Spranga un italiano alla fermata e poi distrugge scooter e motorini
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**Ancora violenza alla fermata Jonio: immigrato peruviano ubriaco picchia un operatore con un cartello stradale. La metro B1 è diventata il teatro preferito dei delinquenti stranieri.**
Roma, 10 febbraio 2026 – Domenica mattina, ore 8 circa. Alla stazione **metro B1 Jonio**, nel III Municipio, un 33enne peruviano senza fissa dimora, visibilmente ubriaco, aggredisce alle spalle un operatore di stazione italiano di 53 anni colpendolo con un cartello stradale in plastica. Poi esce, scaraventa a terra uno scooter parcheggiato, danneggiandolo, e provoca l’interruzione del servizio per 20 minuti. I carabinieri del Nucleo Radiomobile lo bloccano sulle panchine della banchina. Denunciato per lesioni, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio, finisce in codice rosso psichiatrico al Policlinico Umberto I. L’operatore aggredito va al Sandro Pertini in codice giallo.
Un episodio di pura follia? No. È l’ennesima aggressione in una fermata che negli ultimi mesi è diventata sinonimo di insicurezza.
Perché **solo due mesi fa**, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2025, sempre all’uscita della stessa fermata Jonio, una studentessa 23enne calabrese fu aggredita da **tre immigrati** (desritti come nordafricani o gambiani, carnagione scura). Due la tenevano ferma, il terzo la violentò in un angolo buio tra la metro e la fermata del bus notturno. La ragazza arrivò da sola in ospedale, sconvolta. I carabinieri di Montesacro ancora li cercano. Flash mob, presidi, indignazione collettiva. Poi silenzio. E ora rieccoci.
La stazione Jonio, inaugurata anni fa con tanto di giardini pensili e luci moderne, di giorno sembra un quartiere normale. Di notte e nelle prime ore del mattino è diventata **terra di nessuno**: senza fissa dimora stranieri, ubriachi, spacciatori, predatori sessuali. I residenti del Tufello, Val Melaina, Montesacro lo sanno da tempo. Le donne evitano di scendere sole dopo una certa ora. Gli operatori della metro lavorano con la paura costante.
E non è un caso isolato. La cronaca di questi quartieri nord-orientali di Roma è piena di episodi che hanno un denominatore comune: **immigrati irregolari o da poco regolarizzati**. Rapine, scippi, risse, violenze sessuali. L’area è diventata attrattiva per chi arriva senza controlli, senza lavoro, senza regole.
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Il 33enne peruviano di ieri era ubriaco e senza fissa dimora. Quanti altri come lui girano liberi per Roma grazie alla politica dell’accoglienza indiscriminata? Quanti sono stati rimpatriati dopo reati simili? Quasi nessuno. Si denuncia, si identifica, si lascia andare. E il ciclo ricomincia.
I cittadini italiani pagano tasse per mantenere un sistema di trasporti pubblico che viene paralizzato da un singolo immigrato ubriaco. Le donne romane pagano con la paura di tornare a casa la sera. Gli operatori della metro pagano con la propria incolumità.
Basta con il buonismo ipocrita. La fermata Jonio non è “un episodio sfortunato”. È il simbolo di una periferia abbandonata, invasa da chi non ha rispetto per le leggi, per le persone, per il Paese che li ospita. Servono controlli veri alle frontiere, espulsioni immediate per chi commette reati, presidi fissi delle forze dell’ordine nelle stazioni a rischio.
Altrimenti la prossima volta non sarà “solo” un cartello in testa a un operatore. Potrebbe essere peggio. E sarà sempre colpa di chi ha aperto le porte senza criterio.
**Jonio non è più sicuro. E Roma non può continuare così.**


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