, ma che in realtà portano spacciatori, ladri e stupratori. Statistiche alla mano: oltre il 40% dei reati in grandi città come Milano è commesso da stranieri, che rappresentano solo il 10% della popolazione. E la sinistra? Continua a predicare “accoglienza” e “diritti”, mentre i nostri quartieri diventano zone di guerra, le nostre donne insicure per strada, i nostri negozi depredati.
Basta con questa follia! Giudici buonisti che scarcerano recidivi come Bouzidi dovrebbero rispondere personalmente delle loro azioni. Media di sinistra che amplificano il vittimismo immigrato andrebbero boicottati. Politici come Sala e Schlein, che fomentano l’odio contro le Forze dell’Ordine per raccattare voti tra le comunità straniere, meritano di essere mandati a casa alle prossime elezioni. L’Italia non è un rifugio per criminali: è la nostra terra, e va difesa con le unghie e con i denti.
Bouzidi è di nuovo in cella, ma per quanto? Finché un altro giudice “illuminato” non lo rimetterà fuori a rubare? E Ramy Elgaml? Non era un martire, era un complice in una vita di crimini. La vera tragedia è che storie come questa si ripetono ogni giorno, grazie a un’immigrazione selvaggia voluta dalla sinistra europea e italiana.
È ora di dire basta. Chiudere i porti, espellere i delinquenti, processare chi li protegge. Altrimenti, l’Italia affonderà sotto il peso di questa orda criminale, e la colpa sarà tutta di chi ha scelto di stare dalla parte sbagliata: quella degli invasori, non degli italiani.
Milano, 8 febbraio 2026 – Ci risiamo. Fares Bouzidi, 23enne tunisino, è stato arrestato ieri sera dalla Polizia mentre, con un complice, cercava di rubare una moto da 15.000 euro in via Pirandello, zona Citylife. Altri due ragazzi (2001 e 2002) indagati come pali. Direttissima in arrivo.
Lo stesso Bouzidi che il 24 novembre 2024 guidava lo scooter T-Max su cui viaggiava Ramy Elgaml, morto dopo 8 chilometri di fuga ad alta velocità, contromano, bruciando semafori rossi. Lo stesso che la Procura accusa di **omicidio stradale** (esattamente come il carabiniere alla guida della Giulietta). Lo stesso già condannato in primo grado a **2 anni e 8 mesi** per resistenza a pubblico ufficiale, guida senza patente e contromano.
Eppure era libero. Libero di tornare a rubare. Grazie a chi?
Grazie ai giudici “garantisti” che gli hanno revocato gli arresti domiciliari. Grazie alla sinistra mediatica e politica che per mesi ha trasformato due delinquenti seriali in “martiri del Corvetto”. Grazie a chi ha giustificato i roghi, i cassonetti incendiati, gli autobus sfasciati, le bottiglie contro la Polizia come “rabbia legittima di ragazzi in difficoltà”.
Ricordate le immagini? Striscioni “Verità per Ramy” stesi in strada, polizia presa a sassate, Corvetto ridotto a banlieue francese. Manifestazioni nazionali, paragoni con Black Lives Matter, centri sociali in prima fila. E Beppe Sala, il sindaco “progressista”, che sentenziava: «I carabinieri hanno sbagliato, inseguimento notturno di 20 minuti, quelle parole sono inaccettabili».
Quelle parole? Le comunicazioni radio dei militari che facevano semplicemente il loro dovere contro due che non si fermavano al posto di blocco.
Poi arriva il bello: la Procura chiude le indagini e indaga **sette carabinieri** per depistaggio, frode processuale, falso ideologico. Perché? Perché avrebbero “nascosto” dashcam e bodycam, perché un verbale non ha scritto “urto” ma “scivolata”, perché avrebbero chiesto a un testimone di cancellare un video. Tutto per coprire… cosa? Il fatto che due extracomunitari in fuga ad alta velocità si sono schiantati da soli?
No. Per coprire il fatto che i carabinieri hanno fatto il loro lavoro. E che la vera colpa è di chi scappa, ruba, spaccia e poi piange quando la legge lo insegue.
Ora Bouzidi è di nuovo dentro. Ma per quanto? Quanto ci metteranno i soliti giudici a rimetterlo in libertà “perché ha sofferto”, “perché è integrato”, “perché la galera non rieduca”?
E i carabinieri? Loro rischiano il processo. Per aver osato inseguire chi non si ferma. Per aver difeso i cittadini onesti da questa feccia che considera l’Italia un self-service.
Questa è l’Italia del 2026: delinquenti stranieri protetti, Forze dell’Ordine criminalizzate, giudici che scarcerano e politici che danno ragione ai piromani.
Vergogna eterna su Sala, su Il Fatto Quotidiano, sui centri sociali, sui magistrati che preferiscono processare una divisa piuttosto che un tunisino con la fedina sporca.
E vergogna su chi ancora crede che “non tutti gli immigrati sono così”. Sì, non tutti. Ma questi due lo erano. E uno è morto scappando, l’altro continua a rubare.
Basta. È ora di scegliere da che parte stare: con i cittadini italiani o con i delinquenti che li derubano e poi li accusano di razzismo.
Questa è la verità. Non quella che volevano farci bere.


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